FIOM VS FIAT/ Termoli, dopo il fermo produttivo il silenzio omertoso degli altri sindacati

Dietro al fermo deciso per il settore del motore 16 valvole si potrebbe anche celare la volontà di iniziare a trasferire la produzione da Termoli ad altri stabilimenti. Ora la Fiom oltre a chiedere il riadeguamento delle spettanze in busta paga vuole anche conoscere quali sono le intenzioni di Fiat sulla situazione Molise. E gli altri sindacati intanto rispondono giocando alle tre scimmiette: “Non vedo, non sento, non parlo”.

di Viviana Pizzi

scimmiette33L’aria che si respira alla Fiat Powertrain di Termoli nel giorno in cui Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, doveva arrivare nella città adriatica è davvero pesante.

Nel settore dove si produce il motore 16 valvole ( dai lavoratori chiamato Termoli 3) è tutto chiuso. Una serrata che dura fino a domani. Ma dove vengono prodotti i cambi (Termoli 1 e Termoli 2) si lavora regolarmente. Così come nei laboratori specializzati. Ma allora ci si chiede come mai è stata rinviata l’assemblea con gli iscritti Fiom. Semplicemente perchè si deve dare a tutti i lavoratori la possibilità di partecipare al confronto. Non sarà possibile  svolgerla neanche nella prossima settimana perché scatterà la cassa integrazione per il settore cambi proprio da lunedì.

Ma tra i lavoratori il clima com’è? Di sicuro molto teso: i più delusi ed arrabbiati sono proprio gli appartenenti alla Fiom. Il primo stato d’animo perché non hanno avuto la possibilità di confrontarsi con Maurizio Landini. Il secondo è rivolto parte alla Fiat ma anche a chi non ha deciso di partecipare alla lotta.

Dall’azienda a questo punto vogliono sapere qual’è il piano industriale per Termoli. Si chiedono se dietro alla decisione di bloccare il confronto con Landini ci sia soltanto la mancanza di volontà di colloquiare sulla questione del salario degli operai ancora iscritti (250 euro in meno di chi appartiene ad altri sindacati). Oppure se si nasconde qualche altro arcano tipo la volontà di dismettere parte delle produzioni che oggi ci sono nello stabilimento molisano e trasferirle altrove. Questi per ora sono soltanto timori fortunatamente.

Da cosa nasce invece la rabbia contro gli altri colleghi? E’ subito spiegato. Nella giornata di ieri, quando la Fiat ha deciso di bloccare parte della produzione, lo ha fatto anche nei confronti di chi non è iscritto alla Fiom ma ad altri sindacati.

Ma da parte di Uilm, Fim Cisl e Fismic non è arrivata alcuna nota di preoccupazione o di biasimo per quanto sta accadendo. Ancora una volta, come sottolineato anche dal segretario regionale Fiom Giuseppe Tarantino e dal responsabile nazionale De Palma, nemmeno una pacca sulle spalle. Come se accettassero passivamente tutto quello che la Fiat decide senza nemmeno cercare di intavolare una sorta di contraddittorio. Un atteggiamento che sbalordisce chi, ogni giorno ed anche a costo del suo stesso stipendio, lotta per i propri diritti.

Nel 1984 – ricorda un lavoratore iscritto alla Fiom – avvenne la stessa cosa ai Cobas. Rimasero soli nella lotta contro i padroni. Non si dovrebbe permettere che quello che sta succedendo oggi a noi potrebbe succedere anche ad altri domani. Basterebbe ricordare una famosa canzone di Umberto Tozzi che diceva “gli altri siamo noi”. Ma questo concetto sembra ora non voler toccare minimamente chi ha il salario garantito e le spalle coperte. Come se non capissero che quello che sta capitando oggi a noi domani potrebbe succedere a loro al primo sgarro con l’azienda”.

Ma per ora dal resto dei lavoratori non arriva alcun segnale, se non quello di continuare a seguire alla lettera gli ordini impartiti dall’azienda metalmeccanica. La lotta sindacale sembra essere davvero un ricordo lontano.

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