LAVORO IN MOLISE/ Dati sconcertanti e possibili soluzioni: male l’agricoltura, il futuro è di cultura e tecnologia

Certo, i dati sull’occupazione sono sconcertanti. Certo, la riforma del lavoro non aiuta. Certo, le famiglie sono sempre più in difficoltà e pagare una bolletta o fare la spesa sono problemi all’ordine del giorno, nemmeno fossimo tornati nel secondo post-guerra. Certo, la povertà diffusa è una piaga che non si può curare con altre lacrime e altro sangue. Facciamo una radiografia al mondo del lavoro in Molise, con proiezioni nazionali, e proviamo a capire in quali settori investire per una vera ripresa economica.

di Alessandro Corroppoli twitter.com/AlexCorroppoli

tecnologia_e_culturaIn Molise, più che di articolo 18 e riforma del lavoro, ci si è soffermati sulla permanenza o meno – Tar permettendo – dei nostri magnifici 30 consiglieri regionali che percepiscono mensilmente uno stipendio lordo (con diaria e rimborsi vari) di 10.900, 00 euro, andandosi a piazzare ai piedi del podio nazionale, che vede primeggiare la regione Trentino Alto Adige (che per i suoi 70 eletti spende mensilmente 13.605,00 euro lorde).

Un po’ meno garantiti e fortunati sono i cittadini molisani, costretti a subire misere mensilità, nonostante in molti casi le retribuzioni siano diretta emanazione  delle casse regionali, le stesse che stipendiano lor signori.

A dar manforte alla crisi vi sono i dati Istat relativi all’ultimo trimestre del 2011: il numero di occupati registra un lieve incremento tendenziale (+0,1%, pari a 18.000 unità). Mentre al  Nord vi è un leggero aumento dell’occupazione (+0,7%, pari a 88.000 unità), concentrato tra le donne, la stessa va riducendosi sia nel Centro (-1%, pari a -47.000 unità) sia, in misura più contenuta, nel Mezzogiorno (-0,4%, pari a -24.000 unità). In queste ultime aree geografiche vi è una discesa relativamente abbondante dell’occupazione maschile.

Entrando nello specifico settoriale, rileviamo che l’agricoltura registra una riduzione del numero di occupati (-5%, pari a -46.000 unità), che si concentrata marcatamente nelle posizioni lavorative autonome del Nord e del Mezzogiorno. Nell’industria prosegue il trend positivo di recupero dell’occupazione (+2%, pari a 92.000 unità), avviatosi nel primo trimestre dell’anno passato, e che sconta in misura prevalente la permanenza nell’occupazione dei lavoratori più adulti. Il risultato riflette l’aumento dei lavoratori dipendenti nel Nord e, in misura più discreta, nel Mezzogiorno.

Nel settore delle costruzioni il tasso di occupati continua a scendere (-8%, pari a -154.000 unità); la flessione, territorialmente diffusa, riguarda in misura più elevata l’occupazione dipendente. Il terziario, viceversa, evidenzia un nuovo aumento (+0,8%, pari a 125.000 unità in più rispetto al quarto trimestre 2010). Il risultato è dovuto principalmente all’aumento dell’occupazione nel comparto dei trasporti, della sanità e nei servizi domestici e di cura.

Il Molise non si discosta molto dal quadro generale nazionale. Infatti si mantiene pressoché stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente anche se tende a diminuire il numero degli occupati e conseguentemente aumentano la disoccupazione e il numero di persone che cercano lavoro.

Nel IV trimestre 2010, al pari di una forza lavoro (persone occupate e disoccupate)  di 118 mila unità, vi era un totale di occupati pari a 108 mila persone mentre in cerca di lavoro erano in 10 mila. Viceversa, nel 2011 a fronte di un aumento della forza lavoro, 120 mila unità, si mantiene stabile l’occupazione, 108 mila persone, ma aumentano le persone in cerca di lavoro. Oggi sono 13 mila.

Questi dati ci portano ad un dato percentuale dell’occupazione che per quanto concerne la fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni passa dal 50.5% del IV trimestre 2010 al 50.8% del 2011. Sempre per la stessa fascia di età abbiamo una disoccupazione che va dal 8.7% del 2010 al 10.7% del 2011, con un aumento in negativo di 2 punti percentuali.

Dato che va peggiorando se consideriamo gli inattivi ovvero coloro che non hanno mai lavorato. Il IV trimestre 2010 segnava un 55.4 % mentre un anno dopo il dato aumento al 56.8% con un aumento del 1.4% che tradotto vuol dire che più della metà dei cittadini molisani non ha mai lavorato (sarà un caso ma il dato non si allontana molto dalla percentuale dei non votanti alle ultime consultazioni regionali).

Infine diamo un’occhiata nel merito dei vari settori.

Macroeconomia.

Indicazione delle esportazioni: Variazione % 2000 -2010 Ue – 12.1%; Extra Ue -20.6%; Tot. 15.5%

Tasso di interesse: (media dei tassi 2005/2010) 5.54%

Agricoltura, Strutture produttive, Turismo.

Operatori di prodotti agroalimentari di qualità (2010): Variazione 2009/2010 -29.8% (il dato più alto in Italia). Produttori: allevamenti -3.7%. Superficie -30.2% (il dato più alto in Italia). Trasformatori -23.3% (il dato più alto in Italia)

Imprese per 1.000 abitanti: 58.8% (il dato più basso rispetto al nord).

Presenze esercizi ricettivi 2010: 559.245 (dato più basso d’Italia), Basilicata 1.890108 – Valle D’Aosta 3.107.827.

Posti letto negli esercizi ricettivi (per 1000 abitanti) 2010: 36.6 (dato più basso d’Italia), Basilicata 66.2 – Valle D’Aosta 416.

Condizioni Economiche

Incidenza povertà relativa per 100 famiglie – 2010: 16 (peggiore dato rispetto al nord migliore rispetto al sud).

Reddito famigliare medio: 21.088 euro (inferiore al nord).

Soddisfazione propria situazione economica 14 anni e più (per 100 persone): Molto 1.9 – Abbastanza 43.8 – Poco 38.9 – Per Niente 14.1.

A fronte di questi numeri bisognerebbe ritrovare una politica per il Molise capace di indicare che cosa questa terra possa diventare, quali siano le sue linee di sviluppo, quali i punti di forza da valorizzare, cercando di evitare la scelta terribile tra la stagnazione e la concorrenza ora della Polonia ora della Serbia.

Dimenticando  per un attimo il settore agroalimentare, che assieme a quello dell’edilizia risulta il più colpito dalla crisi, e quello il turismo (quanto bisogna attendere per una proposta spendibile sul mercato nazionale del settore, e non solo su quello clientelare regionale?) proviamo ad avanzare due ipotesi.

La prima è la produzione culturale legata alle nuove tecnologie dell’informazione: è possibile immaginare un distretto delle tecnologie informatiche al servizio della cultura e dell’intrattenimento? Dai videogiochi alle produzioni televisive, alle simulazioni per il cinema e la fiction. Perché non costruire una politica industriale in una terra ricca di intelligenze, ancora per poco se si continua di questo passo, di cultura e anche di risorse nella tecnologia?

La seconda: infrastrutture logistica per i trasporti con l’Oriente. Questa era una proposta di Prodi. C’è ancora qualcuno che ci crede a parte la Puglia di Nichi Vendola?

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