FIOM VS FIAT/ Termoli, la classe operaia finisce all’inferno

Un pezzo. Un culo. Un pezzo. Un culo. Un pezzo. Un culo. Così Lulù, l’indimenticato Gian Maria Volonté diretto da Elio Petri, riusciva a mantenere il ritmo da cottimista per portare a casa “venti carte in più al mese”. Ridotto a schiavo. Tante cose sono cambiate da quei tempi meno una: la condizione degli operai. Soprattutto quelli della Fiat. A Termoli da tempo è in atto una guerra tra Marchionne e Landini: sei della Fiom? 250 euro in meno di stipendio. Ora l’ennesimo colpo basso. Ti sei cancellato dalla Fiom? Il salario viene riadeguato.

di Viviana Pizzi

la_classe_operai_finisce_allinfernoCon una lettera ai lavoratori che si sono cancellati dalla Fiom Cgil, la Fiat ha comunicato il riadeguamento del salario come previsto dal nuovo contratto dei metalmeccanici voluto da Fiat, Cisl, Uil e Fismic. La vittoria è di Marchionne che fa passare un unico principio: se fate come dico io sarete contenti, sennò sarete puniti. Intanto i ricorsi al Tribunale del Lavoro per riottenere la somma decurtata sono solo trenta.

Era il ventinove maggio quando la Fiat Powertrain di Termoli ha comunicato, tramite una lettera a circa duecento operai iscritti alla Fiom Cgil, il ritorno al contratto 2008 per effetto di una sentenza del Tribunale di Larino che reintegrava di fatto il sindacato all’interno dell’azienda. Questo significa una decurtazione dal salario di circa 250 euro al mese. Vuol dire che chi ha la tessera Fiom percepisce, alle stesse condizioni contrattuali, uno stipendio minore.

Ora, a distanza di quasi due mesi, sempre i dirigenti della fabbrica di Marchionne hanno messo a segno un altro colpo basso nei confronti dei lavoratori, che forse grida vendetta al cospetto di Dio peggio di quello appena descritto.

Ecco cosa è successo: fonti interne ci hanno comunicato che alcuni lavoratori si sono cancellati dalla Fiom Cgil poichè il taglio di stipendio ottenuto gravava troppo sui loro bilanci familiari. Questi stessi, nei giorni scorsi, hanno ricevuto una nuova lettera dall’azienda di Rivolta del Re.

Una missiva che, per chi ha fatto questa scelta,  è una buona notizia: su di loro (i lavoratori che si sono cancellati dalla Fiom) cessa l’effetto della riduzione del salario come da contratto 2008. In poche parole tornano ad ottenere i benefici del nuovo contratto dei metalmeccanici firmato dalla Fiat  con le organizzazioni Fim Cisl, Uilm Uil e Fismic.

Che significa? Che i lavoratori che hanno fatto marcia indietro, quelli che hanno abbandonato la Fiom tornano al vecchio salario: da subito percepiranno quei 250 euro in più che gli erano stati tolti.

La cosa era nell’aria: era quello lo scopo che volevano ottenere i lavoratori che hanno lasciato il sindacato di Landini. Ma la loro non è una vittoria, non è altro che una concessione per aver abbandonato il campo.

Il vero vincitore di questa battaglia è Marchionne che ha fatto passare un principio inimmaginabile negli anni della lotta per la libertà. Quello per cui se si fa quello che il padrone ordina si vive bene e non si perde la pagnotta; chi osa mettersi di traverso perde prima i soldi e poi, se la lotta continua , anche il posto di lavoro. Come è accaduto a 190 lavoratori della Fiom che prestavano servizio allo stabilimento di Pomigliano D’Arco. Quello per ora più esposto qualora Marchionne decida di sacrificarne uno in nome della crisi del settore auto in Italia.

Qual’è per ora l’entità della vittoria della Fiat? Per il momento i suoi contorni sono ancora poco chiari. Non si conosce ancora il dato sulle cancellazioni delle tessere dalla Fiom Cgil. Si sa soltanto che giorno dopo giorno il numero degli iscritti a Termoli si assottiglia.

Di certo c’è il numero di quanti hanno presentato ricorso al Tribunale del lavoro per ottenere il denaro decurtato nei mesi di giugno e luglio: trenta. Solo trenta sono gli operai che hanno deciso di adire le vie legali.

A questo punto cosa faranno quelli che hanno subito il taglio dello stipendio per un solo mese? Sempre i beneinformati sono pronti a giurare che non presenteranno alcuna richiesta risarcitoria per quei 250 euro. Riottenere i soldi e spenderli per pagare l’avvocato non è un qualcosa di immaginabile al momento.

Il numero dei ricorrenti al Tribunale quindi potrebbe aumentare soltanto di qualche decina di unità. Per quelli che restano la lotta comunque continua. Non vogliono assolutamente perdere in primis i soldi e in secundis la loro battaglia per la democrazia. L’udienza davanti al Tribunale di Larino non è stata ancora fissata. Si presume possa esserci nei primi giorni di settembre, non appena riprenderà l’attività giudiziaria dopo la pausa estiva.

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