ARPA MOLISE/ Nuova sede, vecchi metodi

di Alessandro Corroppoli

L’Arpa Molise nel 2006 indice  un bando ad evidenza pubblica, con base d’asta di 6 milioni di euro, per la costruzione ex novo della propria struttura che avrebbe dovuto ospitare il Dipartimento di Campobasso con i laboratori (60 unità di personale circa) e la Direzione Generale (60 unità di personale circa). Ma così non è andata perché al buon vecchio metodo dello sperpero del denaro pubblico è difficile rinunciare. 

La nuova sede dell’Arpa non è mai stata costruita ex novo ma si è preferito prendere accordi, non sappiamo se inarpamolise forma privata o perché vincitore del gara d’appalto, con la “DB costruzioni s.r.l. di Campobasso” per restaurare una struttura già esistente ma ovviamente grezza. Lo scorso 29 Luglio l’allora e l’attuale governatore Michele Iorio, accompagnato dagli allora e dagli attuali Indagados e dall’autorità ecclesiastiche, nella fattispecie dal Vescovo del capoluogo, hanno inaugurato una sede rimessa a nuovo per metà il cui costo dagli iniziagli 6 milioni di euro è lievitato col passare degli anni.

La cifra finale impiegata per l’acquisto dello stabile è stata di circa 4.5 milioni di euro di cui 2 milioni a carico dell’Arpa che ha dovuto accedere ad un mutuo ventennale con rata mensile di 8/9 mila euro. Ma, nonostante l’enorme cifra stanziata (4.5 milioni di euro),  lo stabile in questione  – sito nei pressi dello stadio Selva Piana – è stato ultimato solo per metà. Questo fatto ha creato non poco scompiglio tra i vari operatori dell’Arpa perché la nuova sede, come detto in premessa, avrebbe dovuto ospitare sia il Dipartimento con i laboratori che la Direzione Generale con i suoi dipendenti ed invece c’era e c’è posto solo per uno e la tanto attesa unificazione tra i due compartimenti è stata ulteriormente posticipata.

Premettiamo che l’Arpa prima della ristrutturazione del nuovo stabile ospitava le sede del Dipartimento (laboratori) in una struttura di proprietà in via Petrella a Campobasso mentre la Direzione Generale in via D’Amato, sempre a Campobasso, ma in una sede in affitto con rata mensile tra i 7/8 mila euro. Ovviamente per non smentire il vecchio detto chi lascia la strada vecchia per la nuova… a trasferirsi nella nuova sede sono gli ospiti della struttura di proprietà ottenendo in sostanza un doppio risultato negativo. Il primo continuando a pagare un canone di affitto mensile intorno agli 8 mila euro, quando poteva tranquillamente essere risparmiato, mentre il secondo è relativo alla capienza della nuova sede. Infatti, la nuova sede non riesce ad ospitare tutto il personale trasferitosi: circa una ventina di dipendenti si sono dovuti adattare nei locali al piano terra adibiti a depositi senza rete internet, senza telefono e fino a poco tempo fa senza riscaldamento.

Ovviamente le buone notizie non sono certo finite. In attesa che vengano sbloccati altri fondi per il completamento della sede nuova, la Direzione si è messa all’opera per la ristrutturazione ( altri 2-300 mila euro) la sede di via Petrella la quale a sua volta era già stata ristrutturata  nel 2007 con una spesa sui 100 mila euro, per trasferirci tutto il personale ma non è dato sapersi se in via definitiva oppure no.

Ma proviamo a ricapitolare e a fare un po’ di conti. Nel 2006 si parte per la costruzione di una sede ex novo da una base di 6 milioni di euro, se ne spendono 4.5 per acquistare un vecchio stabile da ristrutturare. Si rende operativo per quella cifra solo metà. L’Arpa di suo tira fuori 2 milioni di euro ma deve accedere ad un mutuo con rata mensile di 9 mila euro. Nella nuova sede viene trasferito il personale del Dipartimento e i suoi laboratori i quali lasciano la sede di proprietà ma che di fatto è un errore perché l’Arpa continua a pagare, tutt’oggi, ancora circa 8 mila euro mensili per i locali di via D’Amato dove è ubicata  la Direzione Generale. Inoltre, se aggiungiamo quasi i 300 mila euro che verranno spesi per la ristrutturazione della sede in via Petrella possiamo tranquillamente affermare che le scelte perpetuate fino ad ora non sono state di certo oculate e rivolte verso il risparmio anzi, con molta probabilità alla fine della giostra la somma dei 6 milioni di euro verrà ampiamente superata.

Ma come nelle migliori tradizioni italiche oltre alla beffa anche il danno. Infatti, alla prima pioggia consistente, qualche settimana addietro, in uno dei laboratori è entrata acqua dal soffitto e alla messa in pressione degli scarichi l’acqua è venuta fuori dai muri. I bagni non sono dotati di scarico a doppio pulsante come di legge per il risparmio di acqua ma hanno quello a pulsante unico metallico. Ricordiamoci che parliamo di agenzia per l’ambiente. Infine, come non citare i locali adibiti a box auto che non riescono ad ospitare i furgoni usati come laboratori mobili perché i soffitti sono troppo bassi.

Ovviamente tutto questo scempio economico e strutturale in un Paese normale dovrebbe ricadere sulle responsabilità di qualcuno che speriamo venga presto individuato e messo di fronte alle proprie colpe.

LEGGI ANCHE

AMBIENTE MOLISE/ Proteggiamo la “naturalità” del territorio

RIFIUTI/ Isernia, lo strano caso del depuratore abbandonato

ECOMAFIA/ Il Sindaco di Isernia, Gabriele Melogli, sapeva tutto, ecco l’intervista

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.