DANILO LEVA/ “Questa è la madre di tutte le battaglie.”

di Andrea Succi

È stato più semplice del previsto trovare il titolo per questa intervista con il segretario regionale del Pd molisano. “La madre di tutte le battaglie”: la tornata elettorale di metà ottobre che vedrà contrapposto il candidato del centrosinistra, Paolo Di Laura Frattura, al Governatore uscente Michele Iorio, centrodestra. “La madre di tutte le battaglie”, per surriscaldare una campagna elettorale al cloroformio e mandare un messaggio chiaro agli elettori: “Siamo pronti per vincere”, dichiara Danilo Leva, “ma per superare lo iorismo dobbiamo tutti mettere in campo un’azione culturale oltre che politica”.

Danilo Leva, segretario regionale del Pd Molise“La madre di tutte le battaglie”, per caricare i suoi con il piglio del giovane leader e rispondere alle critiche, feroci, che gli piovono come enormi chicchi di grandine sulla testa. “Da destra e sinistra, ma sono uno che sa prendersi le sue responsabilità, con il coraggio delle idee”, risponde Leva. Abbiamo provato a sintetizzare in pochi punti le accuse che più spesso gli vengono rivolte, da “reuccio degli inciuci” a “D’Alema molisano” fino a “giovane vecchio della politica”. E se “un viaggio di mille miglia comincia con un solo passo”, il primo che abbiamo fatto riguarda un giuramento.

 

Giuri di dire la verità, nient’altro che la verità?

Come sempre.

No. Devi dire “lo giuro”.

Lo giuro, come sempre.

Giuri di essere un comunista doc?

Mai stato comunista.

Ma questo è uno scoop!

Io sono nato con il Pds, quando il Partito Comunista già non c’era più. Sono un uomo di quella sinistra riformista, inserita nel solco del socialismo europeo.

In Molise sei il segretario di partito più criticato.

Quando si compiono delle scelte ci si attira spesso le critiche, cosa che non accade quando invece ci si limita a fare il notaio.

Però così sembra che tu sia l’unico decisionista, mentre gli altri segretari stanno a guardare.

Quando mi convinco di un’idea o di una proposta vado fino in fondo, costi quel che costi. Sento il dovere e la responsabilità di indicare anche una strada, oltre che fare – banalmente – il notaio di tutto ciò che accade all’interno o all’esterno del Pd.

Ho provato a sintetizzare in pochi punti una lunga sfilza di accuse che ti vengono mosse. La prima, e più ricorrente, è che sei una sorta di D’Alema molisano (sorride, ndr) , un giovane vecchio della politica che ha perso, strada facendo, gli ideali giovanili.

Gli ideali, i valori e i principi di 15 anni fa, quando ho iniziato, li porto ancora dentro di me. Ed è l’unico motivo per il quale faccio ancora politica. Lottare per una società migliore, che offra ai giovani un’opportunità in più dei propri padri. E sono d’alemiano da sempre, anche qui con coerenza.

D’alemiano…

Ho un’idea della politica molto pragmatica, dove per vincere un’elezione non è sufficiente solo il cuore ma spesso ci vuole anche la testa. E ho una visione della politica che mette in secondo piano la propria persona rispetto a tutto il resto, come ho sempre fatto. Anche stavolta, quando in tanti mi chiedevano di candidarmi alla Presidenza della Giunta Regionale e invece ho preferito perseguire un’altra strada.

Si dice che Bersani ti abbia fortemente sconsigliato dal compiere questo passo, perché ti saresti bruciato – troppo giovane – la carriera politica.

Smentisco. Con Bersani abbiamo condiviso l’idea di allargare la coalizione e i confini del centrosinistra e, in questa ottica, la mia candidatura non era adatta: un buon dirigente politico non deve limitarsi a fotografare l’esistente ma deve avere anche la capacità di creare scenari nuovi. Con la candidatura di Paolo ci siamo riusciti.

Riprendiamo con le accuse. Si dice che tu, in realtà, sia il miglior alleato di Michele Iorio, come D’Alema lo è di Berlusconi (vedasi Bicamerale). Saresti il reuccio degli inciuci tra centrosinistra e centrodestra.

Questo è un vizietto di una certa sinistra che preferisce i predicatori di un mondo impossibile a coloro che si battono quotidianamente per cambiare il mondo un po’ alla volta. Nel passato e nella storia di questo paese ci si è sempre scagliati contro i secondi, in diverse fasi. È accaduto in Italia come in Molise. Non a caso le tv e i giornali di sistema, o di regime perché da questo punto di vista in Molise c’è un regime, attaccano sempre ed esclusivamente il sottoscritto. Evidentemente provoco più fastidio di altri.

