EQUITALIA/ Minacciò dipendente, rinviato a giudizio

Mentre le minacce all’ufficio di riscossione crediti diventano un caso nazionale con l’avvento del governo Monti, a Campobasso avviene in pieno berlusconismo (marzo 2010) che un cittadino disperato prende a parolacce un dipendente di Equitalia che gli aveva notificato una cartella esattoriale di un migliaio di euro. L’uomo non poteva pagare e ha mandato a quel paese il dipendente. Cosa che gli è costata un rinvio a giudizio per aggressione e minaccia a pubblico ufficiale.

di Viviana Pizzi

equitalia_rinviato_a_giudizio_dopo_minacce_a_dipendenteLa pressione fiscale di Equitalia viene spesso associata al governo Monti. Cartelle esattoriali che ammontano anche fino al milione di euro hanno portato gli esasperati a gesti estremi. Recenti sono gli attacchi alle sedi di Genova e di Livorno. Quattro giorni fa due dipendenti sono stati aggrediti anche a Milano. Tutta colpa, almeno questo emerge, della pressione fiscale mescolata alla grave crisi economica che attanaglia l’Italia. Una povertà che mette tensione, genera paura e strozza chi di soldi per pagare anche una multa per eccesso di velocità non ne ha. Per chi guadagna quattrocento euro al mese diventa difficile anche pagare una contravvenzione da cento euro.

A Roma tre giorni alla sede di riscossione dei tributi è stato anche spedito un pacco bomba. Fino ad oggi si credeva che il Molise fosse esente da questo genere di episodi. Niente suicidi per crisi e nessuna aggressione a Equitalia. Ma non era così. C’è chi ha minacciato un dipendente dell’agenzia già nel 2010. Quando il governo Berlusconi aveva abolito l’Ici, quando le tasse erano più basse e quando qualcuno ancora credeva nel miracolo propagandato dall’ex presidente del Consiglio. Che col suo governo di sprechi e festini ha portato Monti a dover compiere un lavoro che nessun politico avrebbe mai voluto fare. Ma cosa successe a Campobasso l’undici marzo 2010? E’ presto spiegato. Un 49enne doveva ricevere una cartella esattoriale di circa un migliaio di euro. Ma non aveva né i soldi né la voglia di pagare.

All’arrivo del dipendente di Equitalia polis l’uomo ha lanciato epiteti poco felici: “Che cazzo vuoi, te ne devi andare a fare in culo…. qua finisce male ti rompo la faccia”. Questo accadde di mattina ma la sua azione non si fermo. Il pomeriggio dello stesso giorno si è presentato nella sede di Equitalia rivolgendosi alla stessa persona con frasi ancora più minacciose:”Uomo di merda, non devi più venire da me sennò finisce male. Chi ti ha ordinato di venire a casa mia, vai a fare in culo ti rompo la testa”.  L’uomo, difeso dall’avvocato Michele Robustini, è stato rinviato a giudizio per aggressione e minacce a pubblico ufficiale. Equitalia e il dipendente minacciato non hanno voluto capire la disperazione dell’uomo. Che oltre al danno subisce anche la beffa.

Entrambi i soggetti giuridici si sono costituiti parte civile per ottenere, oltre alla cartella esattoriale maggiorata, anche il pagamento morale per le minacce subite. Il processo davanti al Tribunale monocratico inizierà il 14 novembre con le prime tre testimonianze dei colleghi della presunta vittima. Equitalia proprio in questi giorni ha cercato di mostrare a tutti il suo lato umano. Dicendo che le cartelle esattoriali possono essere pagate in soluzioni fino a 72 rate. Ma nella giornata di oggi a Campobasso non ha dimostrato la stessa umanità. Ora il campobassano spera di essere assolto. Ma le minacce erano evidenti e, nonostante la comprensione umana, la legge è sempre la legge.

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