FRANCO VALENTE/ “Da Sepino all’Apple Store: nel Molise che sogno la cultura si fa ricchezza.”

di Andrea Succi

Si presenta all’intervista carico come una molla, sorriso radioso e con un doverosa precisazione:“Io mi candido”. E ci regala non il solito santino elettorale ma un poster con tutti gli stemmi dei feudatari che dal 1200 ad oggi si sono spartiti il Molise. Per capire l’oggi, devi affondare la conoscenza nelle radici del tuo passato, che qualcuno definiva “una terra straniera”. Franco Valente, lo storico molisano per eccellenza, è l’unico uomo di cultura tra i politici in corsa per le elezioni regionali del 15 e 16 ottobre. E quando obiettiamo che di cultura non si mangia, resta calmo e lucido e spiega come trasformare il suo sogno in ricchezza economica. Passando da Sepino a Facebook, dal medioevo all’Apple Store, fino alla sua città naturale: Istanbul….

“È un discorso molto semplice”, attacca Franco Valente, “quello di diffondere ricchezza, anche economica, con la cultura. Il mio progettoFranco Valente, candidato alle prossime Regionali del Molise politico vuole mettere a regime tutte quelle qualità individuali dei tanti giovani laureati – in conservazione beni culturali, in archeologia, in storia e filosofia, in scienze dell’alimentazione – che oggi sono sottoutilizzati o addirittura inutilizzati.

E in che modo?

Coinvolgendoli in un progetto che abbia come riferimento il nostro patrimonio culturale. Abbiamo delle ricchezze straordinarie, un intero territorio nel quale queste peculiarità non sono valorizzate.

Concretamente?

Penso al cosiddetto “Festival del fiume”.

Che sarebbe…

…Una proposta di 5 festival per 5 fiumi che si concentra sul delegare a questi gruppi di laureati l’organizzazione di eventi straordinari. Ogni fiume ha delle peculiarità, per le quali individuare il patrimonio umano capace di valorizzarle.

Quali risultati prevedi di raggiungere?

Un azzeramento delle consulenze esterne e un incremento degli affidamenti a questi giovani dell’organizzazione di eventi legati alla cultura e al territorio molisano.

Eppure di cultura non ha mai mangiato nessuno…

Queste cose le dicono proprio coloro che di cultura fanno un fatto puramente estetico ed estraneo alla realtà economica. La storia ci insegna che la cultura ha sempre portato benefici economici ed esiste solo dove vi è economia fiorente. Oggi non si investe più in cultura, ma io sono convinto che con la rivalutazione delle energie che abbiamo la cultura diventerà un fatto economico. Altrimenti non è possibile immaginare il futuro.

Castel San Vincenzo, Pietrabbondante e Sepino, tre bellezze molisane che si è tentato, o si tenta, di distruggere. Parliamone sia dal punto di vista culturale, quindi con uno sguardo al passato, che sotto il profilo progettuale-economico, quindi rivolgendoci al futuro.

I luoghi che hai nominato rappresentano la storia della nostra regione, perché simboli della fase sannitica (Pietrabbondante), la fase romana (Sepino) e la fase medievale (Castel San Vincenzo). Dovrebbero essere concatenati tra loro – creando quelli che io chiamo gli obelischi culturali – per stimolare un flusso dall’esterno verso l’interno di denaro fresco, immesso da turisti italiani e stranieri. Penso ai grandi tour del Settecento. Lo scopo? Garantire una presenza fissa e costante di persone che vengono in Molise.

La lingua batte dove il dente duole…

Oggi chi viene in Molise non sa dove andare né dove dormire né quali monumenti potrà visitare. Ecco perché questo flusso che oggi arriva solo casualmente deve essere pilotato nell’ambito delle grandi organizzazioni turistiche. Ciò permetterà di avere la qualità e la continuità della presenza di persone che hanno interesse a conoscere il Molise, a vivere delle nostre tradizioni e a lasciare del denaro che si traduce in ricchezza per noi e cultura per chi è venuto in Molise.