Ancora: nonostante le sconfitte elettorali del centrosinistra negli ultimi anni, resti comunque incollato alla poltrona.

La cederei volentieri la poltrona da segretario regionale…

Così parlò Berlusconi, che se ne andrebbe volentieri ma nessun altro è in grado di prenderne il posto.

No, no, no.  Fortunatamente non siamo come Berlusconi. Il Pd è pieno di risorse umane di grandi capacità. Ci stiamo sforzando di tirare su, anche localmente, una nuova classe dirigente.

All’accusa di “poltronismo” cosa rispondi?

In politica si può vincere e si può perdere, così com’è successo a me. Ma questa è la madre di tutte le battaglie. Dopodiché Danilo Leva si candida come un comune mortale senza nessuna pretesa e confrontandosi direttamente con gli elettori. Così come ho fatto quando ho vinto le primarie per la segreteria del Partito, ruolo che eserciterò fino alla scadenza del mandato.

Ti indicano come l’uomo che ha spostato forse troppo verso il centro, quindi troppo verso l’area moderata, l’asse del Partito Democratico.

Il Pd oggi ha avuto il coraggio di mettere in campo una proposta dirompente, da partito riformista quale deve essere, nato perché al proprio interno possa trovare casa una nuova generazione. E in Molise, per cambiare e guardare al futuro, c’è bisogno di un nuovo patto sociale, che nasce dall’esigenza di un confronto tra cattolici, moderati e riformisti progressisti. Paolo è la sintesi di questo nuovo patto che nasce e viene siglato per cambiare il Molise.

Non c’è il rischio di lasciare per strada gli idealisti, “quelli di sinistra”?

Io sono uno di sinistra, alla pari di “quelli di sinistra”. Però penso che la mia identità non si annacqua confrontandomi con i moderati, anzi credo che da questo confronto possa nascere, com’è nata, una proposta seria per una nuova stagione di crescita, cambiamento e sviluppo.

Forse, al di là delle accuse, potresti avere un problema di comunicazione, nel senso che non ti si dà atto di quelle cose – poche o molte che siano – che di buono hai fatto.

In parte è così e in parte no. Credo che tacere o nascondere alcune proposte e iniziative che in questi anni abbiamo preso come Pd sia sempre funzionale ad una certa stampa, che oggi è tutta protesa al mantenimento dell’attuale sistema di potere, da cui è foraggiata. La qualità della democrazia in Molise si misura anche sulla qualità del suo sistema di informazione ed è per questo che noi, in Consiglio Regionale, ci siamo battuti perché venisse approvata una legge sull’editoria, che stabilisse regole certe e trasparenti per tutti gli operatori del settore.

A che punto siamo?

Non è arrivata all’approvazione perché la maggioranza ha preferito mantenere lo status quo.

Roberto Ruta si è preso la paternità della scelta di Paolo Frattura, quando invece i retroscena raccontano che in realtà tu eri arrivato su quel nome prima di tanti altri.

(ride) Frattura l’ho scelto insieme ad altre persone.

Ma il nome chi l’ha fatto? Si dice l’abbia fatto tu. Eppure la paternità se l’è presa Ruta…

(ride ancora) Su quel nome ci siamo arrivati in tanti. Io mi sono esposto – forse questo sì – più di altri, prendendo schiaffi da destra e da sinistra. Però non me ne pento.

Altri invece si chiedono e vi chiedono:”Come v’è saltato in mente di candidare Frattura?”

Perché è il Presidente di Unioncamere Molise, una delle massime istituzioni della regione; perché ha dimostrato grandi capacità nell’amministrare l’ente camerale, tanto è vero che per ben tre volte ha ricevuto il premio da parte della Presidenza della Repubblica, come amministrazione migliore d’Italia nel contenimento dei costi ed efficienza della spesa; perché Paolo ha le caratteristiche per incarnare quel nuovo patto sociale.

In Molise si gioca anche un’altra partita, che è quella nazionale.

Non c’è dubbio che abbiamo la grande occasione di mandare un messaggio al Paese e dire che Berlusconi è arrivato al capolinea e che è ora di cambiare governo regionale e di voltare pagina in Italia.

Chi ti vuole bene dice che sei l’unico consigliere del Pd che versa una quota del suo stipendio al partito.

Non sono l’unico e verso come ho sempre versato. Non faccio politica per arricchirmi.

Lo dici per non fare polemica o perché è così?

Verso come altri. E continuerò a fare politica per impegno civile, perché ci credo e ci metto passione. Ho fatto una proposta di legge per la riduzione dei costi della politica…

Quando?

