CARLO TAORMINA/ A Isernia, in appoggio al candidato D’Uva, l’avvocato la spara grossa: “Occorre una rivoluzione legale”. A volte ritornano..

Questa che sta per cominciare sarà l’ultima settimana di campagna elettorale in vista del voto del 6/7 maggio prossimo. Altri 5 giorni di fuoco per tutti i candidati, altri cinque giorni per sparare nelle orecchie dei cittadini elettori la proprie ricette sociali, economiche e amministrative. Ma soprattutto altri 5 giorni in cui poter ammirare e udire qualche big della politica nazionale che scende nei Paesi della provincia per incantarci con parole mielose di cambiamento oppure scandalizzarci con qualche slogan ad effetto. Ha iniziato Massimo D’Alema qualche giorno addietro ad Isernia e, sempre nel capoluogo pentro sabato è arrivato l’avvocato Carlo Taormina che spiazzando tutti dichiara: “Occorre una rivoluzione legale”.

di Alessandro Corroppoli – Twitter.com/AlexCorroppoli

carlo_taormina_avvocatoFrancamente di Carlo Taormina nessuno ne sentiva la mancanza, forse solo Aldo Biscardi nel suo Processo del Lunedì quando quest’ultimo è assente. Ma rivederlo  seduto di fianco al candidato Sindaco d’Isernia Gianni D’Uva e sentirlo parlare e deliziare la platea accorsa in merito a legalità e moralità si ha la netta sensazione di assistere, in diretta, ad una vecchia puntata di Porta a Porta quando l’avvocato era il difensore Annamaria Franzoni nel delitto di Cogne, e dichiarò che in breve tempo avrebbe risolto il caso. Invece tutti sanno come finì con la condanna della Franzoni ma soprattutto con l’allontanamento dal caso di Taormina. Ma si sa alle volte ritornano per farci non tanto per farci sorridere ma per ricordarci che al peggio non vi è mai fine. 

Carlo Taormina ha un inizio di carriera politica straordinario. Forte dei suoi successi legali si guadagna una candidatura con la Casa delle Libertà (2001). Viene eletto in Parlamento e il 10 Giugno è nominato Sottosegretario agli Interni.

Da questo momento in poi per l’avvocato Taormina inizia un vero conflitto d’interessi e un litigio continuo con i propri compagni di dicastero. Il più clamoroso fu quando, dopo aver bisticciato con Alfredo Mantovano (An) per ottenere la delega sulla sicurezza e la  gestione dei pentiti, incurante del proprio ruolo istituzionale, come nulla fosse, il 26 giugno del 2001, a bordo di un mezzo di Stato con scorta a seguito, raggiunge il Tribunale di Bari per difendere Francesco Prudentino definito dalla Dia “uno dei dieci uomini più pericolosi per lo Stato italiano”. Prudentino era accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, contrabbando. Prudentino era il boss della Sacra Corona Unita. 

Ora se Taormina non fosse stato un dipendete della Stato italiano nulla gli avrebbe vietato di difendere il Prudentino ed invece.

Dinanzi alle autorità giudiziarie baresi si costituirono parti civili la Commissione europea e lo stesso Consiglio dei Ministri. Nell’udienza preliminare Taormina è un vulcano in eruzione. Si esprime contro la tesi dell’avvocatura dello stato, lì presente per conto del governo di cui egli stesso fa parte, contestando la competenza territoriale della corte e sostenne che i “ giudici del nostro Paese non possono giudicare  l’imputato per i reati contestati, perché questi sono stati commessi all’estero”. Quindi per l’allora sottosegretario il processo non dovrebbe svolgersi.

