VASTO 2012/ Di Pietro all’unisono con Vendola, ma da Cortona arriva la chiusura di Bersani

Mentre Antonio Di Pietro apriva al dialogo con Pierluigi Bersani, da Cortona il leader del Pd ha stracciato la foto di Vasto. Quale la prova generale per le politiche 2013? Le elezioni regionali siciliane, dove il Pd ha scelto la politica delle alleanze numeriche non appoggiando il candidato Claudio Fava, espressione della nuova coalizione nascente formata da Idv, Sel e dalle altre forze di sinistra.

di Viviana Pizzi

Di-Pietro-Vendola-e-BersaniNon riesco a immaginare una coalizione di centrosinistra senza l’Idv. Ma sono dell’idea che non vada abbandonato il dialogo col partito democratico”. A lanciare questo appello è stato il Segretario Nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola intervenuto a Vasto al settimo incontro nazionale dell’Italia dei Valori invitato a parlare di legge elettorale. Ma il presidente della Regione Puglia ha approfittato dell’occasione per sconfinare e per illustrare al popolo dell’Italia dei Valori la sua visione di coalizione che tende anch’essa alla foto di Vasto. Ma la foto, almeno come la volevano Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, non può essere realizzata.

Perché Pierluigi Bersani risponde picche alla proposta di Sel e Di Pietro di ritrovare l’unità di coalizione”Di passi indietro di Di Pietro ne ho visti molti, nell’ultimo anno ha dichiarato Bersani all’Ansa da Cortona   fin troppi,quasi non si è più fatto vedere all’orizzonte“. Una frase che la dice lunga sulle intenzioni del numero uno del Pd di rientrare a far parte della foto di Vasto. Sembra che abbia già scelto proprio l’Udc per arrivare a una maggioranza di numeri che gli permetterebbe di governare il Paese. Una chiusura che diventa una vera e propria doccia gelata per tutto il centrosinistra e per chi vuole combattere il berlusconismo. Ma che potrebbe non essere poi tanto definitiva.

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Ma questo avveniva proprio mentre Di Pietro tramite la presenza sul palco di Vasto del presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani apriva proprio a Bersani scegliendo di parlare a lui ma non a Matteo Renzi.

Ma se con Sinistra Ecologia e Libertà il dialogo sembra più facile il dialogo col Pd si incrina anche su un altro tema fondamentale per i bersaniani: gli attacchi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che secondo Errani “è il garante della libertà della nostra nazione, quindi è intollerabile ogni attacco alla sua persona”.

E su questo tema è stato proprio Nichi Vendola a sottolineare “di non aver mai sostenuto la battaglia di Di Pietro contro Napolitano nonostante sia convinto che i magistrati debbano fare il proprio mestiere”.

Una foto di Vasto in cambiamento quindi è quella che si vede nel 2012. Senza Bersani ma con le forze sociali che condividono il suo progetto.

Uno di questi è sicuramente Nichi Vendola che a questo punto, nonostante continui il suo dialogo con il partito democratico, non può che entrare a far parte della nuova coalizione riformista che ha in mente Antonio Di Pietro. I suoi gesti e le sue parole lo hanno detto chiaro.

Rispondendo a Gaetano Quagliariello, capogruppo del Pdl invitato al dibattito sulla legge elettorale per dare un segnale di apertura a tutte le forze politiche per cambiarla, Nichi Vendola risponde su Casini : “Ve lo potete pure tenere, non ci interessa”.

I perché della sua chiusura all’Udc e quindi apertura all’Idv li ha spiegati con il suo linguaggio di sempre. “L’incompatibilità con Casini è nelle cose – ha sostenuto Vendola – ciò che in Italia chiamano moderati sono politici che hanno ostacolato l’evoluzione del nostro Paese. Non hanno le nostre idee per quanto riguarda i diritti civili. L’ho sempre spiegato con la mia storia, che spero interessi poco nel privato e molto nel pubblico. Dobbiamo poter scegliere come sposarci, con chi sposarci e come morire”.

Con Antonio Di Pietro ha invece in comune la voglia di costruire una nuova coalizione alternativa al Governo Monti ma basata sulla difesa di temi importanti quali la modifica alla riforma Fornero riguardo all’introduzione alle modifiche dell’articolo diciotto e dell’articolo otto. Gli stessi temi che li hanno visti insieme firmare i referendum in Cassazione.

Come il leader nazionale dell’Italia dei Valori anche Vendola è convinto che non bisogna fare dell’antipolitica una bandiera ma che bisogna trovare il modo di far quadrare il cerchio e presentare ai cittadini proposte concrete che possano davvero cambiare l’Italia.

Il centrosinistra – ha sottolineato Vendola – è tale se rompe con il liberismo e l’austerità. Se va contro a questi principi portati avanti dal Governo Monti. Il centrosinistra tale se si rifà alle politiche di Francois Hollande”.

Ma un’idea di centrosinistra spaccato, dove il Pd ha scelto di andare con l’Udc e di rompere la foto di Vasto, è rappresentato dalle elezioni regionali siciliane.

Che potrebbero essere il vero e proprio banco di prova  di quello che succederà pochi mesi dopo a livello nazionale. Ne ha portato la testimonianza il candidato sostenuto da Idv, Sel e forze di sinistra Claudio Fava.

Il Pd in Sicilia ha scelto gli slogan ha scelto la rivoluzione di andare con l’Udc ha dichiarato Fava–  e di ripresentare quelle facce appartenenti alle vecchie giunte regionali  (Cuffaro e Lombardo ndr) cadute perché i loro presidenti sono accusati di avere avuto rapporti con la mafia. Noi a questo abbiamo detto no e ci presentiamo alla competizione del 28 ottobre convinti di poter cambiare la Sicilia con la politica dei fatti. Abbiamo una vera idea di come fare chiamando con il loro nome coloro che siedono in consiglio regionale. Devono essere appellati come consiglieri e non parlamentari. I loro stipendi vanno adeguati a quelli delle altre regioni italiane e non a quelli di chi siede alla Camera. I voti non sono tutti uguali. Noi sappiamo che si può riconoscere il profumo di bucato da quello di marcio. Dobbiamo lottare anche in Sicilia contro il precariato”.

La Sicilia resta un territorio a rischio con specificità diverse da quelle delle altre regioni italiane e del parlamento. Ma le alleanze che si propongono a Palermo, a questo punto, potrebbero essere le stesse di Roma. Una vera e propria prova generale per le consultazioni politiche del 2013.

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