ELEZIONI MOLISE/ La notte della Regione.

di Pasquale Di Bello

Talvolta, nella vita dei popoli, il quadrante della Storia batte l’ora delle decisioni irrevocabili. Decisioni non più procrastinabili perché la Storia, contrariamente alla dottrina marxista di stampo classico, non è una concatenazione materiale di eventi in continuo progresso. Le battute di arresto e le regressioni, come lo sono i dieci anni di governo Iorio, dimostrano che la Storia, materialmente intesa, non esiste: esistono gli uomini, e solo loro la fanno la Storia. La domanda, l’unica che oggi ci possiamo porre alla vigilia del voto è solo una: a che punto è la notte? La notte della Regione, quella lunghissima oscurità che è calata in questi dieci anni sul popolo del Molise, a che punto è? Cerchiamo di trovare una risposta andando a scavare nel deposito della memoria. Un voto consapevole nasce solo da una cosa: la consapevolezza di ciò che è stato. Ecco, necessariamente in pillole, un promemoria elettorale.

I due candidati Presidente Paolo Frattura e Michele Iorio

San Giuliano di Puglia: l’inizio del buio

C’è una data e un’ora in cui comincia la notte. E’ una notte che comincia in una splendida giornata di sole autunnale. Sono le 11e 33 minuti del 31 ottobre 2002 quando a San Giuliano di Puglia crolla l’ala di una scuola, la Jovine, malamente costruita dalla negligenza degli uomini. Crolla e l’evento scatenante è un terremoto che distrugge quell’ala di scuola e basta. Il resto rimane in piedi. Il terremoto, come verrà dimostrato in appello e successivamente confermato in Cassazione, è solo una concausa dell’evento. Quel pezzo di edificio, come venne efficacemente rilevato nel primo grado di giudizio, quello che mandò inverosimilmente assolti tutti gli imputati, poteva crollare anche per l’effetto di una nevicata. In appello, come dimostrò la memorabile requisitoria di Claudio Di Ruzza, un coraggioso Procuratore generale, venne certificato che furono la negligenza, l’imperizia, l’imprudenza umana, in una sola parola la colpa, a provocare la morte di 27 bambini e una maestra. Sono le 11e 33 minuti del 31 ottobre 2002 e mentre per quei bambini e la loro maestra comincia una notte dalla quale non si torna, mentre per i molisani comincia una notte dalla quale volendo ci si può svegliare, per Michele Iorio comincia una radiosa stagione politica. Il collegamento, la ricostruzione, come tutti i drammi che si vivono inconsapevolmente, la si può fare solo a posteriori. Non vi sono nessi causali tra quelle morti e le fortune di Iorio, ma vi è un nesso casuale: quello della Storia che rallenta, si ferma e regredisce. Piovono sul Molise centinaia di milioni di euro (complessivamente la cifra si aggira sul miliardo) ma finiscono tutti nelle mani di Michele Iorio che nella veste di commissario post-sisma e governatore amministra in solitaria questa sterminata massa di denaro. Nove anni dopo da quella tragedia, a che punto siamo? Nei comuni del cratere, quelli individuati dalla Protezione civile come effettivamente colpiti dal sisma, la ricostruzione è di poco superiore al 30% e molte delle famiglie colpite vivono ancora nelle baracche di legno. Accanto al terremoto reale, quello che colpisce i 12 comuni del cratere, Iorio s’inventa il terremoto legale ed estende con i suoi poteri commissariali il sisma a tutta la provincia di Campobasso. Per ottantaquattro comuni, altrettanti sindaci, altrettante squadre di tecnici e di imprese, per altrettante popolazioni, si apre un’autostrada di denaro. La Storia, qui, si ferma ancora e torna indietro. È un sentimento rapace quello che si scatena tra la gente: edifici, case, stalle e rimesse, sembra che ogni cosa sia stata devastata dal terremoto. La corsa all’oro, ai soldi facili per ricostruire l’impossibile, è un virus che contagia tutto il territorio della provincia di Campobasso e larga parte degli uomini che ci vivono. La Storia, come progresso continuo, qui viene smentita dal regresso antropologico di chi cede all’istinto primitivo del bottino. E i soldi, quelli che arrivano dal commissario Iorio, sono un bottino facile.

