VOTO UTILE/ La strategia del Pd che porta voti a Ingroia e Grillo

Il cambiamento, a meno di clamorosi errori di valutazione, potrebbe passare unicamente attraverso la Rivoluzione Civile di Ingroia o il Movimento 5 Stelle. Ecco perché l’appello al voto utile di Bersani si sta dimostrando, come altre volte in passato, un clamoroso errore strategico, politico e di comunicazione. 

 

di Andrea Succi e Viviana Pizzi

In questa campagna elettorale si è soliti parlare di voto utile e di voto inutile. Lo fanno soprattutto i leader dei maggiori partiti italiani, quelli che pensano di essere in grado di governare il paese. Esattamente quello che chiede Bersani, sostenendo che qualsiasi voto non espresso alla coalizione che capeggia sia un voto a Berlusconi.

Per questo motivo sembrerebbe che abbia chiesto ad Antonio Ingroia e al suo movimento “Rivoluzione Civile” un patto di desistenza che lo impegnerebbe a non presentare liste nelle regioni dove potrebbe farcela anche al Senato. In particolar modo in Campania, Sicilia e Lombardia dove rischierebbe di mettere a repentaglio la maggioranza di Bersani.

 

IL VOTO UTILE PER I PARTITI E QUELLO PER I CITTADINI

Quello che è il voto utile per il Pd lo abbiamo purtroppo compreso: per Bersani in particolar modo voto utile significa non esprimersi su chi si andrà a contrapporre al suo schieramento, per impedire che si realizzi l’ennesimo inciucio di un partito che non ha mai avuto una sua linea ma si è sempre schierato a seconda di quello che la (foglia di fico della) responsabilità nazionale imponeva.

Ma la strategia del Pd, come tante altre volte in passato, si sta rivelando un clamoroso boomerang: al voto utile per il Pd farebbe da contrappasso il voto inutile per Ingroia o Grillo. Peccato che per i cittadini sia esattamente il contrario: votare Pd significherebbe legittimare un Monti-bis; votare Pdl porterebbe l’Italia nel passato berlusconiano; votare Monti, Casini e Fini non serve altro che a dar loro forza nelle contrattazioni future con Bersani.

ingroia_grillo_elezioni_2013_voto_utileNon restano che due alternative, due voti utili: Ingroia e Grillo.

Vuoi per sostenere i referendum sul lavoro, contro la sciagurata Riforma Fornero; vuoi per scassare la Casta e mandare in Parlamento ragazzotti di belle speranze; vuoi perché si è anti-Monti, anti-Berlusconi, anti-Bersani, il voto utile (utile per chi?) non è certo quello cui si appella Bersani.

 

IL PROBLEMA DELLA DESISTENZA

Perché mai, si chiederebbe un elettore medio e serio, si dovrebbe chiedere la desistenza a un avversario per favorire l’alleato? Soprattutto se l’alleato in questione si chiama Monti ed è sostenuto da un certo Casini e da un certo Fini. La risposta è semplice: arrivare alla maggioranza assoluta e governare il Paese come meglio si crede, annullando definitivamente la possibilità che Rivoluzione Civile riesca a entrare a Palazzo Madama.

Desistenza in questo caso, almeno agli occhi del cittadino, può sembrare un sinonimo di scippo alla democrazia. Togliere quindi a chi vota la possibilità di cambiare proponendo la diminuzione del numero degli avversari.

Chiedere la desistenza a Rivoluzione Civile e poi andare al governo con una probabile alleanza formata da Monti-Casini-Fini-Bersani-Vendola porta gli elettori a decidere che il vero voto utile molto probabilmente non è quello immaginato dal segretario del Pd. Che ancora una volta, se ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo, si sta rivelando un pessimo stratega, un comunicatore indegno del suo ruolo e, quindi, un inutile candidato alla Presidenza del Consiglio. Dichiarazione forte, questa? No, se ci si ricorda delle parole di Bersani, pronto ad aprire al Monti-bis un attimo dopo la chiusura dei seggi.

Questo scenario da brividi, più che concreto, è stato approfondito anche da Marco Damilano, editorialista di punta dell’Espresso, una testata cui tutto si può dire fuorchè sia di contrasto al duo Monti-Bersani.

Tanto è vero che Damilano rivela che “l’accordo c’è ma la propaganda elettorale impedisce a Bersani e Monti di svelare la collaborazione. Ci sono segnali che vanno in questa direzione, compreso Vendola – finora il nemico numero uno di Monti – che ha detto che con il premier si può collaborare sulle riforme.”

E del resto non ci vuole il genio della lampada per capire quanto sta accadendo sotto gli occhi di milioni di italiani. Senza che nessuno abbia il coraggio di svelare l’arcano. O il segreto di Pulcinella, visto che di politici bugiardi ci stiamo occupando.

Voto utile o inutile quello per l’asse Bersani-Monti? Voto utile o inutile quello per Ingroia e Grillo?

Intelligenti pauca, avrebbe detto una anziana prof. di latino…

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