FIAT TERMOLI/ 18 anni dopo, vince la democrazia: “Bisogna tornare a lottare”

Nel 1994, complice Susanna Camusso e la Cgil, i Cobas vengono esclusi dalla rappresentanza sindacale della Fiat Powertrain di Termoli. Fabio D’Ilio della Fiom ricorda quella pagina come una delle più brutte della storia dell’azienda metalmeccanica. Brutta come quella che si è conclusa ieri con il riconoscimento da parte del Tribunale di Larino della Fiom di rientrare come Rsa di azienda. Ora, secondo D’Ilio, se si vuole evitare che tutto questo accada di nuovo bisogna ritornare a lottare per gli operai e a fare i sindacalisti.

di Viviana Pizzi

LOGO-Io-voglio-la-Fiom-in-Fiat-298x300L’esclusione della Fiom dalla Fiat di Termoli non è altro che la ripetizione di una democrazia mancata avvenuta nella fabbrica di Marchionne. Allora lo stabilimento era degli Agnelli ma lo stesso un sindacato estremista rimase senza rappresentanze in azienda. Ce lo ha raccontato l’operaio Fabio D’Ilio. Con un passato da militante sia da sindacalista che da politico lo abbiamo interpellato per capire meglio cosa era avvenuto e cosa avverrà all’interno dello stabilimento di Rivolta del Re. E, dotato di buona memoria, ha parlato di “corsi e ricorsi storici”.

“La storia si ripete” – ha dichiarato D’Ilio – nel 1994 ci fu quell’accordo famoso che il mondo ci criticò. Lo stabilimento di Termoli  finì nell’occhio del ciclone, fummo giudicati come chi non voleva lavoro.  La cosa era falsa e la storia ci diede ragione. Noi eravamo lì come Cgil con Susanna Camusso, non una sindacalista qualsiasi, che all’epoca accettò l’accordo. Abbiamo escluso un sindacato molto rappresentativo che erano i Cobas. Li  come Cgil ci siamo lavati le mani. La responsabilità inutile darla a me come ad altri ma va data  a tutto il sindacato, la Cgil per prima, perché eravamo una grande rappresentanza dei lavoratori. Ci fu una grave violazione della democrazia già nel 1994. La storia si è ripetuta ora tocca alla Fiom  perchè abbiamo dimenticato una logica, ossia che gli altri siamo noi. Ciò che è successo ai Cobas ora è successo al nostro sindacato. Domani succederà alla Cisl, dopodomani alla Uil è come ti posso dire, una volta se la prendevano con i bianchi, i neri i comunisti, funziona così è un qualcosa di assurdo, vista e considerata l’esperienza negativa del 94, sapendo che Fiat non ci ha proprio considerati. Noi,  il maggior sindacato dei metalmeccanici, siamo  stati messi da parte e  cosa ancor più grave tutti se ne sono  lavati le mani. Stavolta a differenza del 1994 c’è la complicità delle altre sigle Cisl e Uil, Ugl la mettiamo tanto per mettercela e la Fismic  che è dei padroni”.

Fin qui la storia. Ma ora viene il presente che D’Ilio ha sintetizzato in questo modo alla luce della sentenza del giudice  di Larino Aldo Aceto che ha riammesso la Fiom a far parte della Fiat.