Tutto molto bello, ma i nuovi posti di lavoro di cui i ragazzi hanno bisogno dove sono?

La gestione di un’organizzazione così complessa e semplice allo stesso tempo ha bisogno di guide, ricercatori, archeologi, operatori del turismo, esperti nella scienza dell’alimentazione che facciano diventare anche la gastronomia un fatto culturale. Portare il turismo in Molise vorrà dire portare centinaia di migliaia di turisti in una regione grande quanto un quartiere di Roma.

Posso avere delle perplessità?

No, perché oltre a favorire l’occupazione nei settori di supporto diretto al turista, questo meccanismo andrà a incentivare tutte quelle risorse – ristoranti, alberghi, prodotti tipici, artigianato… – indotto del turismo. In particolare per gli alberghi sarà necessario un puntuale programma che adegui le strutture vecchie alla modernità delle nuove esigenze.

In questi ultimi giorni si parla della Spagna come modello di nazione che, piano piano, sta uscendo dalla crisi economica. Tremonti, in maniera pretestuosa e fasulla, ne individua le ragioni con la scelta di elezioni anticipate. La realtà dei fatti, invece, ci racconta che la risorsa della Spagna è proprio il turismo: nel 2010 53 milioni di turisti hanno visitato la Spagna (come se l’Italia intera si trasferisse in massa) e nel 2011 il trend mostra un + 7%.

Conosco benissimo la realtà spagnola, dove si è passati da un concetto di nazione disordinata e fantasiosa ad un’organizzazione estrema, sotto il profilo dei trasporti, del turismo, della gastronomia, dell’arte. Tutto ciò che è Spagna viene valorizzato, grazie a governi che hanno puntato solo sulla cultura.

Pensi sia un modello esportabile anche in realtà molto più piccole?

Se andare in Spagna significa godersela, venire in Molise vuol dire l’esatto opposto: castelli chiusi, chiese chiuse, monumenti chiusi, orari segnalati in un modo e rispettati in un altro. Noi dovremmo apprendere dalla Spagna il grande sforzo che ha fatto, anche da un punto di vista economico, e trovare la nostra vera risorsa per il futuro.

Come pensi di calare nella realtà molisana il circolo virtuoso iberico, visto che ci sarà anche da scontrarsi con chi, fino ad ora, ne ha impedito la realizzazione?

Andando a ripescare tutti i giovani che si sono già formati in questa prospettiva. Il dramma del Molise non è l’assenza di formazione ma il mancato espletamento materiale degli insegnamenti. Bisogna mettere in rete queste professionalità giovanili e fornire un sevizio alla collettività.

Il cosiddetto grande pubblico ti conosce, oltre che per l’aspetto culturale, per due grandi battaglie che hai portato avanti: quella sull’Auditorium di Isernia e quella sull’Autostrada del Molise. Partiamo dalla prima.

Un Auditorium in una realtà come quella isernina non sarebbe dovuto costare più di 5 milioni di euro e invece qui si arriva, se va bene, a un totale di 56 milioni di euro. Come comprarsi una Ferrari per andare tutte le mattine da Isernia a Sant’Agapito (distanza otto chilometri, ndr). Sarà una cattedrale nel deserto: non abbiamo neanche formato chi dovrebbe gestire questo enorme pachiderma, che secondo me non andrà mai in funzione.

L’Autostrada.

È assolutamente da negare questo attraversamento trasversale da San Vittore a Termoli. Escluderebbe tutti i paesi del Molise, per i quali è inimmaginabile che si facciano gli svincoli. Non potrebbero reggere il costo di un’autostrada del genere. Senza considerare lo sfregio ambientale immenso che verrebbe fatto con la realizzazione. Noi proponiamo una superstrada a quattro corsie, con svincoli a raso, i rondò, che sono una realtà in tutti i paesi civili e diventeranno la naturale vena per la distribuzione del traffico nella nostra regione.

