VOTO ALL’ESTERO/ Al via tra polemiche: in Germania ritorna il giallo “schede scomparse”

Per votare in Italia bisogna attendere le otto di domenica e sarà possibile farlo fino alle 15 di lunedì. Non è così invece per gli italiani all’estero che hanno già ricevuto le schede elettorali per posta: dovranno votare e rispedirle ai consolati di appartenenza entro il 21 febbraio in modo da essere scrutinate prima di quelle italiane e dare il contributo necessario a determinare la vittoria di questa o quella coalizione. Questo sistema è utilizzato soprattutto nella circoscrizione Europa e in quella America. In Germania però scoppia nuovamente, come avviene ormai ad ogni tornata elettorale, il giallo “schede scomparse”.

 

di Viviana Pizzi

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QUANTI SONO GLI ITALIANI ALL’ESTERO E IL LORO APPORTO NELLA MAGGIORANZA ITALIANA

Nel 2008, quando Berlusconi vinse a mani basse erano oltre 3 milioni oggi gli italiani residenti all’estero iscritti all’Aire, oggi sono circa 4 milioni. In una situazione di maggioranza schiacciante questi voti potrebbero non essere decisivi ma in quella frammentata davanti alla quale ci troviamo ora potrebbero fare la differenza eccome.

Come funziona il voto all’estero? Entro il 10 febbraio gli iscritti all’Aire devono ricevere per corrispondenza un plico con schede elettorali, certificato elettorale nominativo e un tagliando con un codice. Il tagliando va inviato insieme a una busta anonima con le schede compilate e deve arrivare al consolato di competenza entro il 21 febbraio. Le schede successivamente vengono spedite, per via area e in valigia diplomatica, all’Ufficio centrale della Circoscrizione estero costituito presso la Corte d’appello di Roma. Per evitare problemi di sorta le schede restano chiuse fino alle 15 del 25 febbraio quando verranno scrutinate contemporaneamente a quelle votate in Italia.

Nel 2006, quando il vantaggio di Prodi su Berlusconi fu risicatissimo (soltanto lo 0,5%) i voti arrivati da Europa, America Meridionale, America Settentrionale e Centrale e dalla circoscrizione Asia Africa Oceania e Antartide furono certamente decisivi. Quanti di questi erano effettivamente espressione dei cittadini italiani residenti all’estero? E’ difficile saperlo.

 

I PROBLEMI DELLA CIRCOSCRIZIONE EUROPA E IL CASO GERMANIA

Tra i tanti problemi che possono sorgere si sono questi: la procedura complessa per la quale un residente all’estero, qualora tornasse in Italia proprio nel periodo del voto, deve comunicarlo entro il 3 gennaio e farlo presente al proprio consolato. Un italiano per avere diritto di voto deve essere regolarmente iscritto all’Aire nemmeno se residente all’estero da lungo tempo.

E poi c’è il caso Germania Paese in cui si vota in modo alquanto bizzarro. Un sistema che non garantisce al 100% il controllo di quanto accade. Il plico di cui abbiamo parlato arriva agli elettori tramite posta ordinaria e deve essere rispedito con busta preaffrancata. Non c’è alcun controllo che il voto esprima effettivamente la volontà del cittadino residente all’estero con  il proprio diritto. Ognuno vota da casa propria e non si può controllare che sia la persona stessa che riceve la scheda a barrare il simbolo del partito prescelto.

Una situazione emersa anche in rete. È proprio tramite il social network facebook che arriva una denuncia fortissima firmata Angelo Guido De La Serna.

La prossima settimana si votasi legge nella nota – qui in Germania sono sparite di nuovo un casino di schede. Solo nella mia famiglia ne mancano tre. Ne sono arrivate solo due. A mia moglie e a uno dei miei figli. A me e gli altri due figli “non pervenuta”. Conosco molti altri italiani che vivono in Germania che hanno lo stesso identico problema. Non hanno ricevuto la scheda elettorale. Questo succede tutte le volte che si vota. Nel 2008 addirittura non abbiamo ricevuto alcuna scheda nella mia famiglia. Il problema è che chiunque la può usare e mettere la croce sulla casella da votare oppure il nome, staccare il certificato elettorale che c’è nella busta insieme alla scheda di voto e rimandarle indietro al Consolato Generale d’Italia del paese in cui risiede…”.

elezioni_voto_allesteroL’uomo ha sottolineato di essersi rivolto al consolato di Francoforte per segnalare la questione ma di non aver ricevuto alcuna risposta in merito.

Una denuncia forte e significativa se si pensa che gli italiani residenti in Germania sono 582.111 secondo i dati dell’Aire riferiti al 2011. Si tratta quindi di un ottavo di quelli sparsi in tutto il mondo i cui voti potrebbero essere manipolati senza alcun tipo di problema e senza un controllo accurato come denuncia da anni chi non riceve le schede elettorali in tempo utile per esprimere la propria preferenza.

Quanto pesa il voto tedesco in Italia? E’ facile calcolarlo: si tratta dell’1,23% che in caso di pareggio, come avvenuto nel 2006 potrebbe essere determinante per la coalizione che vincerà.

