UNIVERSITÀ/ Perugia, arriva il corso post laurea per animatori in…oratorio

di Carmine Gazzanni

Quando la realtà supera l’immaginazione. Questo è quello che è successo all’Università degli studi di Perugia. Il 3 febbraio, infatti, è stato presentato ufficialmente un corso post laurea di perfezionamento in “progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio”, dove per “oratorio” – è bene precisarlo – si intende proprio “oratorio”. In un periodo di crisi che ha falcidiato corsi, lezioni e borse di studio, la risposta dell’Università di Perugia lascia alquanto spiazzati.

Universit_PerugiaA crederci si fa fatica. E non a torto: quest’anno l’ateneo perugino è andato incontro a pesanti tagli su borse di studio e, addirittura, su corsi di laurea che sono stati falcidiati in tronco. E non c’è dubbio, in effetti, che tutto questo ha contribuito – come ha osservato in più occasioni il segretario giovani Idv Umbria Matteo Minelli – ad un impressionante calo di iscritti nell’anno accademico in corso: più di 1500 iscritti in meno rispetto all’anno precedente (27.265 contro gli attuali 25.138). Un calo del 7,80% che tocca vette impressionanti in facoltà storiche, su tutte quella di Lettere e Filosofia: – 19,79% (3.164 – 2.538).

Ebbene, davanti ad una situazione di tale emergenza, l’Università di Perugia ha pensato bene di correre ai ripari promuovendo un nuovo corso post laurea (che sarà attivo da marzo, dopo il Consiglio di amministrazione del 29 febbraio) in “progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio”. Insomma, l’università prepara ad essere buoni animatori per oratori parrocchiali. E, d’altronde, la longa manus ecclesiastica è più che evidente. Promotori del corso, infatti, sono l’Anspi (associazione nazionale S. Paolo Italia) e la Ceu (Conferenza episcopale umbra), che, nei loro siti e comunicati, presentano l’iniziativa come una svolta epocale nella vita accademica. Si legge ad esempio su un comunicato dell’Anspi: “il corso, e le successive esperienze che ne possono scaturire, sono una sorta di piattaforma di vita, in linea con gli orientamenti della Chiesa e le istanze più illuminate della società”. La Ceu, invece, spiega le finalità del corso, che potrebbe “permettere di saper utilizzare in maniera sana i nuovi media in campo educativo nello sperimentare un nuovo modo di formazione all’interno della realtà oratoriale umbra”.

Il corso è riservato a chi ha conseguito perlomeno una laurea triennale, ha durata annuale (aprile-dicembre 2012) ed è strutturato in mille ore: 132 di didattica più 48 ore di laboratorio (in presenza o in modalità e-Learning); 570 di studio individuale; 150 di tirocinio; 100 dedicate all’elaborazione della prova finale. Chiaramente, il corso ha anche un costo: 250 euro. E verrà attivato soltanto se gli iscritti saranno almeno venti. Ma tutto lascia pensare che le domande supereranno abbondantemente la soglia necessaria. Il motivo? Presto detto. Per questo corso, della durata di un singolo anno, con un totale di sole 180 ore di insegnamento, i crediti formativi (cfu) saranno ben 40 (basti pensare che i cfu di tutta una laurea triennale sono 180, di una magistrale 120). Un bel gruzzoletto che farà gola a molti, soprattutto in un periodo durante il quale è molto difficile trovare lavoro.

La decisione di istituire un corso di formazione post laurea per animatori d’oratorio – commenta Matteo Minellirisulterebbe risibile se non fosse vera. Monsignor Renato Boccardo, il delegato della Conferenza Episcopale in materia di pastorale giovanile, ci spiega che il corso non ha come fine quello di creare professionalità da impiegare nel mondo del lavoro bensì vuole essere un’esperienza di vita in conformità con i dettami della Chiesa. Ma ciò che mi lascia basito e al tempo stesso assai irritato è il fatto che si scelga l’università pubblica come luogo all’interno del quale tenere questo tipo di corsi”. E, in effetti, è interessante proprio l’entusiastica presentazione della stessa Università perugina. Una presentazione che lascia pesantemente interdetti. Il corso, a detta dei professori, permetterebbe di “perfezionare le competenze di base nella realizzazione, gestione e coordinamento di un progetto d’Oratorio”; di “migliorare le competenze psico-pedagogiche in merito alla relazione educatore-ragazzo; far crescere le competenze didattiche volte a promuovere la capacità di progettazione, organizzazione e valutazione del setting educativo”. In più si mira anche ad “ampliare le conoscenze socio-antropologiche del contesto territoriale, istituzionale ed ecclesiale che gravita intorno all’Oratorio” e a “definire le buone prassi per l’elaborazione di percorsi formativi specifici, utili alla crescita delle figure educative coinvolte nell’attività di Oratori”.

E non è tutto. Ancora più curiosi sono i nomi di alcuni corsi: gli studenti dovranno misurarsi con “Funzione educativa e sociale dell’oratorio”; “Oratorio e persona. Fondamenti di antropologia ed etica religiosa”; “Competenze in merito alla gestione dei rapporti tra oratorio e famiglia, agenzie educative, associazioni e istituzioni”. Senza dimenticare l’ostico corso, dal nome tanto lungo quanto vacuo, “Conoscenze e competenze in merito alla Psicologia dello Sviluppo e alla conseguente relazione educativa educatore-ragazzo”. E poi i laboratori: c’è quello relativo alla realizzazione e gestione di un progetto socio-educativo in Oratorio”, il laboratorio che applica i percorsi formativi alle figure coinvolte in Oratorioe quello che, invece,applica la gestione di risorse umane al contesto dell’Oratorio e alla realizzazione di una comunità educante”. Fino all’ultimo (anche questo tutto un programma): Laboratorio di approfondimento sui documenti e le indicazioni della Chiesa Cattolica sull’Oratorio e sulla conoscenza socio-religiosa dei soggetti partecipanti alla vita dell’Oratorio”. 

Anche dal nome dei corsi sembrerebbe proprio che quello messo in atto dall’Università di Perugia sia un tentativo per permettere un’ingerenza delle istituzioni ecclesiastiche all’interno dell’ateneo. Non a caso, secondo quanto si apprende dai comunicati ufficiali, i primi seminari saranno tenuti proprio dall’arcivescovo di Perugia, monsignor Gualtiero Bassetti. Persona certamente influente, essendo anche vicepresidente della CEI. La scelta di aprire e chiudere insegnamenti  pare certamente dettata più da presupposti ideologici che da motivazioni economiche o culturali – chiosa Minelli – Questa è l’ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno,della pessima gestione dell’Ateneo perugino”. 

I dubbi, insomma, sono più che fondati, soprattutto visto il periodo di crisi che stanno vivendo le università italiane. E proprio a Perugia dopotutto,  simultaneamente alla nascita e alla programmazione del corso inprogettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio”, molti altri corsi, certamente prioritari, sono stati soppressi. Non ci sono soldi, dicono. 

Ma, grazie a Dio, per l’oratorio ci sono. E si trovano. Sembrerebbe quasi che per i promotori l’oratorio rappresenti il futuro: rispetto a un mondo del lavoro che richiede competizione e obiettivi immediati– si legge sul sito dell’Anspi – si potrebbe parlare di ribaltamento delle prospettive”. Come dire: non c’è lavoro? Dedicati all’oratorio e sarai ricompensato. Se non in questa vita, perlomeno nell’altra.

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