L’alluvione intelligente

Ma non finisce qui. Le disgrazie, come noto, non arrivano mai da sole. E’ la fine di gennaio del 2003 e il fiume Biferno esonda e allaga parte del basso Molise. Arrivano altri soldi e l’alluvione, magicamente, da pochi comuni si estende a tutta la Regione Molise. L’alluvione reale, anche qui grazie alla mano di Michele Iorio, diventa legale e si estende a tutto il Molise. Un alluvione che oltre ad essere legale è anche intelligente. Si ferma, senza toccarle, ai confini con le regioni Puglia, Abruzzo e Campania. Anche qui scatta l’istinto predatore, la corsa al contributo pubblico di chi dalle sciagure trae sempre un beneficio. Ricordate l’Aquila la notte del terremoto e la coppia di sciacalli che già pregustavano al telefono i “benefici” della ricostruzione? Bene, l’unica differenza molisana con la vicenda è che i nostri, di sciacalli, sulle disgrazie ci pasteggiano e basta senza preannunciarselo al telefono.

L’art. 15, una cambiale sul futuro

Andando avanti, nel tempo, i dieci anni dell’era Iorio ci regalano altro. Quella dell’art. 15 è una delle storie più buie di questa notte della Regione. Il numeretto magico, il quindici, è quello contenuto nell’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri (3268/03) che prevede il “Programma pluriennale di interventi diretti a favorire la ripresa produttiva della regione”. L’idea, in se, non è sbagliata: concentrare sotto un’unica regia la gestione di risorse provenienti da vari canali, principalmente quelle post-sisma e post-alluvione, unite ad altre, per un rilancio complessivo delle attiva produttive e dell’indotto socio-economico ad esse collegato. Se l’idea è buona, l’applicazione diventa nefasta. Si mette in moto la più grande macchina politico-clientelare mai vista in regione. Una piovra che arriva ovunque con i propri tentacoli e che guarda, invece che al rilancio produttivo e all’economia, al finanziamento a pioggia di progetti al limite della decenza. Dalla “Patata turchesca” al ripopolamento delle seppie, dal parco sentimentale al museo del profumo e a quello degli uccelli (ovviamente senza volatili), dal museo dell’arbitro all’ape melliflua è un tripudio di cambiali in bianco che vengono sottoscritte e che ora sono giunte a scadenza. Ma l’art. 15 non è solo questo, non è solo folklore contrabbandato per rilancio produttivo; l’art. 15 è anche l’indice di quanto mortale sia diventata la metastasi, e ad indicare il livello di pericolo è la vicenda legata al catamarano dell’amore, come viene ribattezzato il “Termoli jet”, una nave in pratica comprata con i soldi della Regione e regalata ad una impresa privata. Ben 8milioni di euro buttati, è il caso di dirlo, “a mare”.

Il buco nero della Sanità

La crescita del potere di Iorio è direttamente proporzionale alla voragine sanitaria. Ad oggi sono circa 680 i milioni del deficit sanitario molisano. Soldi in gran parte spesi per creare clientele, reparti doppioni e triploni, reparti ad personam se non ad familiam che sono costati ai cittadini molisani aliquote fiscali altissime e accise altrettanto pesanti. Ospedali che invece di essere riqualificati e specializzati (Larino e Agnone ne sono un esempio) vengono trasformati in case di riposo mascherate da nosocomio. Il limite di decenza, anche qui, viene spesso superato. Dovessimo dare un titolo all’indecenza, quello non potrebbe essere altro che “Tengo famiglia”. Una famiglia talmente vasta che la Sanità molisana diventa un letto di Procuste, allargata secondo le esigenze dell’intera parentela: sorella, figlio, cognato, nuora. La famiglia Iorio se ha un debole, quello è per il camice bianco. Tuttavia non sono la spesa e la famiglia le sole anomalie della sanità made in Molise. A Roma, ad esempio, con la manina di Silvio Berlusconi ci mettono il carico da undici. Quando si accorgono che la corda è arrivata sul punto di spezzarsi, decidono che è l’ora di commissariare la Sanità in Molise, e che fanno? Nominano lo stesso Iorio in quella veste. Danno praticamente l’incarico di pompiere al piromane che ha scatenato l’incendio. E Iorio che fa? Mette un’altra tessera al mosaico della notte. Accetta l’incarico di commissario a se stesso e nomina assessore esterno alla sanità l’ex presidente della Corte d’appello di Campobasso, il giudice Nicola Passarelli. Passarelli, che lascerà l’incarico di assessore dopo circa un anno, all’epoca è in pensione ma ciò non toglie nulla alla gravità della nomina e alla sua accettazione. Il principio di separazione dei poteri, dinanzi ad una nomina che non transita dal vaglio elettorale, sarebbe un principio cardine della democrazia da preservare sempre, anche quando la toga è appesa al chiodo.

