INFORMAZIONE/ “Riprendiamoci la RAI”: dove c’è chi prende 3.900 € al mese e chi è precario…

di Redazione Infiltrato.it

Com’è possibile che, nella Rai dei nostri tempi, quella di Minzolini e Ferrara in prima serata, quella di Santoro e Dandini “föra da i ball”, quella che tra informare e disinformare sceglie sempre il male minore, ci sia un numero eccessivo di giornalisti precari, sottopagati e sfruttati, a fronte di qualche mammasantissima da 3.900 € al mese? Anche di questo si è parlato ieri a Campobasso, durante l’incontro “Riprendiamoci la Rai“.

rai_servizio_pubblicoUn’informazione di tutti che prescinde dalla politica. Un ponte dove si incontrino le culture di centrodestra e di centrosinistra senza che nessuna di essa venga privilegiata. Carlo Verna, presidente del sindacato Usigrai ha affermato questo concetto durante la manifestazione “Riprendiamoci la Rai”. Che si é svolta a Campobasso al Convitto “Mario Pagano”.

Diversi giornalisti Rai della sede del Molise. Verna ha anche sottolineato che è chi paga il canone a dover gestire un servizio pubblico che é importante come l’acqua. Ma non tutti la pensano così. Tra gli interventi venuti fuori durante il dibattito quello di Eliseo Trombetta dell’osservatorio molisano sulla legalità. “Abbiamo chiesto da tempo- ha dichiarato- di conoscere l’organigramma della Rai. Volevamo sapere chi ci lavora e quanto viene pagato. Ma nessuno ci ha mai risposto”.

Un giornalista Rai prende anche anche 3900 euro al mese. Dal tgr Lazio lo confermano. Contro i pochi euro al mese di giornalisti precari che fanno la fame. Due pesi e due misure che però non impediscono a chi lavora in Rai di protestare. Contro un servizio che diventa sempre meno pubblico e sempre  più “a servizio” del potente di turno. Un esempio anche a livello regionale. Giuseppe Di Pietro, segretario regionale di Assostampa, ha ricordato il caso Rai- Nuovo Molise.

Durante la trasmissione “Buongiorno Regione” la giornalista Enrica Cefaratti ha letto un titolo inviso al presidente della Regione Michele Iorio. Per questo é a processo davanti a Tribunale di Cassino. La Regione ha chiesto un risarcimento di tre milioni do euro. Ma le limitazioni alla stampa molisana le ricordano anche i componenti del gruppo musicale Riserva Moac di Bojano.

Questa volta non si tratta di Rai ma è importante lo stesso. Si parla di Enzo Colozza di Primo Piano Molise. Al quale hanno dedicato la canzone “I riservisti”. Da Bojano ha pubblicato alcune inchiesta su abusi d’ufficio. Ma i carabinieri lo hanno chiamato in caserma per chiedergli chi gli avesse dato la notizia. Si é discusso anche di tecnologia e Rai way. Una società di digitalizzazione che rischia la privatizzazione.

Contro la stessa si battono i dipendenti Rai. Ma informazione libera significa anche non farsi irretire dalla politica e da quello che rappresenta. È quello che ha sottolineato anche il presidente dell’ordine regionale dei giornalisti Antonio Lupo. Altri personaggi dovevano intervenire. Ma non hanno fatto in tempo ad arrivare per lo sciopero dei benzinai. Una serata che ha visto una Rai unita. Una Rai cosciente di quel ruolo di servizio pubblico che non  deve perdere.

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