Una domenica di follia: matite umettate, candidati a loro insaputa, foto in cabina. E schede strappate

Umettare o non umettare, questo è il problema. La giornata elettorale di ieri è stata all’insegna del dilemma intorno alle matite copiative, se bagnare la punta con la saliva oppure astenersi nella speranza che il segno non sia cancellabile. Ma non è questa l’unica follia della tornata elettorale più stramba che la storia della Repubblica ricordi: le denunce del Pd campano di brogli, l’assurdo caso di Anzio e della presidente che strappa schede elettorali, candidati che si recano al voto e poi si accorgono di essere presenti in ben due liste, semplici elettori che invece si accorgono di essere stati candidati “a loro insaputa”. Senza dimenticare il paradossale caso del cittadino che, pur essendo in torto perché sorpreso a fotografare il proprio voto, da’ in escandescenze minacciando di portarsi via scheda elettorale e la relativa matita copiativa.

 

di Carmine Gazzanni

La notizia che ha fatto più scalpore è stata senz’altro quella della contestazione delle tre attiviste Femen che, a seno nudo, hanno manifestato il proprio dissenso nei confronti di Silvio Berlusconi. “Basta Berlusconi, basta Berlusconi”, hanno urlato le tre femministe. Alla fine sappiamo bene come sia andata a finire: le forze dell’ordine hanno reagito violentemente. Portate in questura, le donne sono state identificate e accusate di atti osceni in luogo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale.

Nella giornata di ieri, però, non è capitato solo questo. Anzi. Tanti i casi che, in quanto ad assurdità e stramberia, probabilmente gettano ombra anche sulla disavventura del povero Silvio Berlusconi.


UMETTARE LE MATITE? QUESTO È IL PROBLEMA – Non c’è che dire: che in Italia si voti ancora con la matita mentre in altri Paesi – dal Brasile all’India fino all’Estonia – ci si è evoluti con il voto elettronico, è indicativo. Detto questo, però, è anche vero che – comunque la si veda – rasenta l’assurdo il dibattito che si è scatenato (non solo) in rete sulle matite copiative e sul rischio che siano, in realtà, cancellabili.

Tutto nasce dalla segnalazione del candidato M5S in Emilia Romagna Matteo Dall’Osso, il quale, intorno alle 14, scrive sulla sua pagina facebook: “prima del voto bagnatevi la mano con la saliva, umettate la matita e poi votate, solo così il vostro voto sarà indelebile”. Dopo alcune ore l’attivista Cinque Stelle insiste: “ho avuto conferma: la matita copiativa in dotazione alle urne elettorali è completamente cancellabile (provato su carta semplice) a meno che non sia umettata, si sbiadisce leggermente, ma rimane”. Insomma, secondo Dall’Osso, l’unico modo per assicurarsi un voto indelebile sarebbe quello di “umettare” la matita. Nel giro di poche ore il dibattito che si scatena è paradossale: ci sono i pro-saliva (la matita è cancellabile, quindi meglio umettarla per essere certi di evitare brogli) e i contro-saliva (la matita, se insalivata, lascerebbe delle chiazze sulla scheda elettorale invalidandola). Discussioni tecniche sulla saliva, insomma.


IL CAOS A GROSSETO. IL COMANDO VIENE DALL’ALTO? – La questione delle matite copiative non si è assopita per tutta la giornata. Tanto che, secondo una nota dell’Ansa, intorno alle 19 di ieri sera a Grosseto ci sarebbe stata un forte contestazione di diversi presidenti di lista del Movimento 5 Stelle. In alcuni seggi della città toscana, infatti, gli scrutatori sono stati costretti a interrompere il voto per sostituire le matite copiative perché i rappresentanti di lista di Beppe Grillo hanno eccepito sulla loro conformità alla normativa. Secondo la nota, sarebbe “pervenuta una direttiva agli appartenenti di M5S direttamente dai vertici nazionali perché ci sarebbero state delle matite non conformi”. Insomma, comandi dall’alto per gli attivisti. Non sarebbe nemmeno strano considerando che – comunque la si pensi – era stato proprio Beppe Grillo pochi giorni fa nel corso dei suoi comizi ad avvertire del “rischio” riguardo le matite copiative.

Il caos si è sedato solo dopo che gli scrutatori dei seggi interessati, dopo essere stati costretti a sospendere la votazione, si sono recati all’Ufficio elettorale più vicino: la questione è stata risolta con altre due matite in sostituzione di quelle in dotazione.


AD ANZIO LA PRESIDENTE DI SEGGIO STRAPPA LE SCHEDE – Al centro delle polemiche ancora una volta una segnalazione degli attivisti a Cinque Stelle. Il video in questione ha fatto il giro del web. La denuncia parte, come detto, da Alessandro Di Nicola, candidato consigliere alla Regione Lazio per il Movimento 5 stelle: “Il presidente di un seggio ad Anzio, in località Sacida, avrebbe sottratto due schede verdi (per le regionali) e, dopo essere stata scoperta, le avrebbe distrutte”. Il funzionario ribatte: “Le schede erano deteriorate e le ho tolte per non confonderle con le altre”. Sulla questione, secondo quanto si apprende da note di agenzie di stampa, starebbe indagando la Digos. Per un semplice fatto: non è possibile portare fuori dal seggio schede elettorali. Né tantomeno strapparle, dato che tutto, anche ciò che non è stato utilizzato (come potrebbero esserlo “schede deteriorate”), dev’essere rispedito al ministero per eventuali controlli. Piccola particolarità, per dovere di cronaca: la veterana presidente di seggio è una iscritta e militante del Pd.


