Isernia, il complesso di S.Maria delle Monache tra guano, volatili e carri armati giocattolo

La chiesa di Santa Maria delle Monache è visitabile solo previa autorizzazione della Soprintendenza, ma ovviamente non quella di Isernia, quella di Campobasso (che ha i suoi tempi). All’interno di ciò che rimane dell’antica basilica sono ospitati, alla rinfusa, resti archeologici di vario genere conditi dal guano, abbondante e distribuito uniformemente.

di Ulderico Iorillo

fig.5Il complesso Monumentale di Santa Maria delle Monache ad Isernia è un sito archeologico complesso e stratificato, un bene architettonico importante per la città, sede della Biblioteca e Archivio storico Michele Romano, dei locali della Soprintendenza e del Museo Archeologico.

Il monastero, il campanile, la chiesa, e ancora più giù le mura romane e poi quelle sannitiche, raccontano una storia antichissima che arriva fino a noi, passando per il devastante bombardamento che durante la seconda guerra mondiale colpì proprio l’edificio ecclesiastico. Tutto testimonia la storia di una Isernia più volte ricostruita sulle proprie macerie.

Fruire di un bene che racconti il nostro passato è un nostro diritto, ma quando questo ci viene negato, si spera almeno che il bene in questione sia salvaguardato. Ma è così?

Non c’è un portone a proteggere ciò che è conservato nella chiesa, ma delle sbarre tubolari chiuse da un lucchetto. Ecco così apparire dei piccoli carri armati giocattolo o delle palline abbandonate dai ragazzini che giocano nella piazza antistante. Ma non dobbiamo credere che i lavori non ci siano stati. Infatti il suolo archeologico è stato sapientemente ricoperto da una pavimentazione (metodo discutibile) e, una copertura in ferro, giustamente colorata con sobrie tonalità (giallo, blu e rosso), fa da tetto alla struttura scoperchiata. Un tetto, questo, che sembra un’istallazione d’arte contemporanea, le cui fondamenta di cemento armato hanno occupato una grande parte dell’area dell’abside con la conseguenza che il suolo archeologico risulta ormai illeggibile.

Questo tetto che non copre nulla (come si può vedere dalla foto) è stato costruito nel 2003. Se volessimo parlare della bruttezza o della bellezza dell’opera, del suo legame con il contesto urbanistico, della scelta dei colori e di quella dei materiali, potremmo fare un parallelo tra la struttura d’Isernia e la tanto contestata teca che l’architetto Mayer ha costruito per l’Ara Pacis a Roma. Ma quell’opera, secondo alcuni bellissima e secondo altri orripilante, credo si possa però affermare, unanimemente, che serva a coprire l’Ara Pacis e che funga da area espositiva per altre opere. La copertura di Santa Maria delle Monache, invece, a cosa serve? L’unica risposta che ci viene in mente è che forse dà una nota di colore al centro storico d’Isernia.

Ricapitolando: piccioni defecanti (il guano corrode le opere), all’occorrenza carcasse di volatili o uova, un bene non fruibile ed utilizzato come magazzino e, infine, una innovativa copertura poco utile e molto invadente. E la popolazione di Isernia che fa? Dal 2003 ad oggi…si abitua.

 

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