 

CHI POTREBBE CONTROLLARE IL VOTO TEDESCO? L’OMBRA DELLA NDRANGHETA

Prove ufficiali ne esistono pochissime ma c’è una strana coincidenza. Nel Paese Europeo dove spariscono più schede elettorali la forma di criminalità organizzata più diffusa è la ndrangheta calabrese. La strage di Duisburg è soltanto la punta dell’apice di un sistema che preoccupa da molto tempo gli inquirenti tedeschi. Lo ha sottolineato anche il presidente della polizia federale tedesca Joerg Ziercke intervenuto a Reggio Calabria per il ventennale dell’omicidio di Beppe Alfano.

La metà dei gruppi criminali identificati in Germania  – ha sottolineato–  appartengono allandrangheta. E’ il maggior gruppo criminale sin dagli anni ’80. In confronto ad altre associazioni presenti in Germania, gli italiani hanno ancora la più forte organizzazione. Il codice penale italiano comprende il reato di associazione mafiosa, è indispensabile che anche quello tedesco lo comprenda “.

Il capo della polizia tedesca si rende conto che il problema va risolto non soltanto in Italia ma anche in Germania. Riuscire a capire se la ndrangheta condizioni anche la politica tuttavia resta difficile perché per ora esiste soltanto una task force italo tedesca nata dopo la strage di Duisburg e voluta sia dallo Stato Italiano che da quello tedesco. Manca però un sistema di uffici per le indagini di tipo mafioso che coinvolga sia la Germania che l’Italia. Impossibile al momento ascoltare testimoni di ndrangheta nello stato di Berlino.

Non è facile ricostruire situazioni simili a quella venezuelana di cui anche Infiltrato.it si è occupato in occasione della candidatura dell’impresentabile Ugo Di Martino ma un precedente esiste e si chiama Nicola Di Girolamo.

 

IL PRECEDENTE E IL CASO DEL SENATORE NICOLA DI GIROLAMO

Il Senatore Nicola Di Girolamo viene eletto nel 2008 nelle file del Pdl proprio nella circoscrizione Europa. Dove vota il mezzo milione di italiani residenti in Germania. Si candida però ricorrendo ad un escamotage di una falsa residenza nel comune di Etterbeek in Belgio (stato europeo in cui si possono votare gli stessi candidati presenti anche in Germania). Per questo  nel 2008 si chiede la decadenza dalla carica e un mandato di arresto che il Senato boccia.

Nel 2010 arriva il secondo mandato. È il 23 febbraio quando viene richiesto l’arresto del senatore nell’ambito di un’inchiesta sul riciclaggio di capitali della ndragheta. Gravi i capi di imputazione dei quali deve rispondere. Si tratta di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di capitali illeciti, nonché della violazione della legge elettorale con l’aggravante mafiosa.

Secondo l’accusa Di Girolamo è accusato di aver partecipato tra il 2003 e il 2006 a un sodalizio criminale che avrebbe riciclato oltre 2 miliardi di euro. La sua elezione inoltre sarebbe stata favorita in un broglio elettorale nel collegio estero di Stoccarda realizzata dalla famiglia Arena della ndrangheta di Isola Capo Rizzuto.

Come sarebbe avvenuto tutto questo? La malavita organizzata avrebbe “acquistato” numerose schede elettorali tra gli immigrati nella città tedesca votando per il Pdl e Di Girolamo.

Un’accusa che si basa su intercettazioni telefoniche tra il senatore e Gennaro Mobkel, uomo di spicco del clan di Antonio D’Inzillo considerato anche l’omicida del boss della Magliana Enrico De Pedis.

L’intercettazione è stata pubblicata anche da wikipedia secondo cui Mobkel si rivolgeva a Di Girolamo con queste frasi : “M’hai scassato il cazzo, te lo dico papale papale a’ Nicò“, lo apostrofava il primo aprile 2008.  Quando era ancora candidato, diceva: “Se t’è venuta la candidite Nicò e se t’è venuta già a’ senatorite è un problema tuo, però sta attento che ultimamente te ne sei uscito tre volte che io sono stato zitto ma oggi mo’ m’hai riempito proprio le palle Nicò. Capito? A ’n’ altro je davo ‘na capocciata ma a te siccome te voglio bene, Nicò, abbozzo ‘na volta, due, tre volte. Mo basta”.

In quei giorni vengono anche pubblicate delle foto che ritraggono il senatore con il boss della ndrangheta Franco Pugliese.  Il tre marzo 2010 si dimette da senatore con la solidarietà del Pdl e della Lega Nord.

Viene successivamente tradotto nel carcere di Rebibbia. Il 17 settembre 2010 concorda con la Procura della Repubblica di Roma il patteggiamento di una pena di anni cinque di reclusione e la restituzione di 4 milioni e 700mila euro. Dallo stesso giorno è agli arresti domiciliari per riciclaggio e violazione della legge elettorale.

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La condanna definitiva arriva il 15 settembre 2011 quando il gup di Roma accetta il patteggiamento.

A queste elezioni, ovviamente, non è stato candidato da nessun partito. Però il giallo delle schede scomparse in Germania continua. Per favorire chi resta un mistero. Almeno per ora ma come si dice spesso: ai posteri l’ardua sentenza. 

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