EDITORIALE/ Strozzini della politica

di Pasquale Di Bello

Le elezioni regionali del Molise bussano alle porte. Si vota domenica 16 e lunedì 17 ottobre e il test elettorale è qualcosa di più della semplice scelta di un presidente di regione. E’ un referendum per abrogare insieme alla coppia Iorio/Berlusconi un perverso sistema di sequestro della democrazia e della libertà. Favorita dalla ferrea legge dell’omertà, in Molise si sta concludendo non la campagna elettorale, ma la più grande operazione di strozzinaggio elettorale che questa terra ricordi. Dal versante del centrosinistra, al contrario, si respira un’aria nuova, di liberazione. Prima dei voti si cercano i volti delle persone. Basterà?

Si vota. Il Molise, domenica e lunedì prossimi, va alle urne per scegliere il nuovo presidente della Regione. La scelta vera,

Michele Iorio e Silvio Berlusconi

Michele Iorio e Silvio Berlusconi

tuttavia, non è questa. Posto come la semplice elezione di un governatore, quello molisano è un test che rischia di essere sottovalutato. E’ qualcosa di più e di più complesso.

Cominciamo col dire che esso ha tutte le caratteristiche di un referendum: pro o contro Michele Iorio, il presidente uscente che governa ininterrottamente da dieci anni e che si candida ad altri cinque di potere assoluto. Su Iorio gli elettori saranno chiamati a un giudizio politico inappellabile. Saranno cioè chiamati a confermare o ad abrogare Iorio: l’autore, il regista e il mandante di un sequestro, quello della libertà di un popolo, fedelmente eseguito dalla camarilla di poteri forti che di Iorio hanno assecondato l’ascesa e che crollerebbero miseramente qualora uscisse di scena.

Un sequestro di libertà mascherato dalla sceneggiata delle urne. I molisani vanno ai seggi liberamente solo nel senso che ad accompagnarli non sono i gendarmi; per il resto il loro è un voto con i ferri ai polsi. La cataratta clientelare scesa sul Molise, il moto perpetuo della precarietà, quello delle assunzioni pilotate sino alla soglia della cabina elettorale, di fatto tolgono agli elettori la possibilità di un voto espresso coscientemente e liberamente. Il ricatto politico-clientelare, quello che droga pesantemente il consenso che negli anni si è coagulato intorno a Iorio, è l’unico propellente che manda avanti un sistema politicamente eversivo e abilmente contrabbandato per democrazia.

Dinanzi a questo macello di democrazia e di libertà i molisani hanno reagito col più classico e perverso meccanismo dei sequestrati: la sindrome di Stoccolma. Innamorati del proprio carnefice politico hanno continuato a votare insieme a Iorio anche tutte le lugubri controfigure che hanno metastatizzato ogni istituzione molisana. In questo accompagnati da una sinistra sempre impotente e spesso complice. Negare che larga parte della sinistra sia stata lo zimbello del villaggio costruito da Iorio sarebbe un atto di disonestà intellettuale oltre che politica, specie adesso che sul quadrante della storia molisana batte l’ora delle liberazione. Allo sbandamento e agli stenti iniziali del centrosinistra si è sostituito nelle ultime settimane un afflato corale. Come l’hanno chiamata, da Vendola a Bersani allo stesso Frattura, quella del centrosinistra è una campagna elettorale che va alla ricerca dei volti prima dei voti. Se qui si cerca il volto, l’anima e la passione delle persone, dall’altra parte, quella di Iorio e soci, la macchina clientelare passa solo all’incasso. Quelli che vengono consegnati agli elettori di Iorio non sono santini elettorali, sono cartelle di pagamento immediatamente esecutive. Gli interessi del prestito clientelare, le vergogne legate alla gestione dei fondi post sisma, a quelli post alluvione, a quelli dell’art. 15, vengono ora messi a capitale. Lorsignori passano all’incasso e l’operazione di strozzinaggio politico, contrabbandata per campagna elettorale, non risparmia nessuno. Ecco perché bisogna votare come se fosse un referendum: è necessario abrogare Iorio e lo iorismo per liberare il Molise dagli strozzini della politica.

E’ ora di spezzare la legge dell’omertà, per il bene del Molise e per quello dell’Italia. Abrogare Iorio significa abrogare Berlusconi. Abilmente i due hanno evitato di farsi vedere insieme in campagna elettorale. L’ennesimo gioco di prestigio di una coppia che ha condiviso tutto e a cui ora non resta da condividerne un’unica cosa: la vergogna.

 

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