FIAT TERMOLI/ Violento attacco della Uilm contro Fiom e giudici

Gli appartenenti alla Uilm hanno scovato il colpevole della situazione che si sta verificando all’interno della Fiat di Termoli: si tratta della Fiom. A mezzo di un volantino l’hanno attaccata violentemente, facendola passare per l’unica responsabile delle condizioni precarie che si vivono all’interno dello stabilimento di Termoli. E non hanno risparmiato nemmeno la magistratura del lavoro, definendo i giudici “persone che si improvvisano magistrati”. Pubblichiamo in esclusiva gli estratti del violento documento a firma Uilm. Intanto la Fiat sferra un altro fendente nei confronti della Fiom: manda i suoi legali a parlare con le rappresentanze sindacali e impedisce al segretario regionale Giuseppe Tarantino di essere presente al confronto.

di Viviana Pizzi

termoli_fiat_scontro_uilm_fiomToni altissimi di scontro tra la Fiom e la Fiat. Ma anche tra la Fiom e gli altri sindacati presenti all’interno dell’azienda. Da sempre avevamo invitato gli altri metalmeccanici a parlare sulla vicenda. Ma nessuno lo aveva fatto adottando la strategia delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Ma questo silenzio è stato violato la scorsa settimana all’interno dell’azienda. Dove le rappresentanze sindacali aziendali  della Uilm hanno affisso un volantino. Noi lo abbiamo ricevuto in esclusiva. Come vedrete non si parla mai di Fiom. Ma i riferimenti e le allusioni sono davvero chiare.

Mercoledì 13 giugno – si legge nel documento esclusivo – a Roma c’è stata l’assemblea nazionale dei delegati sindacali di Uilm e Fim. In quella sede è stata presentata e approvata la piattaforma per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del Metalmeccanici giunto ormai a scadenza. Come già è stato fatto nel 2009 le organizzazioni sindacali suddette, a differenza di qualche altra organizzazione, anche questa volta si sono assunte la responsabilità affinchè il contratto venisse rinnovato. Siamo fermamente convinti che il ruolo del Sindacato debba essere quello di tutelare il lavoro e i lavoratori rinnovando contratti e facendo le giuste scelte affinchè i lavoratori possano ottenere valore aggiunto alle loro aspettative. Chi non si assume queste responsabilità, come qualche organizzazione ha fatto negli anni, è rimasto solo in un contesto esclusivamente demagogico ed obsoleto, ormai svanito nel tempo.

Per quanto successo a Termoli, ormai diventato argomento di carattere nazionale, in merito alla decurtazione salariale di alcuni lavoratori iscritti a qualche organizzazione sindacale, è giusto fare chiarezza per una corretta interpretazione dei fatti. Duranti gli ultimi tre anni sono stati rinnovati due contratti di lavoro, quello collettivo nazionale nel 2009 e quello specifico dell’auto nel 2011. Nonostante la responsabilità di Uilm e Fim nel portare a termine l’approvazione dei contratti a tutela dei lavoratori qualche organizzazione sindacale ha pensato bene, di denigrare e offendere il lavoro svolto dagli altri, strumentalizzando qualsiasi cosa dicendo che le scelte fatte avrebbero fatto perdere solo diritti e salari ai lavoratori. Oltre alla propaganda demagogica e strumentale hanno portato tutto nelle camere dei tribunali, con lo scopo di annullare quanto era stato prodotto, senza minimamente pensare alla ricaduta negativa nei confronti dei lavoratori.

E’ chiaro che il contratto, pur essendo stato firmato da Uilm e Fim, in termini di benefici e organizzazione del lavoro, interessa tutti i lavoratori senza alcuna differenza di appartenenza. Il contratto specifico di lavoro dell’auto per la Fiat coinvolge tutti i dipendenti. A Termoli, in seguito a disdette e ricorsi in tribunale, fatta dalla famosa organizzazione sindacale, il giudice obbligava la Fiat a riconoscere tale organizzazione sindacale in un contesto di contratto nazionale risalente al 2008. La Fiat a questo punto si è attenuta alle disposizioni del giudice e ha preso la decisione di non riconoscere i benefici maturati successivamente nel 209 e nel 2011 da quei lavoratori iscritti alla stessa organizzazione. Tutto questo è stato sottovalutato da chi non tiene conto delle vere esigenze dei lavoratori. Crediamo fermamente che le critiche mosse nei confronti di chi ha fatto queste scelte, non devono essere oggetto di strumentalizzazione e denigrazione, specie sul profilo personale. Le continue azioni al Tribunale non giovano alla realtà di Termoli, che tutto sommato, grazie agli impegni di chi vuole lavorare seriamente, può giocare un ruolo fondamentale per la realtà occupazionale della nostra regione. Condanniamo fermamente atteggiamenti offensivi e minacciosi nei confronti di responsabili di azienda e sindacati che svolgono con prestigio il compito loro assegnato.

