L’Assessore fa il piagnone: “Non sono un criminale.” Ma piovono le accuse: “Basta consulenze ai parenti.”

Dopo l’esclusiva di stamane, in cui abbiamo raccontato la triste vicenda del favorito dell’Assessore alla sanità molisana e di una strana consulenza da “15000 euro al mese”, abbiamo contattato i diretti interessati. E cioè  Filoteo Di Sandro e suo nipote acquisito Teodoro Santilli. Non contenti, abbiamo voluto sentire il parere del consigliere regionale del Pd Michele Petraroia, che di battaglie anti-casta se ne intende. E se con quest’ultimo il dialogo è stato piacevole, con l’Assessore è andata molto diversamente…

di Viviana Pizzi

filoteo-di-sandro_consulenze_regione_moliseSono una persona seria non agisco come voi avete detto. Mi avete dipinto come un assassino, un criminale della peggior specie, ma io non sono così. Ho agito sempre bene“. Questa la dichiarazione dell’Assessore alla Sanità Filoteo Di Sandro in merito al caso delle consulenze a Teodoro Santilli, suo nipote acquisito nonché segretario particolare, nonché componente del direttivo di Alleanza per il Molise, il movimento politico che fa capo proprio a Di Sandro.

Mi devo complimentare con voi – ha continuato Di Sandro – su un mero errore di battitura avete montato su un caso. Se intendete lavorare così continuate pure. Ma non vi è proprio venuto in mente che potevano sbagliare. Non so chi si occupa della trascrizione dei contratti sul sito della Regione ma è ovvio che si tratta di un errore. Non ci avete pensato? Tutti possono sbagliare. Lei non sbaglia mai? Io non sbaglio mai? Può capitare a tutti. Ma secondo voi è mai possibile che un ragazzo di trenta anni possa guadagnare così tanto? Si tratta di un semplice co.co.co come tanti altri che si trovano in quell’elenco“.

Ma c’è di più. Di Sandro ci ha assicurato di aver commentato col diretto interessato il nostro pezzo uscito questa mattina. E c’è da credergli, visto che Santilli – contattato da noi più volte – non ha inteso rispondere alle nostre telefonate, obbedendo al diktat dello “zio”, che gli ha ordinato di tenere la bocca chiusa. Perché?

Chi non s’è fatto pregare è, invece, il consigliere regionale del Partito Democratico Michele Petraroia, che aveva appena letto la nostra inchiesta: ” Nessuno dei miei parenti lavora per enti regionali. Mio fratello è operaio e le mie nipoti stanno facendo normale gavetta al Nord. Nel caso specifico dell’assessore, sul quale mi documenterò meglio, vale la questione di principio. Siano essi 15mila euro al mese o all’anno è sempre un parente che lavora per la Regione Molise“.

Una posizione chiara che non lascia spazio alle interpretazioni. Vale la questione di principio. Un parente che lavora in enti regionali non fa parte di quella politica che l’assessore Di Sandro vuole propagandare. Non è quel rinnovamento di cui il Molise ha bisogno, ma solo inutile gattopardismo.

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