VERSO IL VOTO/ Il Pd rischia l’effetto domino del Porcellum e trema per il Senato

La porcata del sistema elettorale è assicurata: il Porcellum rischia di tornare indietro come un boomerang contro quei partiti – in primis il Pd – che non hanno fatto nulla per modificarlo. Ora il problema sorge per il Senato dove, visti gli ultimi sondaggi, Bersani&Co. rischiano di non avere la maggioranza. Complici gli intrecci del Monte dei Paschi di Siena e l’ultima indagine della Procura di Milano per lo scandalo dei rimborsi elettorali, così il centrosinistra rimane azzoppato nella corsa alle prossime elezioni perdendo un punto nei consensi elettorali. Rimonta il centrodestra in Lombardia, Veneto e Sicilia, le regioni in bilico. Ancora incerta la Campania, dopo l’uscita di scena del figliol prodigo Nicola Cosentino. Intanto Monti diventa – per Bersani – l’ago della bilancia che potrebbe aiutare il Pd ad avere la maggioranza in Senato. L’unica certezza è la rimonta del M5S – con quasi 16% – che si afferma come terzo partito e Ingroia, che si rafforza quasi di un punto percentuale proprio nelle regioni in bilico.

 

di Maria Cristina Giovannitti

La legge Calderoli è davvero una ‘porcata antidemocratica’, contestata dagli stessi parlamentari ma che di fatto detta le regole elettorali dal 2005. Il problema italiano sta proprio nel suo sistema elettorale proporzionale, secondo il filosofo Karl Popper, perché permette al governo di avere rappresentanze di partito e non del popolo. Ecco il perché dell’antidemocrazia della legge voluta dal leghista Calderoli – allora Ministro per le Riforme – e sostenuta a spada tratta da Berlusconi.

Con il Porcellum, diversamente dalla Camera che è su base nazionale, la vittoria al Senato sarà decretata su basi regionali. Questo significa che non conta essere i favoriti in più regioni ma vincere nelle ‘regioni che contano’, quelle più grandi che hanno il maggior numero di seggi in Senato. Parliamo di Sicilia, Campania, Veneto e Lombardia che nell’ultima settimana hanno sterzato in modo netto verso il centrodestra – eccezion fatta per la Campania che è ancora in fase di decisione.


LOMBARDIA , VENETO, SICILIA E CAMPANIA FAVORISCONO IL CENTRDESTRA E IL PD RISCHIA IL SENATO – Secondo il recente sondaggio Swg la situazione per il centrosinistra non è delle migliori perché in calo di un punto, arrivando a quota 28,8%. I democratici, travolti dagli scandali del Monte dei Paschi di Siena e dalle indagini avviate dalla Procura di Milano sulle ipotesi di peculato per 29 consiglieri regionali di centrosinistra, vedono barcollare il consenso degli elettori. Oltre alla già nota disaffezione alla politica – evidenziata dall’assenteismo al voto che si mantiene sempre su un 30% – si aggiunge, così, anche una diffidenza verso tutta la politica. Ed il risultato si legge nei sondaggi con i problemi che nascono per Palazzo Madama.

Per il Pd la vittoria nella Camera è già in saccoccia con 284 seggi sui 315 totali mentre il tutto per tutto si gioca in Senato dove vince chi ha i favori delle regioni con più seggi. Ed è proprio questo il problema: il Pd di Bersani non ha, per ora, i consensi delle regioni più influenti.