Palazzo di giustizia

Mentre una toga si trasferisce dal Palazzo di Giustizia al palazzo della Giunta, vanno avanti tra rinvii fumosi e prescrizioni una serie di processi a carico di Michele Iorio. Procedimenti ancora aperti e che meriterebbero uno ad uno una trattazione a se stante, improponibile in questa sede. Possiamo, a beneficio del lettore, solo ricordarne il nome in “codice” di quelli più conosciuti: Bain & Company, Turbogas,  Black Hole, Huscher, Termoli Jet, Zuccherificio.

Zuccheropoli

Quella dello Zuccherificio del Molise è l’emblema di come la politica industriale di Iorio & Co non solo sia fallimentare ma addirittura scellerata. L’Infiltrato sull’argomento ha condotto un’inchiesta dettagliatissima che nessuno ha mai smentito. Decine di milioni di euro buttati in una spericolata operazione di salvataggio dello stabilimento saccarifero termolese senza che ciò abbia sortito alcun effetto. Sullo sfondo della vicenda la figura di Remo Perna, dominus di un complesso gioco di scatole cinesi che lo ha portato di fatto, e per percorsi che vanno ancora chiariti, a muovere i fili di quella che abbiamo chiamato “Zuccheropoli”. Un’operazione da oltre 50milioni di euro nella quale risultano pesantemente coinvolte strutture e dirigenti della Regione Molise come dimostrato nella nostra inchiesta. Tutto tace, anche qui è tutto fermo. Verrebbe da chiedersi, e lo facciamo: chi copre chi?

Il golpe bianco

Una storia della quale nessuno ha mai parlato è quella della modifica di fatto dello statuto della Regione Molise. Quella compiuta da Iorio attraverso un golpe bianco, silenzioso: quelle delle dimissioni imposte ai Consiglieri regionali divenuti assessori. Un’operazione che ha espropriato il corpo elettorale dal proprio diritto di scelta della rappresentanza istituzionale. Il Consiglio regionale uscente, così come modificato dagli ingressi di nuovi consiglieri subentrati agli assessori dimissionari, è cosa totalmente diversa da quello scelto dal corpo elettorale alle scorse regionali. Il fatto, che potrebbe apparire di poco conto, è invece un segnale inquietante per la democrazia. Esso ha prodotto non solo un Consiglio “negoziato”, e cioè composto da Iorio trattando con gli entranti le dimissioni degli uscenti, ma anche una Giunta regionale priva di ogni potere. La spada di Damocle, legata alla revoca della nomina assessorile, ha prodotto una Giunta totalmente depotenziata e appiattita sulle decisioni e i voleri del presidente. Troppo il terrore di lasciare uno scranno comodo e redditizio; meglio soggiacere ai voleri del capo.

Una conclusione

Fino a che punto si sia spinta la notte lo sapremo solo nella serata di lunedì prossimo. Allora i giochi saranno realmente fatti. Nell’aria c’è voglia di cambiamento, ma non è detto che questo diventi aurora. Spezzare questa oscurità, si può. Si può fare, dice Paolo Di Laura Frattura, e noi ci vogliamo credere. Si può, specie se si tiene a mente che votare Iorio equivale a votare Berlusconi, il convitato di pietra di questa elezione. Quella che si sta per compiere non è una scelta geometrica, tra centrodestra e centrosinistra. E’ una scelta di prospettiva: tra futuro e passato. Iorio è passato e noi ci auguriamo che lunedì prossimo sia passata anche la notte.


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