ELEZIONI MOLISE/ Vince Frattura, vince Iorio ma perdono i molisani.

di Alessandro Corroppoli

A breve inizierà un mandato duro e pieno di obbedienze per il riconfermato Governatore, che ha preso 10 punti in meno rispetto alla sua coalizione: riuscirà a tenere a bada la preparata arroganza di Vitagliano, la voglia di rivalsa di Antonio Chieffo, la disciplina di ferro della Fusco Perrella, il tutto senza commettere passi falsi? E Frattura, il candidato Presidente del centrosinistra, vincitore morale di queste elezioni, riuscirà ad approfittarne?

Sicuramente questa tornata elettorale verrà ricordata a lungo perché è stata incerta ed avvincente, fatta di capovolgimenti di frontesconfitta continui tanto da portarci a dare la sveglia al gallo alle prime luci dell’alba, quando pochi voti hanno decretato la vittoria di Michele Iorio e la sua conseguente riconferma a Governatore Regionale.

Una vittoria numerica, solo ed esclusivamente numerica, perché da un punto di vista squisitamente politico la proposta del Governatore è stata battuta ovunque. Perché? Era ed è inesistente: pensiamo alla riforma consortile, alla tutela dell’ambiente oppure allo sviluppo e al welfare regionale, alla sanità, non vi è una solo proposta concreta che vada oltre allo scherno e al pettegolezzo nei confronti dell’avversario politico. Nessun confronto pubblico con gli avversari, nessuna risposta alle tante domande poste dai cittadini e dagli operatori della stampa. Nulla di nulla, se si escludono i dati deficitarii e debitori degli ultimi dieci anni.

Quindi Michele Iorio perde politicamente mentre vince in modo netto, inequivocabile, la sua coalizione. Coalizione che  prende in percentuale un più 10% rispetto al suo candidato Presidente. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che Michele Iorio non potrà più spadroneggiare e chiedere, ad esempio, ai suoi consiglieri di dimettersi per poter essere assessori come avvenne nella passata legislatura. Quello che breve inizierà sarà un mandato molto duro e pieno di obbedienze per il riconfermato Governatore. Ed allora riuscirà Michele da Morrone a tenere a bada la preparata arroganza di Vitagliano, la voglia di rivalsa di Antonio Chieffo, la disciplina di ferro della Fusco Perrella, il tutto senza commettere passi falsi che possano pregiudicare un cammino istituzionale che si presenta tutto in salita? Staremo a vedere.

Chi dovrà approfittare di queste crepe e di questo contesto di poteri rovesciato deve essere il centrosinistra, che attorno alla figura e all’uomo Paolo Di Laura Frattura è riuscito a tenere botta ed ha rischiato di vincere in modo clamoroso, a dispetto di tutti i sondaggi della vigilia che lo davano in netto ritardo nei confronti del centrodestra.

Paolo Di Laura Frattura è il vero vincitore morale di questa tornata elettorale perché è attorno alla sua figura che il centrosinistra si è compattato ed è attorno all’uomo Frattura che un intero popolo di centrosinistra ha sognato fino al sorgere del nuovo giorno.

Frattura è l’uomo da cui il centrosinistra deve ripartire, fermo restando un’attenta analisi di quel che resta dei suoi partiti storici. Infatti se nel centrodestra erano i partiti e dunque la coalizione a far la parte del leone, viceversa, nel centrosinistra è Frattura che ha fatto la differenza con quasi 7 punti percentuali in più sull’intera coalizione.

Quindi se Frattura vince perde la coalizione di centrosinistra, i suoi partiti storici a cominciare dal Partito Democratico, fermo nelle sue diatribe interne e diviso in mille correnti fine a se stessi. Perde l’Italia dei Valori che nonostante l’effetto e l’impegno della  Di Pietro family non va oltre il 7% e, più in generale, perdono i partiti della sinistra storica che messi assieme non raggiungono neanche un misero 8%.

Ed allora bisogna ripartire da un nuovo modo di fare politica, abbandonando vecchi dogmi e concetti ormai divenuti astratti e buoni solo per i libri di storia. Ripartire da Frattura ma anche da Massimo Romano e da Filippo Monaco,  ad esempio. Uomini che nel loro piccolo hanno dimostrato che la coerenza delle idee e del lavoro svolto porta a grandi risultati sia a livello istituzionale che, soprattutto, a livello territoriale. Ripartire dai buoni esempi ma anche, e più di ogni altra cosa, dai tanti giovani che in questi mesi hanno affollato ed animato un dibattito e un sano confronto democratico con l’intero territorio molisano. Devono essere loro la nuova classe politica del centrosinistra e non più quelle meteore e fugaci apprendisti politici buoni solo per mostrare il loro bel viso in televisione o sui giornali ma non avendo nessuna connessione col territorio. Ripartire dai territori, e in particolar modo dal Basso Molise, la parte di Molise più tartassata della passata gestione Iorio-Vitagliano, ovvero quella parte di territorio che ha bocciato in modo chiaro e netto la prepotente arroganza politica del duo sopracitato, dando la vittoria al centrosinistra praticamente in ogni comune.

Ed allora se Iorio vince e Frattura vince, chi perde? Perde quella parte di popolo che ha preferito rimanere a casa piuttosto che recarsi alle urne. Quando a vincere è l’astensionismo vince il disfattismo e perde il futuro, la progettualità, la speranza.

Lavarsi le mani in modo pilatesco comporta a delegare ai soliti noti le scelte di tutti. Il Molise aveva bisogno della spinta e della presa di posizione di tutti per ripartire, per cambiare governo oppure per riconfermare in modo netto quello attuale. Il Molise aveva bisogno del suo popolo, della sua gente per guardare in avanti, ma così non è stato. Il Molise ancora una volta ha perso la sua battaglia di civiltà.

 

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