EDITORIALE/ In piedi in mezzo a un mondo di rovine.

di Pasquale Di Bello

Michele Iorio, governatore uscente, viene riconfermato alla guida del Molise per un pugno di voti. Poco più di millecinquecento. Decisiva la complicità del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che con la sua ottima quanto inutile performance riconsegna il Molise ad altri cinque anni di buio. Iorio vince numericamente ma perde politicamente: l’atteso plebiscito è restato una chimera. Dall’altra parte, sul versante del centrosinistra, Paolo Frattura ha mostrato ai molisani che una possibilità di cambiamento esiste e va coltivata. In primavera si andrà alle urne per le elezioni politiche: è questo il prossimo appuntamento, buono a mandare a casa Berlusconi e chi oggi in Molise lo rappresenta.

Il Molise ha votato e i dati di valutazione al momento sono tre: uno numerico, uno politico, l’altro folkloristico. I Michele Iorionumeri dicono che con uno scarto di poco superiore a millecinquecento voti Michele Iorio, presidente uscente, ha vinto le elezioni. Il dato politico, complici gli stessi millecinquecento voti, dicono che Michele Iorio le elezioni le ha perse. Il dato folkloristico, quello cioè di una inutile tarantella contrabbandata per impegno civico, dice che il movimento comico 5 Stelle ha conseguito un’ottima quanto inutile messe di voti superiore alle diecimila unità. Cominciamo da qui la nostra breve analisi, sulla quale ritorneremo quando sarà disponibile l’esploso dei dati.

5 Stelle: grilli o cavallette?

Il Molise ha perso un’occasione storica, quella di spazzare via la ragnatela politico-clientelare che da dieci anni (ora saranno quindici) la paralizza, e se l’appuntamento con la Storia è saltato la responsabilità, numeri alla mano, è solo una. Ha un nome, un cognome e una sigla: Beppe Grillo, movimento 5 Stelle. I molisani, a cui è stato rapinato il diritto alla speranza e la speranza in un futuro migliore fatto di libertà, diritti, solidarietà, merito, regole, devono ringraziare il comico genovese e la folkloristica pattuglia di autolesionisti locali che ne ha incarnato la filosofia. Affacciati sul nulla, figli di un nichilismo narcisista e ricorrente come la febbre terzana, gli amici del grillo portano oggi sulla coscienza i prossimi cinque anni di devastazione e saccheggio che attendono il Molise. Invece del foglio di via a Iorio è stato consegnato un nuovo libretto di circolazione. L’identikit e le impronte digitali dei complici di Iorio sono chiari: l’uno e le altre appartengono a quella nuvolaglia inconcludente dell’antipolitica che oggi, carte alla mano, è il miglior alleato della peggiore politica. Gabellati per grilli, quelle che ieri sono scese sul Molise sono in realtà cavallette buone in una sola cosa: la devastazione. La distruzione di un raccolto che altri avevano propiziato dissodando, seminando, curando un campo, quello molisano, oggi flagellato dai morsi di questi lorsignori a cui è già riservato un posto d’onore nella bacheca dei fossili del Consiglio regionale. Sempre che il candidato presidente dei grillini vi entri, perché ciò, al momento, pare essere in dubbio. Ciò che invece è certo sono i cinque anni di buio che Grillo e grillini hanno regalato al Molise, cinque, come il movimento: ogni stella un anno di buio.

La logica dei numeri. Iorio vince.

Pronti come al segnale di un invisibile direttore d’orchestra, i clientes di Michele Iorio, i politicamente ricattati e i politicamente ricattabili, hanno risposto quel tanto che basta alla riconferma del governatore uscente. Dopo un’altalena protrattasi sino all’alba, il dato finale, ampiamente al di sotto delle aspettative della vigilia, è chiaro: Iorio è, per la terza volta il presidente del Molise. Le cause, le concause, le circostanze e i favoreggiamenti non sono oggi materia di discussione. Le analisi dettagliate, quelle andranno fatte a mente fredda. E’ chiara però una cosa: Iorio ha vinto, seppur in articulo mortis. Il resto, oggi, specie in una regione di servi sciocchi e osannatori a cottimo, sono chiacchiere da fureria.

La logica della politica. Iorio perde.

Assodato che i numeri danno a Iorio il diritto tecnico al governo, e ferma restando l’analisi dettagliata da farsi con calma e numeri precisi, a botta calda una cosa la si può dire con certezza assoluta. Politicamente Iorio queste elezioni le ha perse. Il voto di ieri traccia una linea di demarcazione netta tra quello che è stato e quello che sarà. Arrampicandosi sugli specchi, Iorio ha parlato di vittoria difficile in ragione di una non meglio comprensibile crisi generale, una vuota fumisteria degna del dichiaratore. In realtà, Iorio doveva vincere a man bassa e oggi si trova ad amministrare una regione divisa in letteralmente in due. La sconfitta politica sta in questo: comunque la si giri, e al netto del velleitarismo grilloide, il Molise ha bocciato principalmente lui, Iorio. Il dato del voto disgiunto (che dalle prime informazioni appare cospicuo) sta lì a dimostrare la disaffezione dei cittadini verso il personaggio. Iorio vince, ma dopo un voto mozzafiato che lo ha tenuto sul filo del rasoio sino a tarda notte e che lo ha salvato solo grazie all’affermazione di una mezza dozzina di marescialloni della maggioranza che lo sostiene. Iorio doveva stravincere ma solo un pugno di voti clientelari l’ha ricostituito in padrone di un popolo.

Uno sguardo al futuro.

La battaglia condotta da Paolo Frattura è oggi patrimonio di un Molise antagonista che va sostenuto, difeso e valorizzato. Adesso è il momento del silenzio, poi verrà quello della riflessione e dell’analisi. Il dato di oggi, quello di un Molise dove Iorio col suo quarantasette per cento è minoranza al governo, è un dato di partenza non un punto di arrivo. Da qui ripartiamo e questo è un successo inaspettato, impensabile mesi addietro. Le elezioni sono perse ma resta la voglia di cambiamento che andrà trasformata in antagonismo sociale. Insieme ai rappresentanti dell’opposizione che varcheranno l’aula del Consiglio regionale del Molise, occorrerà organizzare una rete civica capace di tenere insieme persone e intelligenze, un’opposizione sociale prima ancora che politica, che sia capace di tener vivo l’antagonismo e l’alternativa, oseremmo dire antropologica, non solo a Iorio ma anche  alla suprema cretineria qualunquista che oggi gli ha riconsegnato il Molise. In questo la rete, il web, sarà un alleato formidabile. La sfida ai mariuoli della raccomandazione e all’autolesionismo cartesiano di chi oggi, di fatto, gli è complice sta in questo: restare in piedi in mezzo a quello che oggi è solo un mondo di rovine. A primavera c’è un appuntamento – un altro – con la Storia, vediamo di non mancarlo. Non potremo mandare via Iorio, ma il suo compare Berlusconi sì. Lui e chi in Molise lo rappresenta. Intelligenti pauca.

 

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