BLACK HOLE/ Patrizia De Palma e la fortuna (sua) di un processo che nasce morto

Patrizia De Palma, ex primario di ginecologia del San Timoteo di Termoli, è stata reintegrata come dipendente dell’Asrem, con decisione della Corte d’appello di Campobasso, tra l’altro risalente al novembre 2011, che sta facendo molto discutere. Si grida allo scandalo perché dal primo luglio dovrebbe ricoprire il ruolo di responsabile dell’Area Materno Infantile del Cardarelli di Campobasso. Considerando che tra le accuse che pendono sul suo capo c’è anche quella di aborto clandestino non ci sarebbe da stare allegri. Ma…

di Viviana Pizzi

black_hole_bolla_di_saponeMa dal punto di vista giuridico non è avvenuto nulla di trascendentale. Patrizia De Palma non ha ricevuto alcuna condanna definitiva per l’inchiesta che la portò in carcere a Campobasso il due febbraio 2006 durante la fase principale, quando furono decapitati i vertici della sanità bassomolisana anche con l’arresto dell’ex manager della Asl 4 Mario Verrecchia. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima. Precisamente sei anni e quattro mesi di tempo.

La domanda che bisogna porsi però è un’altra: come mai è possibile reintegrare un medico accusato di aborti clandestini? Se poi c’è di mezzo anche la concussione e la corruzione perché torna al suo posto?

La risposta dell’ordinamento giudiziario italiano sembrerebbe facile: non è stata condannata per nessun reato quindi è ancora incensurata e quindi ha diritto di tornare a lavorare.

Fin qui nulla da eccepire se non dal punto di vista morale. Ma se alla prima domanda ne aggiungiamo un’altra allora forse si può trovare il colpevole di questa cosa. Da aggiungere resta solo: a che punto è l’inchiesta Black Hole? Quella che fece tremare i polsi delle persone che contano?

Risposta: l’inchiesta si trova a un punto morto e giace nelle stanze segrete del Tribunale di Bari, dove gli atti sono stati inviati nell’ormai lontano 2010. Dopo una decisione del gup Aldo Aceto datata 30 novembre 2009.

Già allora le cronache locali parlavano di una possibile morte del processo prima del suo avvio. Reati come corruzione, abuso d’ufficio, peculato, truffa ed estorsione rischiavano di andare in prescrizione perché riferiti al biennio 2003-2004.

Nel 2009 mancavano quindi solo due anni per l’estinzione di quasi tutta l’inchiesta. Saldamente in piedi soltanto il reato di concussione che, avendo come tempi di prescrizione dodici anni, svanirà nel 2016. Il reato più odioso di cui deve rispondere Patrizia De Palma è quello di aborti clandestini. Ma come ormai è noto fa parte di quelli penalizzati dalle nuove norme sul processo breve. Rientra quindi, al pari degli altri appena citati, nella prescrizione fissata a sette anni e mezzo.

Se la matematica non è un’opinione 2004 più sette è uguale a 2011. Tutti i reati contestati quindi dalla procura di Bari, al quale sono rimessi gli atti sono ormai prescritti. Tutto dissolto in una bolla di sapone tranne l’ipotesi della concussione.

Ma nonostante tutto questo i tempi della giustizia sono stati comunque lenti. Nel 2009 l’allora procuratore di Larino Nicola Magrone pensava che tutto si sarebbe potuto risolvere nel tempo massimo di sei mesi. Invece quel tempo servì soltanto alla burocrazia per spostare i faldoni dell’inchiesta dalle stanze del Tribunale frentano a quelle pugliesi.

Ma perchè il gup Aceto decise di trasferire gli atti a Bari? Tra gli indagati c’è anche l’avvocato di Remo Di Giandomenico (ex deputato, ex sindaco di Termoli e marito di Patrizia De Palma) che aveva prestato la sua opera come giudice di pace al Tribunale di Larino.

E’ norma  del codice di procedura penale che un giudice (anche se onorario)  non può essere giudicato dal Tribunale dove ha prestato servizio. Di qui il trasferimento a Bari, foro competente per quanto riguarda i procedimenti contro magistrati che operano in Molise.

Ma a nel capoluogo pugliese cosa è accaduto nel frattempo? Che il procuratore Pasquale Drago ha dovuto studiare più di mille pagine di faldoni arrivati in Tribunale. Un’impresa non facile da compiere in poco tempo. Le sue verifiche infatti le ha concluse il 25 gennaio di quest’anno. Quando ha confermato le richieste di rinvio a giudizio per le 106 persone già giudicate dal Tribunale di Larino. Nei fatti ha confermato anche le accuse a loro carico ma forse è accaduto troppo tardi.

Il tribunale di Bari forse già ne è cosciente. Lo sono anche i numerosissimi avvocati difensori degli indagati che però, per strategia difensiva, non hanno alcun interesse a sollecitare i magistrati pugliesi.  Fatto è certo che la nuova data per l’udienza preliminare non è stata ancora fissata. Tutto questo a sei anni, quattro mesi e ventuno giorni dalla prima ondata di arresti. Ma a più di otto anni dal tempo in cui sono stati commessi i reati.

Andando di questo passo  anche l’ultimo reato ancora in piedi (la concussione) rischia di andare nel dimenticatoio fino a quando la sentenza diventerà definitiva.

patrizia_de_palmaCosa succederà quindi a Patrizia De Palma? Veloci che vadano le cose potrebbe venir condannata solo per quest’ultimo reato. Fino ad allora resta incensurata è l’unico colpevole di tutto questo è la lentezza della giustizia. Una  velocità da tartaruga che ha già vanificato una delle inchieste più grandi mai aperte in Molise.

Gli indagati sono illustri: il presidente della Regione Michele Iorio, il colonnello dei carabinieri Maurizio Coppola, gli assessori regionali Luigi Velardi e Gianfranco Vitagliano e anche la parlamentare Sabrina De Camillis oltre ovviamente alla coppia Di Giandomenico – De Palma.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.