follia_elettoraleL’ASSESSORE SCRUTATORE DI PRATO. E QUELLO DEL PD – D’altronde non c’è affatto da meravigliarsi che uomini e donne vicine a questo o quel partito vogliano seguire da vicino le operazioni di voto e di spoglio. Quello della presidente di Anzio, infatti, non è l’unico caso. Grande polemica, ad esempio, c’è stata intorno all’assessore all’Integrazione del Comune di Prato, Giorgio Silli (Pdl), il quale svolge le funzioni di scrutatore in una sezione del seggio della frazione pratese di Figline. Tante le reazioni sdegnate degli esponenti del Pd locale e non. Basti pensare a quanto affermato dalla segretaria provinciale dei democratici Ilaria Bugetti che ha giudicato la scelta di Silli “inopportuna”. La Bugetti, però, probabilmente non sa che a Montemurlo, altro comune nel pratese, secondo quanto denunciato da un attivista di Amnistia Giustizia e libertà, “un assessore del PD, Giorgio Perruccio, fa il presidente di seggio… attendiamo le sdegnate rimostranze della segretaria provinciale del PD pratese… indignatissima perché un assessore comunale pratese fa lo scrutatore”. Rimostranze, però, che ancora non sono arrivate.


IL PD CAMPANO AVVERTE: “RISCHIO BROGLI” – Probabilmente tutti avranno avuto la possibilità di vedere la foto che circolava ieri sul web: un attivista Cinque Stelle ha fotografato dentro al seggio e pubblicato su facebook le schede elettorali con il simbolo M5S sbarrato. Peccato però che la legge preveda che, ovviamente, il voto sia segreto e, dunque, l’impossibilità di fotografare la propria preferenza. Il reato contestato, in questi casi, può essere anche quello del voto di scambio. Tanto che, ora, il giovane rischia proprio tale incriminazione, per la quale è previsto il carcere.

Un gesto avventato quello dell’attivista, non c’è che dire. Nonostante questo, però, il rischio di voti di scambio rimane alto. Una seconda segnalazione, secondo quanto appreso dall’AGI, sarebbe arrivata dal Pd campano: “esprimiamo forte preoccupazione per alcune condotte segnalate durante le operazioni di voto in queste ore così importanti per l’Italia e per la Campania”. A dichiararlo è stato Ciro Cacciola, coordinatore della campagna elettorale del Pd Campania. “Stiamo vivendo una due giorni fondamentale per il futuro del Paese, e non è possibile tollerare comportamenti come quelli già riscontrati nella prima giornata di consultazioni. Condanniamo con forza chi sta diffondendo immagini delle schede all’interno dei seggi, compiendo una palese irregolarità, così come invitiamo gli esponenti di tutti gli schieramenti a non effettuare alcun tipo di condizionamento degli elettori nei pressi delle sezioni. I nostri rappresentanti di lista sono impegnati a garantire la massima regolarità delle operazioni, e nel caso si ripetano episodi riconducibili a violazioni di legge non esiteremo ad informare gli organi giudiziari competenti”.


L’IMPRENDITORE CHE FOTOGRAFA E POI MINACCIA DI “SEQUESTRARE” SCHEDA E MATITA – Caso simile – ma decisamente più strambo – sarebbe avvenuto anche all’interno di un seggio nel comune di Isorelle, nel genovese. Secondo diversi quotidiani liguri, infatti, un imprenditore di 44 anni è stato denunciato perché, sorpreso a riprendere con il telefono cellulare le operazioni di voto, ha dato in escandescenze minacciando di portarsi via scheda elettorale e la relativa matita copiativa. Insomma, pur avendo sbagliato, l’imprenditore pretendeva di aver ragione arrivando all’assurdo di “sequestrare” il lauto bottino di scheda e matita. Ora però rischia l’incriminazione per turbativa delle operazioni di voto.


SE VAI A VOTARE E TI ACCORGI DI ESSERE CANDIDATA – Immaginate di recarvi al seggio e di scoprire di essere candidati a vostra insaputa. È questo quello capitato a Daria Miriam Piazza Re. Secondo quanto ricostruito da Il Giorno, infatti, la giovane trentenne aveva rifiutato la candidatura ma, apparentemente contro la sua volontà, si è ritrovata candidata in lista per le regionali. Ex Forza Italia prima e poi candidata alle comunali di Vimercate con la Lega Nord nel 2011, ieri mattina, dopo aver scoperto l’incredibile vedendo il suo nome affisso sui cartelloni elettorali, in giro per Milano, ha presentato denuncia ai carabinieri per essere stata candidata con Futuro e Libertà di Gianfranco Fini per la Circoscrizione Lombardia 1 della Camera, senza aver mai acconsentito o firmato nulla.

IL CANDIDATO “UBIQUO” – Ieri mattina Claudio Ferrara, imprenditore nato ad Aversa (Caserta) il 2 gennaio 1957, guardando le liste elettorali affisse all’interno dei seggi campani, si è accorto di essere candidato alla Camera con il Pdl (numero 22 nella lista per Campania 1) e al Senato con ”Liberi per un’Italia equa”, numero due alle spalle del capolista. Una palese irregolarità, evidentemente finora sfuggita alle verifiche. ”Ho rinunciato alla candidatura con il Pdl – ha spiegato Ferrara all’Ansa – subito dopo la presentazione delle liste. Ho con me la copia dell’atto di rinuncia, notificato sia alla prefettura che al tribunale di Napoli. Non so per quale motivo la lista riporti ancora il mio nome, e non mi interessa: io sono candidato con Liberi per un’Italia equa, avendo lasciato il Pdl dopo vent’anni di militanza per il modo assurdo in cui è stato trattato Nicola Cosentino”. Ferrara, insomma, non sembra essere toccato dalla cosa. Anzi: due possibilità sono sempre meglio che una soltanto. Il dono dell’ubiquità.

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