Non accettiamo nel modo più assoluto l’atteggiamento di persone, le quali si improvvisano magistrati, politici e sindacalisti allo stesso tempo cavalcando le sofferenze dei lavoratori solo per scopi personali. Loro, “i politici”, anzichè alimentare le polemiche dovrebbero pensare a progettare soluzioni adeguat4e per il lavoro. E’ ASSOLUTAMENTE NECESSARIO FARLO ORA.

La vera responsabilità di quanto accaduta ai lavoratori di Termoli può essere solo attribuita a una mancata politica di qualche organizzazione sindacale che non ha tutelato il lavoro pensando solo a scopi politici.

Le persone chiedono oggi solo una cosa: Il LAVORO fatto di regole e rispetto. La gente nel nostro territorio ha perso la fiducia nei confronti dei politici, incapaci di risolvere i veri problemi, cioè progettare sviluppo sociale e opportunità di lavoro. Noi, come devono fare i veri sindacalisti, cerchiamo almeno di garantire quelle condizioni per dare continuità lavorativa alla nostra gente. Abbiamo l’obbligo morale di mettere in campo tutti gli strumenti necessari affinchè ci sia solo confronto costruttivo e non strumentalizzazione con scopi malefici e insignificanti. I lavoratori vanno prima di tutto rispettati nella loro dignità morale, a prescindere dall’appartenenza. E’ assurdo pensare che atteggiamenti sindacali impropri mettano addirittura a rischio il salario dei lavoratori. Pensare questo nel mondo del lavoro significa veramente l’inizio di una FINE”.

Abbiamo deciso di pubblicare integralmente la nota perchè venisse fuori la spaccatura irrecuperabile ormai tra la Fiom da una parte e la Fim e la Uilm dall’altra. Le altre organizzazioni sindacali in questo modo hanno dato davvero uno schiaffo violento alla Fiom. Facendola passare dal ruolo di vittima di abusi e soprusi a quello della carnefice. Un atteggiamento simile a quello usato da un padre violento quando stupra la propria figlia e cerca di dirle che è colpa della madre che non ha saputo difenderla.

Il passaggio più forte riguarda comunque l’attacco diretto ai giudici del lavoro, definendoli persone “che si improvvisano magistrati”. Una definizione che non si può affatto condividere se si vuole rispettare il lavoro di chi studia anni e anni per applicare la legge e garantire la democrazia.

Ma cosa sta succedendo ai lavoratori della Fiom? Solo altre ingiustizie nei loro confronti.

Infatti all’incontro in programma lunedì alle  15:30, presso il centro Cedas della Fiat Powertrain di Termoli, si è presentata ai cancelli dello stabilimento la RSA FIOM-CGIL. C’erano Serena Biondi, Michele Di Biase, Massimiliano Fierro, Stefania Fantauzzi, Pasquale Natalino e  Angelo Masi. Con loto anche il segretario regionale della FIOM-CGIL Giuseppe Tarantino.

Ma cosa ha deciso di fare la Fiat per non smentirsi nel suo ruolo di antidemocraticità ormai manifesta? Ha arbitrariamente negato al segretario regionale la possibilità di prendere parte all’incontro, partecipazione necessaria ai fini della tutela dei propri iscritti, lesi dalle mancanze in busta paga, partecipazione non espressamente nè formalmente negata dall’azienda.

L’accaduto è stato denunciato alle forze dell’ordine, che sono intervenute sul posto per verbalizzare il fatto. L’incontro è avvenuto quindi con un’ora di ritardo.

Ma purtroppo, con grande sorpresa e rammarico, la rappresentanza sindacale si è trovata in una situazione piuttosto insolita: l’azienda, anziché presenziare con gli abituali interlocutori, ha mandato in sua vece i propri legali. Ovviamente la rappresentanza sindacale ha avanzato le sue richieste, benché la situazione non rispecchiasse assolutamente quella che è la consueta dialettica di confronto e la normale prassi di trattativa sindacale, ma, a fronte delle sue rivendicazioni, i legali si sono premurati di precisare che l’azione di Fiat nei confronti degli iscritti FIOM-CGIL non è altro che la conseguenza dell’esecuzione del decreto del Tribunale di Larino del 23 aprile 2012 (unico in Italia), che prevede l’applicazione del CCNL del 2008. A tali affermazioni la RSA ha replicato sottolineando che tale contratto, però,  prevede anche la clausola di “salvaguardia delle condizioni di miglior favore”.

La Fiom si batterà per restituire  ai suoi iscritti quella parte di salario ingiustamente decurtata. A questo punto, constatato che la Fiat non ha intenzione di dialogare con la Fiom Cgil , risulta inevitabile il ricorso all’autorità giudiziaria per tutelare e salvaguardare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, restituendo ai suoi iscritti, oltre che la quota di salario decurtato, il diritto di scegliere l’organizzazione sindacale di cui far parte senza subire discriminazioni e penalizzazioni economiche.

Termoli ha raggiunto i livelli massimi dello scontro mai toccati finora. La guerra è ormai diventato un fronte sanguinante. Nessuno dei due interlocutori intende cedere. La partita a scacchi è tuttora aperta.

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