LAVORO MOLISE/ Parla il Direttore della Confesercenti: “La situazione è catastrofica. Puntare verso uno sviluppo sostenibile.”

Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Nelle ultime settimane abbiamo dedicato due speciali all’annosa questione. Articolo 18, riforma Fornero, sindacati, operai, sotterfugi, trame e segreti svelati. Eppure a volte la realtà è più semplice di come la si dipinga. E Graziano D’Agostino, Direttore Regionale della Confesercenti Molise, adopera tutta la sua oratoria – senza mandarle a dire – per spiegare come stanno le cose: “Basta dare soldi ai soliti noti quando ci sono altri che non possono attingere nemmeno ai crediti bancari.” Il problema, secondo D’Agostino, è una Regione poco attenta a certe dinamiche di sviluppo sostenibile, ma sempre pronta ad aiutare quelle “grandi aziende che soggiornano 4/5 anni e poi vanno via dopo aver preso contributi regionali e incentivi a danno delle pmi.” Come risolvere questo disastro? Secondo D’Agostino la ricetta è una sola…

foto di Thomas Tozzi

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di Andrea Succi

Gli operai di Dr Motor Company Smit e Cantieri Navali protestano. Quelli della Fiat sono in subbuglio da tempo. La Geomeccanica è fallita. Nei consorzi industriali c’è il deserto. Ci spiega che succede?

Negli ultimi cinque anni c’è stato un decremento occupazionale spaventoso, tanto è vero che il Molise registra un tasso di disoccupazione tra i più alti d’Italia. E quindi non c’è solo la crisi delle grandi aziende ma anche delle piccole e medie imprese. La situazione è allarmante, il costo del lavoro è forse uno dei più alti un tutta Europa, abbiamo delle previdenziali assistenziali che superano di gran lunga lo stipendio netto del lavoratore. A tutto questo si aggiunge la crisi dei mercati per effetto della globalizzazione. La situazione è catastrofica.

A maggior ragione se il futuro dei nostri figli è tutto in salita: in Molise la disoccupazione giovanile sfiora il 30%.

C’è una sempre più alta difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, come dimostrano le evidenze di tanti giovani laureati e diplomati senza occupazione. Si sono, ahimè, abbandonati anche quei mestieri tradizionali che potevano essere il fiore all’occhiello della nostra regione, come ad esempio quello dell’artigianato o dell’arte, settori che sono stati troppo troppo troppo (lo ripete 3 volte, ndr) trascurati da parte delle istituzioni. In tantissimi casi il giovane non ha creato nemmeno quel ricambio generazionale nell’azienda del proprio genitore, vedendo le difficoltà che il genitore stesso ha affrontato per la gestione della piccola e media impresa.

Non che la grande industria se la passi meglio…

Le industrie non riescono ad esser competitive sul mercato, perché si fronteggiano con aziende estere che lavorano a costi più bassi e possono fare prezzi di gran lunga inferiori. Le conseguenze? Il ricorso agli ammortizzatori sociali, che gravano sulla collettività, oppure addirittura ai licenziamenti. E poi siamo costretti a vedere tanti padri e madri di famiglia sul lastrico e assistiamo anche a gesti estremi per la disperazione.

Tenendo conto di quello che ha detto, come valuta le politiche regionali in materia di lavoro?

Non basta mettere in atto politiche di incentivo all’occupazione, fornendo bonus e sgravi ad alcune aziende – e dico ad alcune solamente e non a tutti – per risolvere il problema del lavoro. Bisogna rilanciare la produttività, perché il Molise non è una regione che può permettersi di sfruttare la propria produttività solo all’interno o solo verso le regioni confinanti. Il Molise ha bisogno di uno slancio produttivo anche e soprattutto verso le pmi, che compongono il 90% del tessuto economico molisano. E se chiudono queste, non basterà certo la grande industria che approda in Molise a soddisfare quello che è il mercato del lavoro.

Possibili soluzioni?

Graziano-DAgostino_direttore_confesercenti_moliseNoi abbiamo una grande risorsa che è il turismo, lo dico in tutte le sedi, volano importante di sviluppo che non esaltiamo appieno. La nostra regione non si presta allo sfruttamento industriale del territorio da parte delle grandi aziende, che soggiornano 4/5 anni e poi vanno via per fare investimenti altrove, addirittura all’estero, dopo aver preso contributi regionali e incentivi a danno delle pmi, che per riflesso risentono di questa desertificazione. Noi abbiamo bisogno di sviluppare il turismo come una nostra eccellenza, che può far rimettere in moto l’economia, le attività produttive, quella ricezione alberghiera che magari non è adeguata abbastanza e che dovrebbe diventare invece sostenibile. Purtroppo la Regione non dà attenzione a queste cose che sono di vitale importanza per la nostra economica.

I grandi gruppi, e penso a Veolia e Sorgenia, lavorano più con i macchinari che con la manodopera, creando quindi pochissimi, sparuti, posti di lavoro.

La modernizzazione dei cicli produttivi, l’innovazione tecnologica, richiede sempre meno manodopera fisica. Abbiamo delle catene e robotizzate, che sicuramente sono utili, ma che non bastano. E questo discorso vale maggiormente in Molise, che non è la Lombardia ma un territorio ristretto con appena 300 mila abitanti. Non basta l’indotto della grande industria a creare occupazione e a far rimanere i giovani e le menti intelligenti della nostra regione.

E nel frattempo le aree interne si spopolano.

La nostra regione è fatta anche e soprattutto di aree interne, che non vivono di agricoltura – concentrata solo in alcune zone, dove sta anche scomparendo e dove crea solo il sostentamento familiare. Non abbiamo quelle aziende agricole intese come tali, magari innovate, con grosse produzioni, ma piuttosto esistono queste piccole realtà, cui si affiancano – di fatto – le attività artigianali. Abbiamo aziende familiari che chiudono ogni giorno perché non ce la fanno più, per la pressione fiscale innanzitutto e poi perché non hanno quei ritorni economici per la gestione aziendale.

Meglio piccoli ma belli che grandi e poveri?

Possiamo fare anche grosse strutture, ma devono essere produttive altrimenti i soldi finiscono in un pozzo senza fondo. Abbiamo realtà che devono essere salvate, per carità di dio, perché comunque ci sono degli occupati, ma non possiamo sempre dare soldi ai soliti noti, alle solite industrie, quando ci sono altri che non possono attingere nemmeno ai crediti bancari perché non hanno la forza di dimostrare la produttività.

Riassumendo: si è scelta una modernizzazione sbagliata, puntando su quella industriale piuttosto che su quella turistico-sostenibile, come hanno invece fatto in altre realtà del Paese.

Senz’altro deve essere prioritaria la modernizzazione di tipo sostenibile, che darà più frutti e un maggiore prodotto interno lordo. Non è possibile avere 30 nuclei industriali e di questi non ne funziona nemmeno uno. Bastavano due nuclei forti, che potevano accogliere delle aziende, garantendo un livello occupazionale a lungo termine. Dagli anni ‘70 abbiamo vissuto uno sviluppo industriale giusto, ma dai ‘90 ci siamo accorti che il mercato non forniva più richieste in quella direzione. E noi abbiamo settori che non sono mai stati presi come riferimento. Quindi va bene l’industrializzazione ma circoscritta in alcune zone, e soprattutto va bene non deturpare aree che devono essere utilizzate per per lo sviluppo sostenibile e per scopi turistici.

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