UNITÀ D’ITALIA 2/ Viaggio nella nostra Storia: lo scaltro Cavour e gli austriaci

Veniamo a quanto accaduto nel biennio dell’unificazione fino ad arrivare al ‘fatidico’ 17 marzo 1861. In seguito agli accordi segreti di Plombieres (in cui era prevista un’alleanza franco-piemontese in caso di attacco austriaco al Piemonte) stipulati tra Napoleone III e Cavour, il governo sabaudo andava alla ricerca di un pretesto per provocare l’Austria ad una dichiarazione di guerra.

di Matteo Migliari

Seconda Parte

logo_bigIn sostanza, l’obiettivo principale del Regno di Sardegna consisteva nell’espandere il proprio territorio ad est, puntando quindi all’annessione della Lombardia e del Veneto. L’ultimatum austriaco sarebbe arrivato il 23 aprile 1859, in seguito alla costituzione di un corpo di volontari guidati da Garibaldi (i Cacciatori delle Alpi) e il consolidamento delle riserve militari. Erano caduti nella trappola imbastita dall’intuito di Cavour.

Pertanto, iniziate le ostilità, l’esercito franco-piemontese riusciva a conquistare Milano, mentre i ‘Cacciatori delle Alpi’ occupavano Varese, Como, Brescia e altre zone lombarde. Quando anche la conquista del Veneto sembrava fosse a portata di mano, soprattutto dopo le sanguinose battaglie di Medole, Solferino e San Martino, Napoleone III decideva di interrompere la guerra e stipulare un armistizio con gli austriaci, seguito dalla firma dei preliminari di pace di Villafranca (11 luglio 1859).

Veniva, così, posta fine alla seconda guerra d’indipendenza italiana, allo stesso tempo terminava la supremazia austriaca in Italia. Sebbene la prematura decisione sconfortasse enormemente il movimento patriottico italiano, il Piemonte guadagnava la Lombardia, ma in virtù degli accordi di Plombieres si vedeva costretta a cedere il territorio di Nizza e della Savoia alla Francia.

Inoltre, rileviamo come – tornando all’inizio del conflitto – malgrado le operazioni militari rimanessero circoscritte alla Lombardia, le conseguenze politiche del conflitto si estendevano rapidamente ai tre ducati dell’Italia centrale (Toscana, Modena e Parma) e alle legazioni pontificie del nord (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì), determinando in poco tempo cambiamenti nei secolari assetti dinastici. Tra aprile e giugno 1859, infatti, diverse sollevazioni portavano alla caduta dei sovrani di tali stati e ad una loro sostituzione con governi provvisori, collegati a vario titolo con lo stato piemontese.

Invero, nei preamboli dei patti di Villafranca si prevedeva la riconsegna dei troni ai legittimi sovrani; ma alla luce della situazione che si andava affermando, da un punto di vista politico era sconsigliato bloccare il procedimento di annessione, anche perché avrebbe richiesto un intervento militare che né la Francia né l’Austria volevano effettuare, tanto più perché avrebbero dovuto scontrarsi con il beneplacito invece dato dalla Gran Bretagna, che guardava con favore alla formazione di uno stato autonomo nella penisola.

Lo scaltro Cavour, dunque, certo dell’appoggio di Francia e Inghilterra, rendeva noto ai vari governi europeifesta_50o_unita_ditalia_smallche Vittorio Emanuele II non avrebbe esitato oltre al volere delle popolazioni. In tal senso, promuoveva immediatamente i plebisciti, provocando ampie agitazioni popolari attraverso l’azione di comitati appositamente organizzati. Delle regioni annesse al Piemonte dopo la guerra del 1859, solo alla Lombardia e alle legazioni dello Stato della Chiesa veniva risparmiato ‘l’artificio’ del voto plebiscitario.

Altrove, invece, venivano predisposti nei giorni dell’11 e 12 marzo 1860 : “In due giorni, si provò l’illusione di un diritto di cittadinanza esteso a tutti. In realtà su trattava di una concessione a tempo limitato: quando poi si elessero i deputati al parlamento torinese cui delegare il vero potere politico, si ritornarono ad applicare le ampie restrizioni di censo previste dalle leggi piemontesi”.

I plebisciti prevedevano pressappoco la formula: «Unione (o annessione) alla Monarchia Costituzionale del Re Vittorio Emanuele, o Regno separato». Un quesito fondamentalmente teorico visto che non vi era alcuna possibilità di propagandare il contrario o la volontà di un’autonomia dal Piemonte. In effetti, come molti studiosi hanno evidenziato, le modalità di partecipazione al voto, nonché l’impostazione quantomeno singolare del testo sottoposto al vaglio delle popolazioni, hanno sollevato non pochi dubbi sul valore reale di questo tipo di consultazione.

Molti, nel frattempo, avevano preso in considerazione la possibilità di una conquista militare del Mezzogiorno d’Italia, o, come si chiamava allora, del ‘Regno delle Due Sicilie …

 

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