Cinque anni fa. È stato il primo atto concreto del mio insediamento, insieme a Massimo Romano e altri. Io ero il primo firmatario. Una delle nostre prime azioni di governo dovrà essere sui costi della politica. E poi questa storia delle auto blu…

Tu ce l’hai l’auto blu?

Io c’ho un’auto grigia, una 147 anche abbastanza usata..

E l’autista?

Nemmeno.

Sei demodé insomma…

Se dovessi fare l’assessore non utilizzerei l’auto blu, perché siamo ben pagati e possiamo farne a meno. Per recuperare credibilità la politica ha bisogno di essere sobria.

Sempre chi ti vuole bene dice che i soldi incassati dall’attività politica vengono fatti girare, nel senso che sostieni i circoli sparsi nei vari territori, sovvenzioni di tasca tua le feste del partito…

È vero.

E gli altri lo fanno?

È una domanda da fare agli altri questa.

Tre cose di cui vantarsi per questi 5 anni di attività politica.

(ci pensa) La dedizione…

Non è una cosa concreta.

Ah, cose concrete?

Si.

La proposta di legge sulla riduzione dei costi della politica; la proposta di legge – non me ne vogliano i miei corregionali – che riguarda quella straordinaria Valle del Volturno in cui io vivo e che prevedeva l’istituzione di un parco archeologico a San Vincenzo a Volturno; la proposta di legge di riorganizzazione del turismo dove c’è una normativa vecchia che risale agli anni ’50. Oltre alle iniziative volte…

Tre sono sufficienti…

Più le battaglie fatte a difesa della sanità pubblica, della scuola pubblica, dell’università, dei trasporti. Abbiamo fatto tante cose, ma le prime tre sono quelle a cui tengo di più.

Tre cose che col senno di poi avresti potuto fare meglio.

Non ce ne sono solo tre, tutto è migliorabile.

Tre…

(ci pensa) Sempre sul piano dell’attività istituzionale?

Certo.

Avremmo potuto fare più casino sui numerosi provvedimenti che il Governo Regionale ha portato in aula. Siamo stati forse troppo remissivi. Avrei potuto amalgamare meglio la squadra dei consiglieri regionali, che è stata un disastro da questo punto di vista: tante buone individualità, ma è mancato il collettivo. E parlo di tutto il centrosinistra. L’altra cosa che avrei potuto fare meglio…..(ci pensa qualche secondo) …..non mi viene.

Un flash su Michele Iorio.

È un ottimo giocatore di poker.

Quali sono i tuoi rapporti con Aldo Patriciello? C’è chi dice siano ottimi…

Abbiamo rapporti di cordialità, come con persone normali.

E che pensi di Patriciello?

Ci limitiamo al buongiorno e buonasera, non ci siamo mai frequentati, né in politica né fuori dalla politica.

Ma che pensi di Patriciello?

È l’europarlamentare della nostra regione…

Meglio o peggio di Iorio?

Li metto allo stesso livello. A Patriciello è mancato il coraggio di fare quello che dice, per cinque anni ha criticato Michele Iorio e poi improvvisamente, alla vigilia delle elezioni, è risbocciato l’amore. Se ne sono dette di tutti i colori e credo che ad amalgamarli siano interessi particolari.

Tre motivi per cui votare Pd.

Perché bisogna consolidare quella che è la gamba di governo di Paolo Frattura; perché il Pd è la forza politica che ha proposte concrete per far migliorare il Molise; perché il Pd rimetterà al primo posto nell’agenda della nostra regione il lavoro, combattendo la precarietà.

Anche voi promettete 5.000 posti di lavoro?

Io dico che innanzitutto dovremmo rendere meno precari quelli che ci sono. E basterebbe un provvedimento di buonsenso: rendere un’ora di lavoro a tempo indeterminato meno costosa di un’ora di lavoro a tempo determinato. Per far questo si sarebbe potuto utilizzare il Fondo Sociale Europeo e incentivare le imprese molisane a trasformare i contratti da determinati in indeterminati. Invece si è preferito polverizzare quelle risorse in una miriade di corsi di formazione più utili per gli enti che per i ragazzi molisani.

Tre motivi per cui votare Danilo Leva.

Ma questo lo facciamo scegliere agli elettori…Però posso dire che la politica deve essere vissuta con passione e disinteresse, e io su questo sono disposto a sfidare chiunque. Con il coraggio delle idee e delle proposte, sono uno che si è sempre preso le sue responsabilità.

Un aforisma che ti rappresenta.

(ride) Trovatelo voi.

Non si può…

Coraggioso.

No. Un’aforisma, un motto, una frase…

(ci pensa) Un viaggio di mille miglia comincia con un solo passo…

 

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