L’incredulità colpisce tutti i presenti a partire dall’avvocato di Stato al Pm passando per il Gup. Ma il meglio il viceministro doveva ancora darlo. Nei giorni successivi i tre neofascisti Zorzi, Maggi e Rognogni vengono condannati all’ergastolo per la strage di Piazza Fontana e la Corte D’Appello di Palermo  condanna a 6 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa il giudice Corrado Carnevale. Il sottosegretario con delega alla sicurezza interpellato dichiara:”Sono sentenze politiche”. Queste parole non solo scandalizzano la minoranza parlamentare che ne chiede le dimissioni ma addirittura il premier Silvio Berlusconi e il Ministro Scajola. Il clima si fa pesante tanto da indurre Taormina ad una scelta. Messo con le spalle al muro per il suo evidente conflitto d’interessi l’avvocato lascia gli incarichi professionali con una dichiarazione sibillina:” nei quali possono essere in gioco gli interessi di Stato” ma ci tiene a puntualizzare:” comunque quei mandati difensivi mi erano stati conferiti da anni”. Ad oltre un decennio di distanza non sappiamo chi conferì a Taormina l’incarico di difendere Francesco Prudentino boss latitante della Sacra Corona Unita. Altro mistero italico irrisolto.

Il 4 dicembre dello stesso anno Taormina si dimette da sottosegretario e torna semplice onorevole. Riprende in mano le carte per la difesa di Prudentino, e si avvierà alla difesa da rotocalchi rosa di Annamaria Franzoni nel delitto di Cogne. Ma nel 2003 riesce ancora a far parlare di se. Il 16 maggio entra in commissione antimafia e decide di prendere il posto di una deputata forzista dimissionaria. Per Lumia e Brutti (Ds) e Vendola (Prc) è inammissibile che “ Faccia parte della Commissione antimafia chi difende i mafiosi”. Il conflitto d’interessi è ancora maggiore rispetto a quello precedente ma l’avvocato Porta a Porta risponde ai tre dicendo:” questa volta non mi dimetto neanche se mi scannano”.

Ma veniamo ai giorni nostri. Carlo Taormina nel 2010 lascia Forza Italia e Berlusconi è fonda la Lega Italia un microscopico partito con il quale tenta la scalata, sempre nello stesso anno, alla Presidenza della regione Lazio. È il marzo 2010 ma poche settimane prima del voto la lista viene esclusa  dalla competizione elettorale.

Con Gianni D’Uva lo lega un’antica democristiana amicizia. I due nel 1996 contribuirono alla nascita della Nuova Dc dove l’ex onorevole era il Segretario e l’avvocato isernino il suo vice.

A distanza di 16 anni Taromina arriva in Molise per sostenere il suo amico D’Uva come capo della Lega Italia. Le sue dichiarazioni lasciano più sconcerto del suo passato perché quando dichiara a microfoni aperti “ ci vuole una rivoluzione legale” più di qualche brivido è corso sulla schiena dei più attenti. 

Difatti a leggere cosa c’è scritto nel programma della Lega Italia (reperibile sul sito ufficiale) in merito alla riforma della giustizia penale apprendiamo dell’abolizione del pubblico ministero e l’obbligo di esercizio dell’azione penale da parte dell’Avvocatura dello Stato. Le indagini per sostenere l’accusa devono spettare a questa e alla polizia.

Ma è sulla criminalità organizzata che il programma della Lega Italia è sconcertante:

  • Controllo militare a regime per Campania, Calabria, Puglia e Sicilia;
  • Istituzioni di task-force interforze per ogni provincia di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia;
  • Eliminazione della Direzione Nazionale Antimafia e centralizzazione presso il Ministero dell’Interno del coordinamento di tutte le strutture provinciali interforze e di ogni altra articolazione di prevenzione per mafia, camorra, ‘ndrangheta e terrorismo.

Siamo sicuri che dopo aver letto il programma della Lega Italia in materia di giustizia possiamo dare un indirizzo positivo alle parole “ ci vuole una rivoluzione di legalità” pronunciate da Carlo Taormina  l’ex sottosegretario agli Interni che difendeva il boss della Sacra Corona Unita?

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.