Il tuo però sembra un controsenso: da un lato progetti di incrementare il turismo, dall’altro non vuoi l’autostrada. Come risolvere questa, forse apparente, contraddizione?

Noi abbiamo un esempio che la dice lunga su come si possa vivere bene senza autostrade: l’Umbria, che ha deciso di non averle, dando piuttosto impulso alle superstrade. Che sono scorrevoli, non pericolose, con svincoli praticabili e funzionali. E i paesi che gravitano intorno alle superstrade hanno degli incrementi turistici spettacolari.

Tu sei uno che si è tuffato a piè pari nel futuro, almeno da un punto di vista mediatico, utilizzando la rete come volano per la diffusione delle tue conoscenze. Hai un sito ben fatto, il gruppo che hai creato su Facebook sta sbalordendo te per primo e lunedì lancerai un’applicazione gratuita scaricabile dall’Apple Store.

Intanto devo precisare che tutto questo è frutto di un lavoro di equipe. Di base c’è l’idea di offrire un servizio alla collettività, regalando quello che io ho costruito per conto mio personale, cioè la conoscenza dei luoghi. L’applicazione I-Phone permetterà a chiunque verrà in Molise di sapere quali sono i monumenti e le peculiarità storico culturali attorno al luogo fisico nel quale si verrà localizzati; inoltre, si potrà accedere a tutte le informazioni connesse a quelle particolari realtà della nostra regione. Gratis e con un clic. È un sistema di una semplicità unica.

Due parole su Michele Iorio.

Ci sta raccontando una storia che non esiste. Se si continua in questo senso il Molise si troverà in un disastro economico spaventoso, senza avere nessuno dei benefici che sarebbero dovuti venire da quegli investimenti fatti, dando privilegi solo a pochi.

Parliamo di politici: il migliore e peggiore a livello nazionale.

E beh ma queste sono domande….

Per divertirci. E non puoi sfuggire. Il migliore…

Sarebbe facile dire Prodi, che ha grandi capacità nel capire come deve muoversi l’economia. Ma non ha altrettanto carisma.

E il peggiore?

Berlusconi. È un personaggio di uno squallore unico.

Il miglior politico molisano.

Il mio faro di riferimento è stato Gabriele Veneziale, per i modi da gentiluomo e la sua grande capacità culturale.

Mentre il peggiore è…

Ce ne sono tanti. E sono quelli che saltano da un partito all’altro.

A cena col nemico…

Io vado a cena con tutti, purché non ci sia una violenza nei miei confronti.

Il libro da cui non ti separeresti mai.

L’Apocalisse di San Giovanni, il più grande libro della storia.

Il film che rivedi più volentieri.

Il posto delle fragole, di Ingmar Bergman.

Il viaggio che ricordi con più piacere.

Il Medio Oriente, da cui nasce la nostra cultura. Il Cairo è una delle città più belle al mondo, ma per me il riferimento costante è l’antica Costantinopoli, che oggi si chiama Istanbul e che racchiude tutti i miei sogni culturali.

Partiamo dal presupposto che io non ti voterò mai: convincimi in due parole.

Devi credere nei sogni. È da considerare un folle colui che pensa di poter cambiare il mondo, ma il mondo si cambia soltanto attraverso idee folli. E bisogna avere un momento di follia, in questo istante in cui tutto è pianificato, e immaginare che il futuro si può cambiare anche con un voto.

Un aforisma che ti rappresenta.

“Ciò che dà forza ai nostri sogni è la certezza di poterli realizzare.”

Ma questa te la sei preparata!

No. Questa è la frase che conclude qualsiasi mio comizio. È di un grande architetto, Le Corbusier, che ha fatto del suo sogno un’architettura reale.

 

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