EDITORIALE/ Iorio resta in silenzio e L’Infiltrato gli dedica Se io fossi un angelo, di Lucio Dalla

di Emiliano Morrone

Fin qui ho conosciuto il silenzio dei mafiosi, l’omertà: nella mia Calabria non parlano picciotti né capi né cristiani. Ho visto da vicino il mutismo degli opportunisti, avvocati, ingegneri, laureati comprati dalla politica. Tutti ominicchi ai saldi permanenti. Ho compreso la reticenza assoluta del «compagno G.», che disse nulla ai magistrati di Mani pulite. Per fedeltà al Pci, Primo Greganti andò in carcere senza aprire bocca. Anche l’impassibile Sergio Cusani, consulente dell’industriale Raul Gardini, non si sbottonò con il Pool di Milano e scontò la sua pena in prigione. Anni dopo, Cusani disse al narratore Carlo Lucarelli che imparò nei movimenti studenteschi a rispondere in proprio, preservando gli altri.

michele_iorio_resta_in_silenzioA volere, Greganti e Cusani ebbero una qualche nobiltà, dunque. E, dal suo personalissimo punto di vista, U curtuTotò Riina, dopo l’arresto tardivo in via Bernini a Palermo.

Michele Iorio, governatore del Molise e condannato in primo grado per abuso d’ufficio, non ha replicato a noi di L’Infiltrato, che gli abbiamo scritto di dimettersi, «se è un uomo», perché la coscienza scava chiunque; soprattutto un amministratore pubblico. Rimane in silenzio Iorio, preferisce trincerarsi nel Palazzo invisibile, buon titolo per un inedito di Italo Calvino. Scommettiamo che l’agenda presidenziale lo assorbe perfino di notte: gli leva il sonno; lui che forse non sogna più, manco a occhi aperti, per contrappasso politico.

Iorio tace, è immerso negli affari impellenti e complicati del governo molisano, preso da decisioni delicatissime che Giovenale gli porterebbe un caffè nero bollente, anziché il rombo della celebre satira.

Le questioni di Iorio, lo rileva pure la stampa seria (quella che, diversamente da noi, non racconta fesserie), richiedono «attenzione, concentrazione, ritmo e vitalità». Molto più degli esperimenti del Cern, del buon Emilio Fede quando immagina Vittorio Feltri in pigiama azzurrino o del lavoro del chirurgo, dell’artigiano di sax per il jazzista Marco Pignataro.

Può essere che uno stretto consigliere di Iorio gli abbia suggerito la pennichella del pomeriggio, giacché un uomo deve pur dormire, se non vuol confondersi con l’evoluzione al silicio della macchina di Babbage.

Il fatto resta: Iorio non ha battuto ciglio, dopo il nostro ragionato invito alle dimissioni, «se è un uomo». Questo in apparenza, nel senso che non ha avuto il fegato, più che il tempo o la voglia, di sedere al pc e mandarci una nota di suo pugno. Strano, per un presidente di Regione con la forza e i lilleri, gli sghei, i picciuli di un (ex) parlamentare (per anni abusivo in quanto incompatibile), attuale commissario plenipotenziario per la Sanità molisana, votato dal – e al – suo rodatissimo sistema.

Siccome noi di L’Infiltrato siamo testardi, con lui vogliamo insistere. Quindi, tornando sulle sue dimissioni – eticamente dovute, la giustizia italiana farà il suo corso – gli dedichiamo una canzone del compianto Lucio Dalla, visto che Iorio è battezzato Angelo Michele. Il pezzo si chiama Se io fossi un angelo. Dalla lo chiuse così: «Sarei un buon angelo, parlerei». E lei, Iorio? Eccole la nostra mail: redazione@infiltrato.it

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