La libertà di stampa in Molise? Decide Michele Iorio.

La legge sull’editoria in Molise, passata tra le mani di Michele Iorio, è un attacco frontale alla libera informazione e alla libertà di stampa.

La legge  sull’editoria in Molise, passate tra le mani di Michele Iorio, è un  attacco frontale alla libera informazione e alla libertà di stampa.Viviamo nella società dell’informazione e dei media: controllarli significa condizionare le scelte e le opinioni dei cittadini.

In una regione piccola come il Molise, in cui manca un tessuto economico forte, il ruolo del governo regionale e delle amministrazioni pubbliche è centrale e l’erogazione di finanziamenti è uno strumento di fondamentale importanza. Se ci si aggiunge la volontà del centro-destra di estendere sempre più la sua sfera d’influenza sui cittadini molisani, ecco che si rischia che i media diventino solo la cassa di risonanza per il governo se non c’è un sistema di norme che garantisce la libertà di stampa.

D’altronde, la situazione italiana nel suo complesso non è migliore, ed il diritto/dovere di critica ogni giorno è più affievolito. Dopo tanti anni, finalmente nel novembre di quest’anno è stata approvata una legge che regola i finanziamenti alla carta stampata locale! Tuttavia, sarebbe stato difficile approvare una legge peggiore!

Lascia sconcertati che nella legge non si menzioni mai il tema della tutela contrattuale del lavoro dei giornalisti e dei dipendenti dei giornali, i fondi vengono dati a prescindere da tutto ciò. Il principale criterio per stilare la graduatoria dei beneficiari dei contributi regionali è l’anzianità del giornale (“testata .. edita da più tempo”), senza un minimo criterio meritocratico che premi la qualità, le copie vendute o altro, un criterio quasi “ereditario”.

Con buona pace della trasparenza poi, tutti i poteri relativi alla gestione delle procedure di concessione dei contribuiti vengono affidati al Presidente della Regione ed alla Giunta, senza un passaggio in Consiglio Regionale, come sarebbe necessario per materia di fondamentale importanza qual’è l’informazione.

La legge non prevede alcun intervento a favore dei quotidiani online, forse ritenuti troppo indipendenti, una dimostrazione dell’ anacronismo di questa Giunta e della sua volontà di accaparrarsi i favori degli elettori piuttosto che di intervenire per sostenere il settore. L’utilizzo di internet, sta cambiando il modo di informarsi nel Paese. Bisognerebbe incentivare, e non abbandonare, coloro che fanno informazione via web, in modo che si possa espandere davvero a tutti, ottenendo cosi una pluralità di informazione, magari intervenendo anche per estendere le coperture della banda larga e del wifi.

L’altra assoluta mancanza di questa legge è il fatto che non si sia voluto intervenire per normare gli interventi in favore delle emittenti televisive e radiofoniche, come sarebbe stato necessario per dare un sostegno agli imprenditori e renderli liberi, invece di lasciare tutto nella situazione attuale di confusione e di dipendenza dalle decisioni della Giunta.

Per il 2010 poi, lo stanziamento in bilancio per finanziare la legge sarà straordinario! Con un emendamento della Giunta infatti il finanziamento della legge è stato portato a 900.000 euro, quando invece la legge per il 2009 prevedeva uno stanziamento di 300.000 euro.

L’art. 21 della Costituzione recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure […]”. I padri costituenti avevano ben chiaro quanto fosse importante il diritto di critica dei giornalisti e quale fosse il ruolo della libera informazione in una democrazia vera.

In uno stato democratico i politici accettano le critiche che gli vengono mosse dai giornali e magari cercano di smentirle con i fatti. L’attuale governo Iorio cerca un’altra strada, quella del tentativo di intimidazione, perché solo così può essere definita la scelta della Regione di condurre un’azione legale risarcitoria contro dei giornali e dei giornalisti (delibera di giunta regionale n.199 del 2009) sulla scorta dell’equazione Iorio uguale regione Molise, così che criticando le scelte dell’uomo politico si delegittima anche l’istituzione.

Se c’era qualcosa di offensivo in qualche articolo ci sarebbe stata la possibilità di procedere legalmente in maniera personale, qui invece si è scelto di mettere il bavaglio ai giornalisti che esprimano delle valutazioni critiche sull’operato politico di alcuni amministratori pubblici. La denuncia della regione non è rivolta solo al giornale che ha scritto gli articoli contro il presidente Iorio ma anche alla testata molisana del TGR, precedentemente diffidata dall’inserire nella rassegna stampa i titoli di quel giornale ritenuti offensivi, come se ci dovesse essere quindi un esame preventivo: “questo sì, questo no”.

Non entriamo nel merito dell’azione legale, dove la legge farà il suo corso e stabilirà la verità, il punto fondamentale per la nostra democrazia in questa vicenda è nella limitazione del diritto di critica e di satira, nell’equazione amministratore uguale ente amministrato in quel momento, nella censura, nella volontà di creare un precedente che metta a sopire ogni opposizione, quando invece in una democrazia la stampa deve essere forte e deve poter essere critica, deve poter essere un potere indipendente, nella consapevolezza che un amministratore potrà dimostrare con i fatti la bontà della sua azione politica.

Allo stesso filone appartiene l’interrogazione presentata alla Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI dal Senatore PDL Ulisse Di Giacomo, con lo scopo di delegittimare il TGR del Molise ed i suoi giornalisti.

Ancora una volta è venuta fuori la volontà di distribuire denaro pubblico per avere i favori del maggior numero possibile di elettori, invece che premiare il merito o sostenere un settore. Si cerca di ridurre i mezzi di informazione a mezzi di propaganda, si utilizzano i fondi pubblici per creare una cassa di risonanza per i potenti di turno e non per liberare la stampa dai condizionamenti degli intrecci economia-politica.

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