AMMINISTRATIVE 2011/ Molise: il referendum pro o contro Iorio e gli apostoli in crisi

Il voto amministrativo del 15 – 16 maggio si sta trasformando in un  referendum pro o contro Iorio, ma con un piccolo particolare: che a cadere non sarà il Presidente regionale – se cadrà, sarà a novembre – ma bensì i suoi discepoli più fidati, che alla prima vera prova, quella dove il vento politico nazionale non è così favorevole, hanno subito la sconfitta più importante. Ovvero quella della commercializzazione del loro prodotto.

di Alessandro Corroppoli

senatore_pdl_ulisse_di_giacomoMichele Scassera, Presidente di Assindustria Molise, in un’intervista rilasciata pochi giorni fa, definisce le Province regionali come due apparati ridondanti che sarebbe meglio eliminare e lasciare come unico ente, e tutte le competenze, alla Regione Molise.

A poche ore dal risultato delle consultazioni provinciali di Campobasso queste dichiarazioni avrebbero dovuto fare breccia nei vari aspiranti alla carica di Presidente e ai loro aspiranti Consiglieri ma il silenzio del week-end e, forse, l’incapacità materiale di dare una risposta concreta a questa tesi molto probabilmente lasceranno che tali affermazioni cadranno nel pozzo del dimenticatoio, anche se…

Anche se a dirla tutta questo mese di campagna elettorale ci ha parlato di tutto tranne che delle problematiche e competenze inerenti l’ente Provincia.

Tutti, addetti ai lavori e non, si sarebbero aspettati  la solita macchina da guerra elettorale del centrodestra, che avrebbe portato la battaglia e lo scontro politico sul terreno a lei più congeniale ovvero quello della demolizione mediatica del proprio avversario, mettendone in risalto tutti i punti negativi. Nella fattispecie tutti si sarebbero aspettati la demolizione amministrativa dell’ente di Via Roma, guidato da Nicola D’Ascanio.

Ma ciò stranamente non è avvenuto per due semplici motivi. Il primo riguarda la bravura di tutti i candidati che si schierano contro il centrodestra a ribaltare il gioco in loro favore e il secondo contempla l’evidente debolezza mediatica e politica del candidato Presidente pidiellino, Rosario De Matteis.

Infatti il confronto, e in alcuni casi vero e proprio scontro, si è svolto su quello che il Pdl ha svolto in dieci anni di Governo regionale: si è discusso di debito sanitario, ad esempio, e non delle continue giravolte politiche del Presidente D’Ascanio e della sua maggioranza, che per un periodo è stata forgiata proprio dal centrodestra regionale e, anche quando hanno attaccato il candidato più pericoloso, Micaela Fanelli, additandola di “scillipotismo”, altro non ha fatto che parlare di Michele Iorio e di come egli, anch’egli possa sbagliare nelle scelte.

Ed è forse proprio questo deficit mediatico a rappresentare la sconfitta più pesante per la politica nostrana. Una sconfitta che la dice lunga sulla capacità attrattiva e di proselitismo dei vari Di Giacomo, De Camillis e Lepore i quali, specie il Senatore, più volte ci hanno messo faccia e parole nel confronto con l’avversario.

Il quadro, inedito per la nostra regione,  con cui si votando non è più quello delle 14 liste di De Matteis o delle giravolte di D’Ascanio o della dubbia provenienza politica della Fanelli, ma di un voto pro o contro il governatore regionale Michele Iorio.

Infatti il voto amministrativo del 15 – 16 maggio si è trasformato in un  referendum pro o contro Iorio, ma con un piccolo particolare: che a cadere non sarà il Presidente regionale – se cadrà ,sarà a novembre – ma bensì i suoi discepoli più fidati, che alla prima vera prova, quella dove il vento politico nazionale non è così favorevole, hanno subito la sconfitta più importante. Ovvero quella della commercializzazione del loro prodotto.

Perché fare un’intera campagna elettorale in difesa e giocando in rimessa, con tutti i presupposti favorevoli che lo scenario politico regionale offriva (le ennesime divisioni del centrosinistra, la gestione non proprio brillante dell’ente Provincia, parte dell’informazione che si muove e scrive a comando ecc…) vuol dire soltanto una cosa: Sconfitta!

Inesorabile, tra l’altro, specie se si tiene conto dalle percentuali di partenza, che davano un iniziale 60% a De Matteis e che invece, a pochi giorni dal voto, si sono ridotte fino al 48%, il che vorrebbe dire ballottaggio.

Probabilmente il responso delle urne darà ragione al Pdl, primo o secondo turno poca importa, mettendo a capo dell’ente di via Roma un Presidente debole, che vivrà di “politica derivata” facendo la fine dei vari Di Bartolomeo e Di Brino, i quali un giorni sì e l’altro pure si lamentano della carenza di fondi e della loro conseguente inagibilità amministrativa.

L’unica vera certezza saranno i numeri definitivi, non tanto quelli che decreteranno il vincitore – francamente abbiamo capito, in questo mese, che non importa proprio a nessuno di chi siederà nella scranno più importante di Palazzo Magno – ma quelli che andranno a riposizionare i vari partiti e rispettive leadership, specie nel centrosinistra dove le divisioni sono accese, per le prossime consultazioni regionali di Novembre. Dove si voterà davvero per il cambiamento, dove si dovrà scegliere se imboccare una nuova strada per lo sviluppo e la crescita del Molise oppure riconfermare e dare nuovi incentivi all’attuale decadente filiera del Pdl.

 

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