FONDO ANTI MARCHIONNE/ Dal Molise le prime concrete risposte all’arroganza Fiat

Davanti al problema “Fiat” restano inermi i politici molisani: gli stessi che avevano promesso aiuti economici per gli operai Fiom penalizzati di 250 euro dai loro stipendi. Noi , insieme alla Fiom, chiediamo il loro intervento a gran voce. Aiutarli significherebbe mettersi dalla parte dell’Italia e delle loro famiglie come ammette lo stesso ministro Fornero.

di Viviana Pizzi

marchionne_leggeLo avevamo annunciato e finalmente ci siamo. Nel luglio scorso la Fiom Cgil del Molise, su nostra sollecitazione, ha lanciato una campagna definita “fondo anti Marchionne”. L’obiettivo resta quello di aiutare i lavoratori appartenenti al sindacato di Landini ingiustamente penalizzati di 250 euro al mese soltanto perché iscritti alla Fiom. Applicando loro il contratto dei metalmeccanici del 2008 anche sotto l’aspetto economico.

Dopo due mesi abbiamo con noi i primi dati riferiti alle donazioni. Finora, secondo quanto ci ha fatto sapere la Fiom regionale, sono stati raccolti 1.615,00 euro. Dal 23 luglio al 7 agosto sono stati fatti dieci versamenti che vanno dai 10 ai 100 euro. Gli altri numeri li renderemo noti al più presto.

Ora ci si chiederà chi abbia provveduto a donare il denaro ai lavoratori: si tratta per lo più di gente comune. La politica, che tanto si era stracciata le vesti e aveva promesso di aiutare economicamente gli operai è quasi latitante; tranne le frange più estremiste del centrosinistra nessuno finora ha messo mani al portafogli per contrastare la politica di Sergio Marchionne nello stabilimento di Rivolta del Re.

Noi e la Fiom lanciamo nuovamente l’appello a tutti coloro che avevano aderito alla campagna del “fondo anti Marchionne”. La possibilità di donare del denaro per aiutare l’operaio in difficoltà, quello che con la decurtazione di 250 euro al mese e le settimane di cassa integrazione a stento arriva alla terza settimana del mese. Lo facciamo anche perché possa esistere la democrazia secondo la quale ogni lavoratore può scegliere liberamente a quale sindacato iscriversi.

Per chi volesse assolvere ancora a questo compito ecco la procedura da seguire: la FIOM CGIL  nazionale ha  già operante il conto corrente con codice IBAN n. IT 33 O 03127 05011 000000000259 presso UNIPOL  BANCA Filiale 157 Via Messina, 24  00198 Roma intestato alla FIOM-CGIL nazionale, per la solidarietà ai lavoratori FIAT iscritti alla FIOM.

Per il MOLISE bisognerà indicare come causale : a sostegno  dei lavoratori iscritti alla FIOM della FIAT di Termoli.

Tutto questo avviene proprio mentre il progetto Fiat sembra essere a un bivio, quando l’amministratore delegato Marchionne viene attaccato da colleghi come Della Valle e anche dal ministro del Lavoro Elsa Fornero. La Fiat resterà in Italia, dice lo stesso Marchionne, ma in molti non hanno ben compreso le sue intenzioni. E se quella contro l’imprenditore Della Valle  sembra essere una “guerra tra imprenditori”, le dichiarazioni di Elsa Fornero preoccupano i  lavoratori di tutti gli stabilimenti italiani.

Si vive giorno dopo giorno in una “sorta di Grande Fratello” aspettando la decisione di Marchionne. Che da un momento all’altro può dire: “Pomigliano no, Termoli sì, Cassino no” o viceversa.

Con queste parole il ministro del Lavoro si è rivolta a Marchionne: “La Fiat è ormai una multinazionale ma è prima una fabbrica italiana. Per questo Marchionne ha il dovere di spiegarci quali sono le sue strategie per l’Italia. Aspettiamo sue notizie nei prossimi giorni. Ho molte cose da chiedergli. E l’attesa non può essere eterna. Il governo non può imporre le sue scelte a un’impresa privata. Non possiamo convocare l’amministratore delegato al ministero. Ci dica se e come sono state modificate le strategie di investimento del gruppo nel nostro Paese. Ci dica se e come sono mutati gli impegni occupazionali degli stabilimenti attivi sul territorio nazionale- Marchionne non può tirarsi indietro. Lo deve non tanto e non solo al governo e ai suoi azionisti. Ma soprattutto ai lavoratori della Fiat e a migliaia di famiglie che vivono grazie alla Fiat”.

Le dichiarazioni di Elsa Fornero però non rassicurano di molto gli operai. E nemmeno la Fiom Cgil che si dice “delusa del comportamento di Marchionne”. E allora che si fa? Si propone proprio quello che fino a ieri sembrava impossibile: allearsi con la Fim Cisl e con la Uilm Uil per trovare una soluzione comune.

La proposta parte proprio dallo stabilimento molisano di Rivolta del Re. Ed è del segretario regionale Giuseppe Tarantino, che supera gli steccati ideologici che hanno diviso i sindacati fino a ieri proponendo proprio a Cisl e Uil una riunione comune per affrontare tutte le problematiche dello stabilimento di Termoli.

L’obiettivo di Tarantino non è solo rassicurare i lavoratori ma anche chiedere a Marchionne quali sono i piani industriali che coinvolgono lo stabilimento molisano. Sperando, e noi con lui, che riesca a ottenere una risposta in cui si dica che la produzione è salva e che non chiude alcun stabilimento italiano.

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