Crisi economica: il mare diventa sempre più salato e inaccessibile

I molisani non riescono più ad andare in vacanza per lunghi periodi.  La crisi economica e il lavoro che non c’è rendono tutto più triste e salato. Mentre i lidi si svuotano, le spiagge libere si affollano di turisti della domenica con lasagne a bordo.

di Viviana Pizzi

vacanze_lidi_vuoti1La crisi molisana e nazionale si sente anche in vacanza. Del lavoro che non c’è non si parla mai abbastanza. Non basta far sapere che oggi, in nome della mancanza di denaro, c’è chi perde la sua unica possibilità di sostentamento soltanto per aver “parlato troppo”. C’è chi, come Giuseppe Spina (ex Solagrital), ha pagato per aver lottato apertamente contro un sistema che lui definiva malato. Chi come Costantino Manes e Flavia Murolo (ex Sevel) è fuori dalla fabbrica in nome della crisi. E anche chi, come i lavoratori della Fiat iscritti alla Fiom, si deve ancora accontentare di decurtazioni salariali se vuole dare un reddito alla sua famiglia. Fino alle ferie questi lavoratori avranno percepito 750 euro in meno degli altri.

Ma l’estate passa e la voglia di vacanze resta. Come affrontarle? Con i soldi che non ci sono resta poco da fare. Zaino in spalla, un panino in borsa, pochi soldi a disposizione ed ecco il mare mordi e fuggi. Erano ormai anni che non si vedevano queste scene: famiglie intere provenienti dai paesi del Molise interno con ombrelloni e sdraio al seguito e perché no anche con i ruoti pieni di insalate di riso, lasagne e gelati fatti in casa. Sulle spiagge molisane e abruzzesi la crisi si fa sentire. I lidi a pagamento sono sempre più vuoti mentre le spiagge libere invase dai turisti della domenica. Pronti a dimenticarsi per un giorno della crisi che incombe e degli anticicloni africani (Caronte e Minosse).

È proprio sulle spiagge che la crisi assume i toni più amari quelli che lasciano poche speranze di futuro. É proprio di fronte al mare, nelle spiagge libere lontane dai juke box e dai tormentoni estivi musicali, che il molisano e anche l’italiano medio si rendono conto di avere poca speranza di futuro. Ma c’è anche chi continua a sognare un domani migliore. Che magari derivi proprio dalle lotte di chi un lavoro non lo ha più ma deve lo stesso far fronte alle esigenze delle sue famiglie.

Il loro sacrificio non deve essere vano. É questo che chiedono le giovani generazioni ormai risucchiate dal vortice chiamato crisi economica.

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