VASTO 2012/ Parla Ferrero: “Basta rincorrere Bersani col cappello in mano”

Bisogna dare un taglio al Governo Monti e alle sue politiche adottate sul lavoro se si vuole uscire dalla crisi. E’ il messaggio venuto fuori dalla seconda giornata del settimo incontro nazionale dell’Italia dei Valori a Vasto. E ancora una volta, anche in questo senso, è arrivato un messaggio a Pierluigi Bersani. Il vero “assente presente” di questo meeting.

di Viviana Pizzi

paolo_ferrero_a_vasto_contro_bersaniBasta andare col cappello in mano a supplicare il segretario del partito democratico – ha accisato il presidente di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero – dobbiamo avere il coraggio di candidarci noi per il governo del Paese”.

Parole forti quelle di Ferrero che spaccano ulteriormente il fronte della nuova coalizione anti Berlusconiana. La foto di Vasto 2011 sembra quindi irrimediabilmente superata da una 2012 più ampia formata da riformisti e forze sindacali. Il leit motiv di questi giorni è quello che di sbagliato sta facendo il governo Monti. E oggi è stato analizzato il punto di vista del lavoro.

Il governo Monti ci prende in giro molto facilmente – ha sostenuto Ferrero – perché gli italiani capiscono poco di economia e vengono presi per ignoranza. I tecnocrati con termini inglesi ci spiegano una realtà dei fatti che non è proprio quella. La causa della crisi proviene soltanto da una ragione. La ricchezza è tanta e maldistribuita si toglie ai poveri per dare ai ricchi. La crisi dell’auto? Anche la sua origine è semplice: se le persone non hanno i soldi per comprarne una nuova preferisce acquistarne una vecchia. Monti ci dice che siamo sul baratro per sostenere che la sua è l’unica soluzione al problema. Per questo noi diciamo sì ai referendum per il ripristino dell’articolo 18 e dell’articolo 8  ma aggiungeremmo anche un quesito sulle pensioni.”.

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Poi un vero e proprio attacco a chi ci sta realmente governando arriva nuovamente da Ferrero: “Bersani, Alfano e Casini ci stanno mettendo davanti a un governo di destra senza opposizione.”

Ferrero è intervenuto in un convegno sui referendum sul lavoro in cui una precaria di Alitalia ha emesso il suo grido di dolore per il precariato. “Se ci va bene troviamo un contratto dopo i quaranta anni. Ma per noi donne resta difficile anche programmare una gravidanza. Diventiamo economicamente compatibili soltanto quando non siamo più fertili”.

Ma la giornata di oggi a Vasto è stata anche del segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini e degli operai dell’Alcoa.

Una delegazione di loro ha incontrato il sindacalista per chiedere uno spiraglio di futuro in una terra, la Sardegna, in cui di speranze ce ne sono davvero poche.

Lo dico agli operai dell’Alcoa Sulcis e lo ripeto a tutti gli altri- ha sottolineato Landini- che la Fiom fa poche chiacchiere e molti fatti. Ci troviamo davanti a situazione di crisi che non migliora. In questi anni la redistribuzione della ricchezza è andata paurosamente a danno di chi lavora. Io sono dell’idea che i soldi bisogna prenderli dove ci sono. La crisi avviene perché gli imprenditori non pensano a produrre ma a guadagnare. Non esiste un paese con un livello di precariato alto come quello dell’Italia. Con quarantasette tipi di assunzione. O di abbandonare i contratti nazionali come ha fatto la Fiat finora. L’imprenditore, secondo noi della Fiom, non può decidere con chi conviene fare l’accordo”.

Landini è poi tornato sulla legge sulla rappresentanza sindacale in azienda. Per evitare quanto successo a Pomigliano a Melfi dove sono stati licenziati operai Fiat soltanto perché appartenenti al suo sindacato. O per evitare casi come Termoli dove i Fiom percepiscono un salario di 250 euro inferiore rispetto a quello degli altri lavoratori.

Non si possono fare referendum in fabbrica puntando soltanto sugli iscritti al sindacato – ha continuato Landini – facendo così si ricattano i lavoratori. La Fiom, ci tengo a specificarlo, non sta tentando di resistere ma di proporre un modello di cambiamento del modo di fare sindacato”.

Ferrero e anche Landini sono convinti che il modello tedesco funzioni meglio perché punta sulla produzione e su salari alti e ci riesce bene. Al contrario dell’Italia dove un salario medio di un impiegato si attesta sulle mille euro al mese.

Su questo punto le idee di politica e sindacato corrispondevano anche con Confindustria che è stata rappresentata dal palco dell’Idv da Vincenzo Boccia. Una presenza importante la sua perché proprio l’Italia dei Valori punta, sul piano del lavoro a essere sia il partito dei sindacati che di Confindustria. Riuscirci non sarà facile viste le differenze che compongono le due categorie ma resta un chiaro obiettivo di Di Pietro.

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