VENDOLA CONDANNATO?/ “Se succede mi ritiro dalla vita pubblica”

Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e leader nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà, ha annunciato che qualora venisse condannato per concorso in abuso d’ufficio si ritirerebbe dalla vita pubblica. Niente più corsa per la candidatura alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Andrebbe a cadere anche la presidenza della Regione Puglia. Un gesto che ricorda quello di Enzo Tortora quando rinunciò all’immunità da europarlamentare per essere giudicato. L’annuncio dalla sua pagina facebook è rimbalzato immediatamente sulle agenzie stampa. Proprio oggi al tribunale di Bari è stata chiesta la condanna a un anno e otto mesi di reclusione per abuso d’ufficio, con l’accusa di aver favorito l’assunzione del primario di chirurgia toracica Paolo Sardelli.

 

di Viviana Pizzi

vendola_se_condannato_si_ritiraLe primarie del centrosinistra potrebbero avere un contendente in meno. Per il presidente della Regione Puglia il verdetto sul processo in materia di reati sanitari verrà reso noto a fine mese. Ecco il motivo del comunicato apparso sulla bacheca facebook di Vendola e poi ripreso immediatamente da tutte le agenzie stampa: “Se il 31 ottobre sarò dichiarato colpevole mi ritirerò dalla vita pubblica”.

 

GLI EFFETTI POLITICI DI UN EVENTUALE RITIRO

Cosa comporterà questa scelta del governatore regionale della Puglia? Nel caso la sentenza dovesse essere di colpevolezza non solo si ritirerebbe dalla campagna elettorale per la candidatura a presidente del Consiglio dei Ministri ma dovrebbe lasciare anche la guida della Regione Puglia, che si aggiungerebbe all’elenco di quelle pronte al voto anticipato, Lazio, Lombardia e forse Molise. 

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La riflessione da fare però resta questa: come mai i giudici baresi hanno scelto proprio questo momento per emettere la sentenza di primo grado nei confronti del loro governatore? Una strana coincidenza o un disegno politico? La domanda si rende necessaria se si considera che i fatti contestati al presidente della Regione Puglia e al dirigente dell’Asl di Bari sarebbero riferiti al periodo di tempo che vanno dal 2008 al 2009 e le primarie sono ormai alle porte.

Nichi Vendola, al contrario di altri personaggi implicati in inchieste giudiziarie se venisse condannato sarebbe uno degli unici politici a ritirarsi dalla vita pubblica.

Aspetto con assoluta serenità la sentenza – ha sostenuto il governatore pugliese –  è del tutto ovvio che una condanna, sia pure relativa a un concorso in abuso di ufficio per me sarebbe un punto di non ritorno, segnerebbe il mio congedo dalla vita pubblica. Credo in un giudizio ispirato  a verità e giustizia che restituirà a me ciò che mi è dovuto cioè la mia totale innocenza”. 

Proprio perché si sente sereno ha deciso anche di farsi giudicare con rito abbreviato. Se venisse invece dichiarato innocente e le accuse a suo carico dovessero cadere la sua immagine verrebbe rilanciata e alle primarie del centrosinistra potrebbe anche ottenere un risultato al di fuori delle aspettative.

 

LE ACCUSE E IL PROCESSO SULLA SANITÀ PUGLIESE

La dichiarazione del governatore pugliese è arrivata qualche minuto dopo la richiesta di condanna presentata dal pm di Bari, oggi, dopo il processo: un anno e otto mesi di reclusione come l’allora direttore generale della Asl Lea Cosentino.

Entrambi sono accusati di abuso d’ufficio in riferimento al concorso per l’assunzione del primario del reparto di chirurgia toracica Paolo Sardelli all’ospedale del capoluogo pugliese. Dovrà decidere delle sorti del segretario regionale di Sinistra Ecologia e Libertà il gup Susanna De Felice.

Il 27 settembre scorso è stato lo stesso governatore della Puglia a chiedere di essere giudicato con rito abbreviato. Richiesta identica avanzata oggi anche dal manager Asl Lea Cosentino.

Cosa viene contestato nello specifico al governatore pugliese? Di aver chiesto di riaprire i termini per la presentazione delle domande per accedere al concorso con l’obiettivo di assicurare a Sardelli l’assunzione quinquennale.

Nel pomeriggio di oggi hanno preso la parola anche gli avvocati di parte civile della Regione Puglia e i difensori di Vendola e di Cosentino. Il gup si è riservato di decidere e scioglierà la riserva proprio mercoledì prossimo quando verrà fuori la sentenza di primo grado sulla vicenda.

Le accuse contro Vendola sono tutte comprese nelle sette pagine in cui viene raccolto il racconto di Lea Cosentino che ha tirato in mezzo il presidente a dicembre dello scorso anno, raccontando che nel 2008 era andato in pensione il professor Campagnaro e che il concorso fu bandito subito.

Vendola sponsorizzò la nomina del dottor Sardelli – è scritto nel verbale d’accusa –  del policlinico di Foggia per lui molto bravo. Espletai il concorso ma non presentò domanda. Quando però lo stesso Sardelli seppe che il Di Venere, una istituzione dove avrebbe lavorato, non sarebbe stata realizzata Vendola mi chiese insistentemente di riaprire il concorso per consentire al dottor Sardelli di parteciparvi. Io, a fronte di tali richieste e nonostante fosse stata già composta la commissione che non si era ancora riunita, riaprii i termini del concorso, anche se non ero d’accordo, con la scusa di consentire il massimo accesso a tutte le professionalità”.

Dall’inizio Vendola si difese dalle accuse sostenendo che erano il frutto del rancore per essere stata licenziata.

 

LA REAZIONE DI PIERLUIGI BERSANI

Il leader nazionale del Partito Democratico Pierluigi Bersani era già sceso in campo in favore di Nichi Vendola in tempi non sospetti. Disse che le indagini che coinvolgevano l’alleato non comportavano una richiesta di dimissioni: “Un’indagine per un concorso in abuso d’ufficio per la nomina di un primario – disse ad Aprile – secondo me, non giustificherebbe una richiesta di dimissioni. Io conosco Vendola e, francamente, ho visto la sua reazione e le sue risposte e mi paiono risposte serie. L’indagine al momento “giustifica il fatto che la giustizia faccia il suo corso tranquillamente e si veda se ci sono delle responsabilità perché fare l’amministratore è un mestiere molto complicato e chi fa molte cose finisce per correre qualche rischio“.

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