pd_porcellum_senato_2013Il Veneto conta il 31,5% dei favori al Pdlregione storicamente di centrodestra – ed anche la Sicilia sembra favorire Berlusconi&Company con un 31% dei consensi. Incerta continua ad essere la Campaniaforse ancora combattuta dai recenti scandali del pidiellino Cosentino –  dove c’è un testa a testa tra le due coalizioni  il centrosinistra è al 29,7% mentre il centrodestra è al 29,2%. Cambio netto, invece, per la Lombardia: si muove con certezza verso il centrodestra con un 31% in favore dell’asse Berlusconi-Maroni. La regione lombarda con i suoi 27 seggi al Senato è davvero fondamentale per la vittoria del Pd ma a quanto pare sembra volgere verso la coalizione opposta al punto che il candidato alle regionali Ambrosioli, temendo una vittoria nazionale del Pdl, sta sollecitando al voto disgiunto per ‘salvare il salvabile’ : se saranno scelti Monti o il Pdl alle elezioni nazionali, Ambrosioli invita a votare il centrosinistra almeno per le regionali, scongiurando così un governo leghista.

In realtà il vero problema sta nello scenario nazionale: se il Pd di Bersani avrà i favori in tutte le regioni, arriverebbe a 146 seggi a fronte dei 158 che servono per la vittoria in Senato. Troppo pochi. Bersani per governare avrà bisogno del consenso di tutte le regioni, arrivando a 178 seggi. Poiché la Lombardia ha 27 seggi deve appoggiare in toto Bersani per permettere ai democratici – favoriti dal consenso anche di un’altra delle tre regioni in bilico di arrivare almeno a 170 seggi che equivalgono, comunque, alla vittoria. Se così non fosse, ci sarebbe una situazione di ingovernabilità.


LE ALLEANZE TRASVERSALI – Bersani ha peccato di ingenuità – sottovalutando la ripresa di Berlusconi – o ha semplicemente fatto male i suoi calcoli. Certo è che il leader del Pd comincia a temere la sconfitta e se davvero cosi fosse ci sarebbe il ritorno al voto perché la vittoria del centrodestra nelle quattro regioni in bilico comunque significherebbe ingovernabilità.  Insomma il ritorno al voto, nel caso della vittoria del centrodestra, è un fantasma che aleggia e si fa sempre più concreto.

Cosa fare per evitare la vittoria di B.? L’unica soluzione per Bersani sarebbe allearsi con Monti perché il Professore – che secondo il sondaggio mantiene quasi un 18% in tutte le regioni in bilico – otterrebbe 31 seggi in Senato che, sommati ai 146 di Bersani senza la vittoria nelle 4 regioni, porterebbe il Pd ad avere la maggioranza con 177 seggi. L’alleanza trasversale, però, sembra solo un ragionamento numerico e nulla di concreto, negata soprattutto da Monti che, in fondo, ne guadagnerebbe poco e che dichiara di non voler essere “l’àncora di nessuno”.


L’ASCESA DI INGROIA E LA RIMONTA DEL ‘VAFFA’-GRILLO – Ingroia e Grillo, in questo braccio di ferro tra le due coalizioni di maggioranza, sembrano ricavarne solo benefici. In tutto questo  scenario d’incertezza, il M5S sale dello 0,8% arrivando a quota 15,8% e affermandosi come terzo partito politico italiano. Non male per un movimento che oggi ha reso il Vaffa-Day e lo Tzunami Tour, non solo slogan di piazza, ma una forma mentis soprattutto tra gli elettori giovanissimi: i grillini possono contare sui voti degli under 23 e dei delusi della politica.

In crescita anche la nascente Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, che si rafforza salendo dello 0,8% – a dispetto delle critiche degli ultimi giorni che il leader ha subìto da ogni dove. Antonio Ingroia, a quanto pare, sembra avere i consensi proprio nelle regioni in bilico che tanto interessano a Bersani, prendendo i voti degli ex vendoliani. Insomma ci sono buone probabilità per gli ingroiani di superare lo sbarramento del 5% per la Camera e del 8% per il Senato.

Intanto Berlusconi – con la rimonta di due punti secondo i sondaggi – si dà già per vinto mentre si concretizzano i grattacapi per Bersani. Per quanto riguarda le alleanze trasversali, il dado è tratto? Staremo a vedere.

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