VATICAN LEAKS/ Se non paghi non puoi far parte della Chiesa

In Germania è obbligatoria la kirchensteuer detta anche ‘tassa sulla religione’: una quota che viene pagata annualmente ed è obbligatoria per i cristiani. Qualsiasi credente che non versa questo denaro in favore della chiesa, viene espulso dalla comunità religiosa: sarà sbattezzato, niente confessione, non potrà ricevere i sacramenti e non sarà celebrato neanche il funerale. E il Vaticano? A quanto pare appoggia la proposta tedesca: chi non paga è fuori dalla chiesa.

di Maria Cristina Giovannitti

vaticano-tasseLa pietas cristiana è diventata, ormai, un miraggio e la chiesa tedesca si veste di fiscalità, rasentando la dittatorialità con la kirchensteuer. In Germania funziona così per tutti coloro che devono domiciliarsi: nel registro anagrafe si deve specificare a quale religione si appartiene. Successivamente questo dato sarà trasmesso alla diocesi che a sua volta invia il tutto al database del Vaticano; in questo modo si fa ufficialmente parte della Chiesa e obbligatoriamente si detrae ogni anno una quota dal reddito che è destinato allo stipendio dei preti, detta ‘tassa sulla religione’, corrispondente al 9 per cento del reddito. Ma il problema è la ‘proposta di scomunica’ avanzata dai vescovi tedeschi: badando poco o nulla alle motivazioni, tutti coloro che non pagheranno la kirchensteuer non apparterranno più alla chiesa cattolica per cui saranno sbattezzati –cancellati dal registro dei battezzi- perderanno tutti gli altri sacramenti, non potranno comunicarsi e non riceveranno neanche un funerale cattolico.

Una chiesa bacchettona ed egemonica che porta i più a registrarsi come ‘keine religiose interesse’ –nessun interesse religioso- ovvero come atei. Un decreto che allontana, anziché avvicinare i fedeli alla religione. Da che parte sta il Vaticano? In un primo momento sembrava aver preso le distanze dalla scomunica tedesca mentre ora Papa Ratzinger ha appoggiato la linea dispotica dei suoi connazionali.

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In Italia la ‘tassa sulla religione’ potrebbe trovare il suo corrispettivo nel 8 per mille dell’Irpef con la differenza, però, che il contributo italiano è un versamento ‘volontario’ rispetto all’imposizione tedesca. Il cattolico italiano può decidere di destinare la sua quota di otto per mille allo Stato, alle varie istituzioni religiose oppure ad associazioni umanitarie. Solo nel caso in cui non faccia nessuna di queste scelte, il suo contributo sarà destinato alla chiesa cattolica. E intanto, secondo gli ultimi dati Irpef, dei fondi 8 per mille, circa un terzo – 360 milioni- è utilizzato per pagare lo stipendio ai preti; 150 milioni sono destinati a progetti umanitari ed infine 125 milioni servono per la costruzione di strutture religiose e chiese.

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