UNIVERSITÀ/ Perugia, la nostra inchiesta finisce in Senato

di Carmine Gazzanni

Alcune settimane fa Infiltrato.it pubblicava, in esclusiva, un articolo riguardo la decisione dell’Università degli Studi di Perugia di aprire un corso post laurea in “progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio”. Il clamore è stato tanto. E, a pochi giorni dal consiglio di amministrazione (fissato il 29 febbraio) che certamente ufficializzerà il corso, la questione arriva anche in Senato.

senato_inchiesta_unipgProprio in seguito al nostro articolo, infatti, due senatori radicali, gli Onorevoli Donatella Poretti e Marco Perduca hanno depositato un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo per chiedere lumi sulla questione. Le questioni sollevate  dai due senatori sono le stesse che anche noi avevamo posto in luce. Come si legge sul documento, infatti, “considerato il carattere assolutamente privatistico dell’iniziativa, non avente lo scopo di creare professionalità da impiegare nel mondo del lavoro ma di valorizzare l’esperienza di vita in conformità con i dettami della Chiesa cattolica”, i due senatori chiedono di sapere “quali oneri per lo Stato tale attività comporta; quali sono le materie di insegnamento previste”. I dubbi sollevati sono più che condivisibili. Cerchiamo, allora, di chiarire tali questioni. Punto per punto.

Iniziamo dagli “oneri”. A detta dei “difensori” del corso, l’Università di Perugia non dovrà sobbarcarsi alcun onere. Ma, in realtà, i dubbi rimangono. È certamente vero, infatti, che, come si legge sul regolamento didattico, “la gestione finanziaria e contabile” è affidata “ad apposita segreteria istituita dall’Anspi (Associazione Nazionale San Paolo Italia)”; ma è anche vero che non si fa, invece, alcun esplicito riferimento a chi dovrà sostenere tali oneri. Sempre nel regolamento, infatti, si legge che Ceu e Anspi “sostengono e promuovono il Corso di perfezionamento in progettazione, gestione e coordinamento dell’Oratorio”, ma – si chiarisce esplicitamente – “nei loro rispettivi ambiti di pertinenza”. E ancora: “con tali soggetti compartecipanti verrà stipulata apposita convenzione”. In altre parole, ancora non è dato sapere come si organizzeranno tali enti e l’Università stessa. Probabilmente tutto sarà chiaro il 29 febbraio, quando il cda approverà il progetto (è quasi certo, dato che esiste già un sito, un regolamento, corsi, laboratori et coetera). Certamente, però, l’impegno dell’ateneo a riguardo è più che formale: checché se ne dica, infatti, il corso è comunque interno all’Università di Perugia. Gli enti di cui abbiamo detto – Ceu e Anspi – risultano essere semplici enti “compartecipanti”. Non solo: il corso non è nemmeno estraneo alle strutture universitarie, in quanto è promosso dalla facoltà di Scienze della Formazione. Direttore sarà Marco Moschini, professore ordinario dell’ateneo perugino e, come si legge sul regolamento, “l’attività didattica sarà svolta presso le strutture della Facoltà di Scienze della Formazione”. Anche la gestione della carriera degli iscritti al Corso di perfezionamento è affidata all’Ufficio Esami di Stato e Master, ufficio, anche questo, interno all’ateneo. Insomma, i dubbi rimangono. E crescono dato che nessuna nota ufficiale dall’ateneo abbia chiarito la questione, anche dopo l’interesse dei due senatori.

Passiamo alla seconda delle tre domande sollevate dai parlamentari. Le materie previste. È qui, in effetti, che si gioca la convenienza o meno di un tale corso. Commenta infatti Matteo Minelli, coordinatore giovani Idv Umbria, “noi saremmo contrari anche se l’ateneo non avesse spese. La decisione di tenere all’interno dell’università pubblica un corso la cui dichiarata finalità è quella di creare un percorso di vita in conformità con i dettami della Chiesa si pone in aperto conflitto con la natura laica delle nostre istituzioni”. Come abbiamo già avuto modo di dire, gli studenti infatti dovranno misurarsi con “Funzione educativa e sociale dell’oratorio”; “Oratorio e persona. Fondamenti di antropologia ed etica religiosa”; “Competenze in merito alla gestione dei rapporti tra oratorio e famiglia, agenzie educative, associazioni e istituzioni”. Senza dimenticare l’ostico corso, dal nome tanto lungo quanto vacuo, “Conoscenze e competenze in merito alla Psicologia dello Sviluppo e alla conseguente relazione educativa educatore-ragazzo”. E poi i laboratori: c’è quello “relativo alla realizzazione e gestione di un progetto socio-educativo in Oratorio”, il laboratorio “che applica i percorsi formativi alle figure coinvolte in Oratorio” e quello che, invece, “applica la gestione di risorse umane al contesto dell’Oratorio e alla realizzazione di una comunità educante”. Fino all’ultimo (anche questo tutto un programma): “Laboratorio di approfondimento sui documenti e le indicazioni della Chiesa Cattolica sull’Oratorio e sulla conoscenza socio-religiosa dei soggetti partecipanti alla vita dell’Oratorio”.

I dubbi, dunque, anche in questo caso restano. Ed è per tali motivi che i due senatori si chiedono “se non si ritenga opportuno richiamare il senato accademico dell’Università degli Studi di Perugia sull’opportunità di istituire tale master invece di indirizzare risorse per corsi di perfezionamento per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani in attività formative”.

È questo infatti il punto focale della questione. Nessuno qui mette in dubbio il valore formativo delle strutture parrocchiali (su cui si può essere o meno d’accordo), ma lascia perplessi il fatto stesso che sia l’Università a promuovere un corso che vada in tale direzione, mettendo a disposizione risorse umane e strutture. Proprio in un periodo in cui diversi corsi sono stati chiusi (su tutti ricordiamo un corso sull’antimafia all’interno della facoltà di giurisprudenza).

Il clima, intanto, non tende ad acquietarsi. Se da una parte il consigliere comunale Udc Mauro Cozzari si scaglia contro i due senatori (“mi verrebbe da contattare qualche parlamentare per chiedergli di fare un’interrogazione in merito ai costi che lo Stato sostiene per mantenere due Senatori che fanno perdere tempo su questioni inesistenti”) e chiarisce che “il corso sarà finanziato a completo carico della CEU e dell’ANSPI”; dall’altra Matteo Minelli chiosa: “è insostenibile la tesi secondo cui gli oratori adeguatamente finanziati siano un veicolo di aumento a dismisura dell’occupazione e i responsabili di tali strutture possono essere paragonati a dei veri e propri manager. Nessuno vuole sminuire l’importanza sociale di queste organizzazioni, né tantomeno porre limiti alla libertà religiosa. È la natura laica delle nostre istituzioni ad essere messa in questione. Se questa deve essere la modalità con cui il nostro Ateneo si apre ad enti privati non possiamo che esprimere la nostra ferma contrarietà a tali partnership”.

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