VIOLENZA SULLE DONNE/ Cosa manca in Italia e in Molise

di Camilla De Camillis

Oggi si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E il Molise è l’unica regione in Italia che non ha una legge sulle misure di contrasto alle violenze di genere. Centoventinove le donne uccise in Italia per mano dei mariti e dei compagni.

violenza_sulle_donneSi celebra oggi la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una piaga sociale sia in Molise che nel resto d’Italia. Un vero e proprio bollettino di guerra. I dati che emergono in Italia sono allarmanti. Solo nel 2011 sono morte 129 donne per mano degli uomini. I delitti sono stati compiuti soprattutto da parenti, zii, mariti, padri, fidanzati, figli, ex conviventi, compagni, e poi qualche rarissimo caso di delitto ad opera di un conoscente o ancora più raro di uno sconosciuto. In Molise non va meglio. Numeri precisi non ce ne sono ma molte donne vengono ancora picchiate, stuprate e violentate psicologicamente e non hanno il coraggio di denunciare. Questo accade perché la legislazione è ancora carente. Si parla di pene che vanno massimo fino a quattordici anni di reclusione. Che poi non sono mai quelli gli anni che gli stupratori e le persone violente passano effettivamente in carcere.

Tra indulti, sconti di pena e altre misure cautelari intermedie spesso gli stupratori più incalliti dopo pochi anni tornano liberi. E si rifanno vivi con le persone che li hanno denunciati, spesso passando dallo stupro all’omicidio. Perchè in carcere la rabbia cresce e con essa il desiderio di vendetta nei confronti di chi gli ha fatto vivere questa esperienza.  Ad oggi, a due anni e pochi mesi dal 2014, l’anno nel quale tutti gli Stati membri dell’Onu si sono impegnati ad adeguare legislazioni, azioni di governo ed impiego delle risorse all’obiettivo dell’eliminazione del femminicidio, comunque e a qualsiasi titolo perpetrato.In Italia, però, manca una legge organica per il contrasto alla violenza degli uomini sulle donne: dopo le poderose manifestazioni degli anni passati, fatte da centinaia di migliaia di donne, il topolino partorito dal governo è stata una legge sullo stalking, per altro da modificare, che costituisce l’infinitesima parte dei provvedimenti necessari ad un serio contrasto al femminicidio.

Non si distingue ancora il reato di violenza sessuale da quello di stupro. Persone che si limitano a toccare parti intime di una donna sono assimilate ad altre che hanno il coraggio di violarle e renderle la vita un vero inferno. Non esiste ancora il reato di stupro. Come non esistono leggi adeguate per tutelare le vittime quando il loro carnefice torna dal carcere. Obblighi di dimora, divieti e quant’altro non scoraggiano il desiderio di vendetta di chi si vede sbattuto in carcere. Il reato di femminicidio è in leggero aumento se si considera che nel 2010 le donne morte erano 123. Devono ancora trascorrere due mesi e già il numero è salito di sei unità. Cosa accadrà fino alla notte di San Silvestro non lo possiamo sapere. Sappiamo solo che l’emergenza c’è, il governo tecnico pure e nessuna volontà di risolverla. Se solo si pensa che fino a poco tempo fa Berlusconi, l’ex presidente del Consiglio, aveva detto di voler risolvere tutto mettendo un soldato accanto a ogni “bella donna” d’Italia.

Non pensando che la violenza non è solo fisica o sessuale ma anche economica. Tagliando posti di lavoro e tagliando risorse si induce la donna a essere schiava dell’uomo. A non potersi ribellare tagliando quelle catene che la tengono ferma. E la costringono a subire violenze di ogni genere. In Molise che si fa invece per risolvere questo crimine. Poco o nulla. Il presidente della Regione Michele Iorio aveva promesso tante soluzioni ma ci troviamo davanti al vuoto legislativo. Siamo in un clima di apatia e rassegnazione sono la nuova censura.  Non è stata ancora ha ancora approvata la legge sulle le misure di contrasto alla violenza di genere, presentate nel lontano 17 novembre 2006. Ed è l’unica regione in tutta Italia ad esserne sprovvista.

E che dire del progetto “Arianna” – Rete Nazionale Antiviolenza numero verde 1522, finalizzato a dare impulso alla messa in atto di procedure integrate a livello locale per contrastare la violenza sulle donne, a promuovere l’avvio di servizi specializzati e ad offrire informazioni e conoscenze -, che nel 2007 istituiva ad Isernia, – inserita nel comitato di pilotaggio in virtù del protocollo di Intesa con il Dipartimento per le Pari Opportunità -, il centro antiviolenza presso il Consultorio, finalizzato ad accogliere le donne che si rivolgono al n. 1522 per chiedere aiuto, che esiste solo sulla carta e nelle “buone”intenzioni del suo direttore, Rosa Iorio, e dell’ex Consigliera Regionale di Parità. Ma ecco che arrivano i regalini dell’ultima ora: prima di lasciare l’ex ministro Carfagna ha finanziato gli enti locali (Domande entro il 10 gennaio). Ha autorizzato la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’avviso che prevede il finanziamento di dieci milioni di euro per creare e sostenere i centri antiviolenza. Questo stanziamento andrà a finanziare il piano contro la violenza che consentirà al paese “di poter contare su un sistema integrato e moderno di assistenza e tutela per le vittime”.

Dei dieci milioni, sei saranno destinati a intervento di sostegno ai centri già esistenti e alle strutture pubbliche e private in modo che possano offrire più servizi e assistenza alle vittime che si trovano in situazioni particolarmente rischiose. Quattro milioni serviranno per l’apertura di nuovi centri dove sarà possibile garantire a chi ne ha bisogno anche l’ospitalità. Questa seconda linea di finanziamento è strutturata in tre lotti di pari importo suddivisi tra Nord, Centro e Sud. Inoltre, un milione e settecentomila euro per la formazione degli operatori sanitari che svolgono attività di prima accoglienza alle vittime di violenza sessuale e domestica e stalking.

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