DIMISSIONI CONSIGLIERI ISERNIA/ Qui centrodestra, parla Raimondo Fabrizio: “Non ho firmato. Espulsione? Non so..”

Quanto accaduto a Isernia non ha precedenti. A 17 giorni dalla vittoria Ugo De Vivo è caduto. Il centrodestra, in blocco, ha rassegnato le dimissioni. Abbiamo parlato, in esclusiva, con uno dei firmatari, Pietro Paolo Di Perna (Apm) e con uno dei pochi che ha deciso di non firmare le dimissioni, Raimondo Fabrizio (Pdl) che ci dice: “sono arrivato stamattina alla riunione del partito e ho trovato già il notaio che raccoglieva le firme. Appena visto l’andazzo, me ne sono andato”. Ed ora Fabrizio, per aver disobbedito, rischia l’espulsione.

di Carmine Gazzanni

raimon_fabrizioLe ragioni delle dimissioni del centrodestra, come abbiamo già anticipato, vanno ricercate proprio attorno ad una questione cruciale: la giunta tecnica scelta e nominata da De Vivo non sarebbe poi così ‘tecnica’: “le dimissioni – ci dice Pietro Paolo Di Perna, uno degli eletti in Alleanza Per il Molise – sono arrivate perchè De Vivo non aveva la benchè minima voglia di tenderci la mano e questo non era giusto! Isernia, se proprio lo vogliamo dire, aveva detto che a governare in giunta dovevamo essere noi, ma come ben sai questo era impossibile. Avevamo chiesto una giunta di tecnici senza colori politici e nemmeno questo è stato accettato, mi domando e ti domando dov’è la collaborazione?”.

Sarebbe, dunque, la mancanza di una giunta secondo il centrodestra realmente estranea ai partiti ad aver portato alle dimissioni. Dimissioni, però, che non sono state rassegnate da tutti. Infiltrato.it, in esclusiva, ha contattato uno di coloro che si è opposto al diktat del partito, Raimondo Fabrizio, il quale ci ha raccontato – con una voce che mal cela rabbia, sgomento e disapprovazione – cosa sarebbe accaduto questa mattina. Da non crederci: “c’era una riunione del partito questa mattina. Ma quando sono arrivato era già presente il notaio che stava raccogliendo le firme. Quando ho visto l’andazzo, me ne sono andato”. Nessuno del partito gli ha chiesto spiegazioni o ha parlato con lui: quello che contava era avere il numero per far cadere De Vivo. Numero che si era raggiunto. Verrebbe, insomma, da chiedersi dove sia la democrazia all’interno della coalizione di centrodestra.

Sulle ragioni anche Fabrizio riconosce che, nei fatti, non ci sarebbe stata nell’elezione della giunta una scelta realmente estranea agli interessi di partito: “obiettivamente la giunta non era proprio tecnica, però non condivido le dimissioni. Ci si poteva perlomeno provare”.

Intanto, le voci sull’espulsione dei disobbedienti sono sempre più insistenti. “Per ora – ci dice ancora Fabrizio – non mi è arrivata alcuna comunicazione. Nè tantomeno qualcuno mi ha chiamato, contattato o altro. Sono completamente all’oscuro di tutto”.

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