EDITORIALE/ Il principe della zolla

di Pasquale Di Bello

Antonio Di Pietro non ci vede chiaro e ha scritto al Ministro dell’Interno per fare luce sugli esiti delle recenti elezioni regionali del Molise. Molte anomalie e altrettante incongruenze che dopo la denuncia fatta da Infiltrato.it diventano con l’approdo in Parlamento un caso nazionale. Il Viminale dovrà adesso necessariamente riferire sulla regolarità delle operazioni di spoglio e conteggio dei voti. Una richiesta, quella fatta da Di Pietro, che rafforza i sospetti su un Watergate made in Molise, uno scandalo molto probabile dove si mescolano cialtroneria e compiaciuti silenzi.

il_leader_dellidv_antonio_di_pietroHa preso carta e penna e ha scritto al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Tonino Di Pietro, che a sintassi sta scarso, quanto a coglioni invece ne ha da vendere. E’ l’unico, tra i mollaccioni molisani, che tiene realmente a questa terra: una pattumiera politica contrabbandata per Regione. Al ministro, con una interpellanza, il leader dell’Idv ha chiesto di far luce sulle anomalie occorse durante le operazioni di spoglio delle recenti elezioni regionali del Molise. “I cittadini – afferma Antonio Di Pietro – hanno il diritto di sapere se le votazioni si sono svolte in maniera corretta o se queste siano state viziate da errori di varia natura, in particolare quelli dovuti al conteggio del voto disgiunto. Indiscrezioni, queste, riportate anche da diversi organi di stampa

Il caso Molise, con questo passaggio parlamentare, diventa un caso nazionale. Noi di Infiltrato.it lo abbiamo chiamato Watergate, pur non essendo un caso di spionaggio ma di cialtroneria mescolata a silenzi compiaciuti. Tuttavia l’analogia con lo scandalo che portò Nixon alle dimissioni c’è, e sta nella scoperta e nella denuncia del misfatto compiuta dalla stampa. Tonino Di Pietro, genericamente, parla di “organi di stampa”. Ma sbaglia. L’Infiltrato è stato il primo a sollevare la questione e ad oggi l’unico tra i media che mantiene il punto. I tiepidi gridolini che si sono levati da altri organi sono giunti tardivi e blandi e con occhi sempre strabici: uno per i ladroni, l’altro per gli interessi della taverna. Il resto, al netto dell’Infiltrato e dei gridolini, è vuoto pneumatico, silenzio siderale, propaganda gabellata per informazione. Come finirà lo abbiamo scritto ieri: Iorio verrà proclamato eletto, partiranno i ricorsi e tra un anno sarà tutto da rifare. Un contrappasso per analogia attende l’uomo di Morrone: per un incidente Iorio è diventato dieci anni fa presidente del Molise e per un incidente uscirà di scena.

Dieci anni fa fu un cittadino elettore a spianargli la strada, adesso a scavargli la fossa (fossa politica, lo precisiamo per i duri di comprendonio e i tanti in malafede) saranno decine di migliaia di molisani che hanno dato un segnale chiaro: ora basta! Un grido, misto di rabbia, liberazione e gioia (perché c’è anche festa in tutto questo), che è rivolto a tutti: ai lorsignori del Palazzo, in primis, e poi a quella società tanto civile quanto dormiente, alle organizzazioni sindacali e datoriali, agli altri poteri dello Stato presenti sul territorio, alle associazioni, a quella Chiesa tanto interventista a Roma quanto catacombale in Molise. Il segnale lanciato dal popolo è chiaro e, va detto, l’unico che pare averlo capito realmente è il contadino di Montenero di Bisaccia. Preso con un’immagine breriana, Di Pietro è un principe della zolla: ha un fiuto animale del goal.

Con l’interpellanza a Maroni ha messo la palla in rete. Adesso aspettiamo la risposta del Viminale e ci attendiamo, dal ministro, che faccia tutti gli accertamenti necessari. Nessuno escluso, compreso quello di guardare alle indiscrezioni riportate dagli “organi di stampa”. Signor ministro, non si spaventi, non sarà una gran fatica, basterà che lei dia un’occhiata alle molte testimonianze da noi riportate. Noi le abbiamo acquisite e riscontrate quanto a genuinità della fonte, quindi le abbiamo pubblicate a beneficio del lettore. Altro non potevamo fare. Le indagini non competono a noi, semmai ad altri che in tal senso sollecitiamo. Noi raccontiamo i fatti, anzi, i misfatti come in questo caso va detto.

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