Fabio_DIlio_Fiom“Ora – ha continuato – ci troviamo finalmente davanti a qualcosa che Fiat deve considerare ossia lo Stato. Quello che si muove. Le leggi vengono applicate, e qualcuno le voleva in deroga, la Fiat oggi si è fermata. Cristo ad Eboli la Fiat a Larino, un giudice ha applicato le leggi e le normative e ha detto: guardate è stato violato l’articolo 28 della legge 300 del 1970 e quindi queste persone devono rientrare in fabbrica. Cosa bisogna festeggiare? C’è da festeggiare si ma non con il botto. Siamo contenti che ci possiamo riappropriare del nostro ruolo di sindacalisti, di fare quello che è nostro compito ossia di tutelare i lavoratori ed essere anche di parte. Io non mi vergogno di dire che sono un partigiano e sto dalla parte degli operai. Chi sbaglia al 100%  certo non va aiutato. Come i padroni che falliscono che dovrebbero andare in galera. Questa sentenza ci dà la possibilità di rientrare però il messaggio che voglio dare a tutti , sindacalisti e chi opera nel mondo del lavoro: “é il momento di unirci, se non ora quando rubiamo la parola a qualcuno.  Esistono i Cobas, Slai, Sin che all’inizio erano tutti della Fiom. Ora possiamo davanti a questa grande giustizia unirci e lavorare insieme. Questa grande democrazia è soltanto un’apertura a ciò che ci arriverà”.

E dopo il passato e il presente questo è il futuro che D’Ilio ci prospetta. Quello che si prevede che accadrà se il sindacato unito non saprà riorganizzarsi.

“Noi ci aspettiamo di tutto – ha evidenziato- tutto è possibile, prima pensavamo che era impossibile lavorare di domenica perchè la Chiesa ci avrebbe difesi, ora lavoriamo sempre. Secondo il pacchetto di Monti si lavorerà in qualsiasi momento. Tutti i nostri figli che sono occupati nei supermercati, che non sono raccomandati e si accontentano di tutti i lavori che riescono a trovare non parteciperanno alla vita di famiglia.  Abbiamo avuto quello che era impensabile ovvero l’assenza della Chiesa e delle varie religioni. Dopo questo tutto è possibile. Dopo il 94 a Termoli abbiamo dato tutto ciò che era possibile dare. Non credo  e spero che non si prenderanno il diritto alla prima notte (lavorare di notte dopo le nozze) ma noi dobbiamo aspettarci di tutto. Quello che bisogna fare è essere meno tolleranti.  La tolleranza è stata sempre qualcosa di sinistro.  Ti faccio un esempio: io sciopero, un altro collega è in cassa integrazione e il terzo non sciopera e il quarto fa lo straordinario. C’è una anomalia enorme in questa sequenza e il sindacato deve rispettarla tutta. Posso ora scegliere di togliere il saluto a qualcuno.  Non a chi è cassintegrato (situazione sulla quale solidarizzare),  posso capire chi non ha scioperato ma questo venir meno di tolleranza la posso attuare contro chi ha fatto lo straordinario che era ben consapevole di ciò che stava facendo. Dobbiamo inquadrarci e fare sindacato. Il sindacato ai sindacalisti e la politica ai politici”.

Ed ecco come si stanno riorganizzando in Fiom all’indomani della sentenza di Larino.

“Credo – ha concluso D’Ilio – che il Tribunale di Larino chiede che venga applicata la legge. Ogni trecento dipendenti un rappresentante sindacale aziendale.  Siamo circa 2400, quindi facendo due conti la Fiom dovrebbe avere otto sindacalisti in Rsa. Indipendentemente dalle elezioni che sono state fatte le Rsa vengono decise non da votazioni democratiche come quelle che vengono simulate in questi giorni facendo  accordi come quello del primo di febbraio che da trenta due rsa le hanno portate a 24 per ridurre il numero. La Fiom pretenderà l’applicazione della legge. Saremo minoranza ma cercheremo di diventare maggioranza cercando di dare qualcosa che è venuta meno nella nostra azienda ossia l’informazionequalsiasi sciopero riappropriarci del nostro ruolo di informazione. Sembra poco e scontato ma in fabbrica è venuto meno anche questo”.

Una situazione catastrofica alla quale va posto rimedio e anche subito se si vuole evitare ciò che il leader dell’Idv Antonio Di Pietro tema che stia accadendo all’interno della Fiat, ossia la costituzione di uno Stato nello Stato.

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