HOSPICE LARINO/ Ci scrivono da Ancona:”Dare un senso alla morte.”

Di Alessandro Gambini, medico

In seguito alla pubblicazione dell’articolo SANITA/ Molise, l’Hospice di Larino nelle mani della Chiesa, ci scrive un medico della provincia di Ancona, che si occupa da dieci anni di Cure Palliative e intende dare il suo contributo allo spunto fornito ai lettori dal nostro infiltrato Michele Mignogna.

Egr. Sig M.Mignogna, avrei voluto scrivere qualcosa a seguito del suo articolo sull’Hospice di Larino ma non hohospice_larino nessuno degli account richiesti per poter lasciare un commento direttamente nel sito. Sono un medico della provincia di Ancona che da oltre dieci anni si occupa di Cure Palliative. Ho letto con interesse il suo articolo sui problemi dell’Hospice di Larino e quello che Lei scrive mi ha indotto ad aprire una discussione sull’argomento anche se non vorrei entrare nei problemi specifici, che tra l’altro non conosco e dei quali non vorrei e potrei esprimere giudizi. 

In Italia la nascita degli Hospice e l’interesse verso le Cure Palliative ha avuto le più svariate origini e solo negli ultimi anni con alcune leggi e con il contributo della S.I.C.P. (Società Italiana di Cure Palliative) si è iniziato a tracciare una via da percorrere che nel tempo dovrebbe unificare i  modelli operativi e le regole da seguire. Prima delle regole e dei paletti bisogna però ricordare che le “Cure di fine vita” nascono per superare le ipocrisie e le false morali che nel tempo hanno mortificato le libertà di scelta dell’individuo rispetto alla propria idea di morte e costretto molte persone a subire atroci accanimenti terapeutici utili solo a tranquillizzare le coscienze di parenti stolti e di medici ignoranti e disumani.  

Premesso tutto ciò, bisogna però ricordare che la diffusione della filosofia della Palliazione passa sempre e comunque nella ricerca di ogni possibile alleanza. La morte colpisce inesorabilmente uomini e donne di ogni credo, di ogni cultura e di ogni latitudine. Ogni popolo nel tempo e nello spazio ha elaborato un proprio rituale per dare un senso alla morte che in qualche modo alleviasse la disperazione. Ecco, quindi, che per chi si occupa di accompagnamento alla morte si impone il rispetto delle differenze culturali e religiose del morente e della sua famiglia. In una realtà multi etnica come la nostra oggi parlare di un “Hospice Cattolico” è semplicemente assurdo e in tutta franchezza devo dire che, avendo assistito molti pazienti con forti motivazioni religiose cristiane non ho trovato quasi mai quel sollievo e quella forza che dovrebbe invece venire dal credere nell’esistenza di un aldilà.  

Spero di aver dato il mio piccolo contributo al problema esposto nell’articolo pubblicato e sempre disponibile per ulteriori chiarimenti o scambi di esperienze professionali nel tema delle Cure Palliative

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