UNIVERSITÀ 1/ Riforma Gelmini bloccata? Lo sciopero continua: Onda in arrivo

Nelle università italiane il blocco della riforma Gelmini non ha fermato gli scioperi, ma ha generato ancora più caos. A Perugia e Pisa sono scattate le occupazioni ma il momento è critico: facciamo il punto.

 

scioero_universita_rabbiaLe università hanno riaperto i battenti. Alcune con una settimana di ritardo (vedi alcune facoltà di Perugia), altre soltanto questa settimana (vedi La Sapienza). Ma la situazione, checché ne dicano Gelmini e Tremonti, è profondamente critica: continuano gli scioperi, le manifestazioni, i volantinaggi, le mobilitazioni. In tutta Italia. Alcune facoltà, addirittura, stanno portando avanti misure drastiche come l’occupazione (si vocifera che a Pisa sia stata occupata la facoltà di Giurisprudenza; a Perugia, invece, è stata occupata un’aula di Fisica per costituire un “punto nevralgico” da cui far partire le iniziative).

E’ necessario, in questo marasma, fare allora il punto della situazione. Il 13 ottobre si prevedeva l’arrivo del ddl alla Camera e la quasi scontata approvazione della manovra a firma Tremonti-Gelmini. E invece no, tutto annullato: la Ragioneria di Stato ha bocciato la manovra spiegando che non ci sarebbero stati fondi per la copertura finanziaria della riforma e il Ministro dell’Istruzione, per non ricevere parere negativo dalla Commissione Bilancio, ha deciso di procrastinare. A parte che non si sa se faccia più ridere o piangere il fatto che un Ministro promuova una manovra senza che sappia prima se poi possa essere “coperta”, andiamo a vedere cosa (o chi) sarebbe rimasto fuori dal finanziamento: non ci sarebbero, infatti, i soldi addirittura per l’assunzione in ruolo di 9 mila ricercatori (che diventerebbero, quindi, associati) nei prossimi 5 anni. Bazzecole insomma.

E qual è la conseguenza di tutto questo? Caos nelle università, qualità che va scemando, incertezza non più solo nel futuro, ma anche nel presente. Ed è proprio per questo che in molte città, in molti atenei gli studenti stanno cominciando a prendere coscienza di quanto sta accadendo e stanno cominciando a rispondere. Anche in maniera forte, decisa, chiara.

studenti_fiomE le mobilitazioni, pian piano, si stanno anche unendo, ramificando non solo tra i diversi atenei, ma anche con gli operai, con i precari, con i cassintegrati: sta nascendo, pare, un forte movimento trascinato da un unico slogan: “Uniti contro la crisi”. Non è un caso, infatti, che migliaia e migliaia di studenti, sabato scorso, prima hanno aderito e partecipato alla manifestazione indetta dalla FIOM e poi si sono ritrovati tutti nella facoltà di Scienze Politiche a “La Sapienza”, durante la quale è stato anche redatto un documento nel quale si analizzano le conseguenze di questo ddl: “disinvestimento, privatizzazione e distruzione della qualità del sapere sono stati assunti strategicamente dal governo, che ha suggellato decenni di riforme su scuola e università.

Povertà, disoccupazione e precarietà sono le condizioni cui un’intera generazione di soggetti produttivi viene sottoposta”. Ed allora, proprio da lì, proprio da quell’assemblea e da quella manifestazione, ecco riemergere l’Onda che già due anni fa aveva animato le Università italiane “restituendo il sapere al suo uso comune ed immaginando l’apertura di una discussione pubblica che coinvolga tutti i soggetti in campo per la costruzione di un’alternativa”.

Ma, allora, qual è la situazione delle università italiane? A cosa andrebbero incontro qualora questo ddl diventasse legge? Il CUN (Consiglio Universitario Italiano) sta in questi giorni snocciolando dati molto preoccupanti: quest’anno (anno solare – dunque quello che rimane del 2010) ci saranno tagli per 279 milioni in meno. Per la prima volta ci sarà una diminuzione del FFO (Fondo Finanziamento Ordinario per le Università) del 3,72%.  E negli anni, come se non bastasse, la situazione subirà un peggioramento. Stando sempre al rapporto del CUN per il 2011 è previsto un taglio di 1 miliardo e 355 milioni; e per il 2012 una sforbiciata da 1 miliardo e 433 milioni.

Insomma, come ribadito nel documento, “lo schema del DM (Decreto Ministeriale, ndr) segue non una struttura programmatica per obiettivi e risultati, ma solo di tipo amministrativo-contabile”. In questo modo la qualità (molto spesso già scarsa) delle università italiane subirà un ulteriore tracollo.

Vediamo alcune conseguenze. Essendo stato confermato il prolungamento del blocco del turnover nelle assunzioni in tutta la pubblica amministrazione fino al 2014, e siccome per quanto riguarda l’università è prevista un’uscita dai ruoli di circa 18.000 su 60.000 unità, sarà oggettivamente impossibile garantire un’offerta formativa adeguata. Come se non bastasse, poi, ecco cosa si legge sul sito dei ricercatori “Rete 29 Aprile”: ”i tagli al fondo di finanziamento ordinario dell’università vengono prolungati nel tempo, arrivando al 2015, prevedendo tagli per circa 860 milioni di euro”. Insomma, una situazione devastante.

 

continua…

 

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