Un grande popolo di evasori

Nell'ultima puntata di Report si è parlato anche di evasori fiscali. Riproponiamo un editoriale de La Voce, datato 2002 ma assolutamente attuale. Anzi, sembra che non sia cambiato (quasi) niente.

evasoriLe tasse? Un optional. Chi le paga? Un fesso. L'ottima, istruttiva lezione per tutti quegli italiani che onorano il fisco – e non sono poi così pochi gli idioti a reddito fisso – viene dall'alto. Gli slalomisti, quelli che di pagare il conto allo Stato se ne fregano, hanno nomi di grido: magistrati come Renato Squillante e Filippo Verde, ex ministri che ancora oggi condizionano pesantemente la vita politica (parola di Filippo Mancuso, uno che di casa Berlusconi se ne intende) come Cesare Previti.

Le tre mammole, davanti agli sbigottiti giudici del processo Imi-Sir di Milano, hanno minuettato e si sono esibite in un coretto degno dello Zecchino d'oro: non abbiamo mai pagato nè ricevuto tangenti, quei soldi sono sudore della nostra fronte, li abbiamo solo mandati in Svizzera come fan tutti. Certo, Cesarone è un evasore fiscale, ma come lui milioni di italiani, è¨ il commento di un altro che di casa Forza Italia se ne intende, l'avvocato Carlo Taormina. Al Capone finì in galera per una evasione che, al confronto, fa ridere i polli. Lorsignori invece sono fedeli servitori dello Stato. E uomini d'onore.

Il governo fa un autogol ogni tre giorni. Il ministro Tremonti – come spiega con lucidità Enzo Albano nel suo Punto – ha istituzionalizzato il gioco delle tre carte a spese degli italiani, inimicandosi anche l'amico capo della Confindustria D'Amato. Insomma, un governo che si vuol male, che fa di tutto per disattendere gli impegni con gli elettori (nonostante i risolini del Cavaliere secondo cui Lui è in anticipo rispetto ai tempi stabiliti nel celebre "contratto" con gli italiani), quasi in attesa supina di uno spintone da parte dell'opposizione. Che invece dorme; anzi si è sciolta, liquefatta, autoeliminata.

Ci volevano proprio gli alpini per consentirci di misurare fino in fondo il quoziente d'intelligenza – politica e non solo – dei vari Rutelli, Fassino, D'Alema, Parisi, Boselli e gregge proseguendo: i quali oggi, dopo l'autogol della storia, sono ancora lì, a discettare di tattiche, tempi e strategie, invece di andarsene per sempre a casa. Entro 48 ore una reazione forte e determinata dell'Ulivo, ordina Baffino Maximo alle prese con la badante di turno. Poi, più calmo, il premier delle truppe nel Kossovo riflette: Qualche no allora lo pronunciai. E indica il Percorso: Si agisca subito. Se nulla accade ne prenderò atto. E mi unirò all'assemblea del gruppo Artemide. Ma chi era Cincinnato?

Più grintoso il suo segugio, Fassino. Che ha poche idee ma chiare: Non scivolo nel pacifismo unilaterale, so che l'uso della forza fa parte della politica. E per chi non ha capito, l'uomo del Texas fornisce dettagli: Abbiamo 9000 italiani in giro per il mondo. E chi ce li ha mandati? Noi, i governi del centrosinistra. Infine, per i duri di testa: Con me segretario la linea alla Gino Strada non si fa, è chiaro?. O il Nobel o il Cottolengo: non c'è, per il signor segretario ds, una terza via. Farebbe meglio a passare il testimone al Geronimo-Pomicino che sul Giornale dà consigli ai naviganti: "si punti a ricomporre una grande area socialista di stampo europeo lasciando a Bertinotti e Diliberto la scelta di mantenere in piedi la bandiera sdrucita di una sinistra antagonista". Capito signor Fassino?

Proseguono a ritmo serrato i preparativi per la spedizione di mr. Bush, mr. Blair & C. E l'invenzione della guerra preventiva sta strabiliando il mondo. Perché non averci pensato prima? Chissà quanti problemini si sarebbero risolti meglio, senza inutili e antieconomiche perdite di tempo. Intanto negli Usa le statistiche annunciano 33 milioni di poveri. Le meraviglie della globalizzazione.

 

Tratto da La Voce delle Voci di Ottobre 2002

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