CENTROSINISTRA/ Anche in Molise la spaccatura tra Pd e Idv è (quasi) ufficiale

L’avevamo anticipato lo scorso martedì quando scrivevamo: “L’autunno per il centrosinistra si presenta davvero caldo. Le primarie per la scelta del candidato Premier, le alleanze e il caso Molise, che nel silenzio generale rischia di diventare la vera bomba ad orologeria della prossima primavera. Nella piccola regione oggi guidata dal Pdl si potrebbe consumare lo strappo definitivo tra Pd e Idv”. E, come volevasi dimostrare, alla prima curva i due “giganti” si sono separati: Pd di qua e Idv di là.

di Alessandro Corroppoli

di_pietro_accusa_bersaniMercoledì mattina dinanzi ai cancelli dello stabilimento della Fiat Power Train di Termoli il Partito Democratico del Molise fedele alla sua linea nazionale di sostegno al governo Monti è il grande assente nel comitato promotore dei due quesiti referendari sul lavoro (abolizione dell’articolo 8 e rispristino dell’articolo 18). Ciò che meraviglia non è l’assenza dei fioroni di ruta (versione molisana dei fiori di loto i cui petali sono Danilo Leva e Francesco Totaro e lo stelo Roberto Ruta) ma quella di chi sino a qualche anno fa, quando segretario generale della Cgil Molise, e/o sino a qualche mese addietro da consigliere regionale d’opposizione, faceva del lavoro e della difesa dei diritti dei lavoratori la sua mission vitale. Parliamo di Michele Petraroia, il vuoto incomprensibile dello scorso mercoledì.

Viene da chiedersi: l’ex segretario della Cgil da strenuo difensore dell’articolo 18 si è trasformato in un iper liberista e strenuo credente del libero mercato oppure non essendo lui l’uomo copertina della rivista referendum come nel gioco del poker passa la mano? Come anticipato questo non sarà il primo nè l’ultimo momento di divisione tra le due maggiori formazioni nello schieramento di centrosinistra e in particolare tra il Pd e il partito dell’onorevole Antonio Di Pietro.

A presenziare, e di conseguenza promotori dell’iniziativa referendaria, sono invece L’Italia dei Valori, il partito della Rifondazione Comunista, il partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Ecologia e Libertà e ovviamente la Fiom Cgil.  Quello riunitosi davanti allo stabilimento metalmeccanico di Rivolta del Re è stato subito ribattezzato “il nuovo centrosinistra”. Una formazione in cui la sinistra e il rosso sono predominanti.

Paradosso vuole che a fare da “compare” al comitato sia l’imprenditore più discusso del momento: finito al centro delle polemiche per un presunto conflitto d’interessi nella costruzione di un centrale a  biomasse  Paolo Di Laura Frattura non solo è partecipe attivo ad un’iniziativa di carattere nazionale, che avrà un peso fondamentale in termini di alleanze in vista delle politiche della primavera 2013, ma in qualche modo aderendo alla stessa prende le distanze dal Partito Democratico.

A questo punto una domanda nasce spontanea: Frattura appoggia in toto la linea dipietrista e conseguentemente lascia al proprio destino il Pd oppure funge da ponte per collegare i due mari in burrasca?

Ad oggi è difficile dare una risposta sia in un senso che nell’altro. Difficoltà che aumenta anche per via del silenzio che lo stesso Frattura mantiene sull’argomento: attaccato tutti i giorni sui giornali dal fuoco amico, abbandonato nella lotta legale in merito al ricorso elettorale, rinnegato da quella stessa sinistra che gli sorride davanti alle fabbriche, corteggiato dal Pd e dall’Idv sarà capace di non essere il solito equilibrista della politica politicante e di dare un senso concreto alla sua candidatura? Sarà capace, se si tornerà al voto, di costruire una squadra nuova  e liberarsi della schiavitù dei partiti?

Le uniche certezza in seno al centrosinistra sono le mille divisioni e le altrettante prese di posizione: come dimenticare, a proposito di contadini del consenso, Massimo Romano e il suo movimento Costruire Democrazia?

Il giovane politico di Bojano durante tutta l’estate appena trascorsa ad ogni iniziativa pubblica effettuata si è presentato sotto le vesti del rottamatore molisano. Accompagnato dal suo nuovo “padrino” politico, Nicola Magrone, ha imperversato nelle piazze molisane parlando di nepotismo, di clientelismo e di classe dirigente vecchia e obsoleta. Memorabile lo show del 24 agosto a Montenero di Bisaccia dove, in occasione della presentazione del nuovo volume di Pino Aprile, l’ex procuratore di Larino si lascia andare prima contro Di Pietro: “ Pino (Aprile ndr) mi devi fare un favore. Devi eliminare il Trota dal tuo volume perché quando si cita il trota si pensa a quello lì al nord quando invece, qui in Molise, siamo pieni di trote. Il consiglio regionale ne è un allevamento” e successivamente contro lo stesso Frattura: “Come può un giovane in questa regione sperare in un futuro migliore se si dovesse sostituire l’attuale governatore con la sua brutta controfigura?”. Domande e dubbi legittimi, figuriamoci, ma oltre cosa c’è? Quale la proposta politica?

Massimo Romano e Nicola Magrone, il cui primo obiettivo pare essere quello di spaccare l’opposizione in seno al consiglio regionale, hanno un’idea di società altra rispetto a quella esistente? Hanno da proporre qualcosa in più della giusta e puntuale denuncia? Alla vigilia di possibili nuove elezioni nulla è ancora pervenuto.

L’occasione per avere alcune risposte significative sul futuro del centrosinistra regionale potrebbero arrivare dalle primarie per la scelta del candidato premier: Frattura e Romano si schiereranno e prenderanno posizione? I bersaniani molisani, ossia maggioranza e opposizione del partito, ma diretti da Fioroni, faranno il solito ‘biscotto’ per assicurarsi qualche candidatura sicura tra qualche mese?

Se in Italia c’è il rischio concreto del Monti dopo Monti in Molise, con un’opposizione di comparse, c’è il concreto rischio di passare dal “Iorio dopo Iorio” al “forever Iorio”.

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