UDC/ Il mini partito che sta sfasciando il Paese per riesumare “i morti viventi”

Dialogo con il Pd, porte non ancora chiuse con il Pdl dopo la promessa di Berlusconi a non candidarsi, desiderio del Monti-bis. Da buon centrista Pierferdinando Casini è riuscito a non chiudersi nessuna delle strade disponibili. Tanto a destra, quanto a sinistra. L’obiettivo del leader Udc è giocare nella prossima legislatura una partita importante. A prescindere da chi siano i compagni. E intanto si guarda intorno anche per costruire il “Grande Centro”. Non si sa mai. Per ogni evenienza. La vuotezza efficace di Casini, leader di un non-partito come l’Udc.

 

di Antonio Acerbis

buttiglione_casini_cesaNon chiude a nessuno. Parla con tutti. Il suo non è mai un no definitivo, ma sempre un provvisorio. Ecco, in sintesi, la politica messa in campo negli ultimi mesi da Pierferdinando Casini. Un centrista perfetto. Più che moderato, conformista. Più che democristiano, opportunista.

Le ultime settimane, d’altronde, sono state inequivocabili. Dopo giorni e giorni di messaggi d’amore tra Pd e Udc soprattutto dopo la vittoria di Rosario Crocetta in Sicilia, Casini ha pensato bene di riaffacciarsi anche sull’altra sponda, prima ribadendo la propria disponibilità a trattare con il Pdl (vista anche l’apertura di Alfano dopo la decisione di Berlusconi di non ricandidarsi premier), poi votando a favore della legge-truffa proprio insieme al Pdl.

Insomma, Casini tiene tutte le strade aperte. Per ogni evenienza. Intanto però – per non farsi mancare nulla – continua anche a lavorare al progetto a cui si dedica da tempo: il Monti-bis. La stessa legge-truffa inserita nella bozza della riforma elettorale – soglia al 42,5% per ottenere il premio di maggioranza – non può che avere due motivazioni: chiudere la strada a Grillo e ad una possibile alleanza (solo) con Pd e Sel (non arriverebbero mai, né l’uno né gli altri, al 42,5%) e aprire la strada al Monti-bis con una maggioranza a sostegno variegata, così come quella esistente oggi. Una sorta di mix che assicurerebbe di raggiungere la fatidica soglia, sbattere fuori le forze estremiste (per intenderci Vendola, Di Pietro e Grillo) e governare affidandosi nuovamente ai tecnici delle banche.

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In altre parole, dunque, Casini guarda tanto a destra quanto a sinistra, con il desiderio recondito, però, di un secondo governo Monti. “Un gesto responsabile”, come direbbe lui stesso. “Per il bene del Paese”. Non a caso il leader Udc sta cercando anche di andare per la sua strada nel caso – improbabile – in cui tanto il Pd quanto il Pdl capiscano il gioco subdolo a cui sta giocando il centrista. Ed ecco allora l’importantissimo appuntamento del prossimo 18 novembre, giorno in cui – secondo i ben informati – dovrebbe nascere il Grande Centro. Unico obiettivo: far ritornare appunto Mario Monti a Palazzo Chigi. Ci si lavorerà appena dopo il 17 novembre quando le associazioni convocate da Italia Futura – il movimento di Luca Cordero di Montezemolo – terranno una convention a Roma. “Il giorno dopo – come ha annunciato il presidente Udc Rocco Buttiglionepartiranno il tavolo programmatico e quello delle candidature”. Per raggiungere l’obiettivo prefissato (e riuscire a convincere almeno le aree montiane del Pd e del Pdl a sposare il progetto centrista), Casini sta cercando di attrarre di tutto un po’: da Fli (con cui già c’è l’accordo) al gruppo Verso la terza repubblica, dal movimento di Oscar Giannino (sebbene più e più volte sia stato critico proprio con l’operato economico del governo Monti), fino ai cattolici della cosiddetta Todi 2. Non a caso il 17 parleranno, tra gli altri, anche il ministro Andrea Riccardi (che, peraltro, gode delle simpatie di tutto il gotha del Pd), il presidente delle Acli Andrea Olivero, quello del Movimento cristiano lavoratori Carlo Costalli e il segretario della Cisl Bonanni (che si è detto sin da subito disponibile a lavorare per un grosso movimento neodemocristiano). E ancora il movimento Verso Nord di Massimo Cacciari e Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre, gli Indipendenti per l’Italia di Ernesto Auci. Senza dimenticare il placet ricevuto nei giorni scorsi anche da Emma Marcegaglia e Corrado Passera. Tutti insieme appassionatamente per creare un nuovo soggetto politico che possa rilanciare Mario Monti. Il progetto, peraltro, non è affatto da sottovalutare. Secondo gli ultimi sondaggi c’è anche chi dà il Grande Centro attorno al 20%. Senz’altro una buona percentuale da cui partire.

Insomma, Casini sta lavorando. E praticamente con tutti. Una grande capacità da statista? Niente affatto. Anzi, tutt’altro. A ben vedere, infatti, la linea di Casini è in realtà una non-linea. Nessun ideale, nessun disegno. Niente di niente. Il che ha consentito e consente al leader Udc di poter sposare qualsiasi progetto. A patto che sia vincente. Scriveva alcuni tempo fa Luca Sofri: “Ma voi avete mai sentito parlare di principi o progetti dell’UdC? L’UdC è un non-partito, che deve una sua considerevole forza elettorale alla raccolta degli avanzi degli altri partiti: vota UdC chi non si riconosce in nessuna delle identità diverse incarnate dagli altri partiti, ed è infine rassicurato da un partito che non ha identità”. Nulla di più vero. Dell’Udc non si sa nulla. Nulla sulle sue posizioni in campo economico, giudiziario, lavorativo. Niente. Due sole posizioni sono chiare: quelle retrograde e filoclericali sui temi etici – da cui il PD farebbe bene a stare alla larga e anzi esserne avversario invece che alleato – e quelle sulla riforma elettorale, campo su cui hanno grandi competenze e interessi.

E chi meglio di Casini può rappresentare la vuotezza di un non-partito come è l’Udc? Solo e soltanto per questo motivo – per l’assoluta mancanza di una linea chiara – riesce a guardare a tutto senza sposare con convinzione assolutamente nulla. “C’è quindi solo da congratularsi – scriveva ancora Sofri – dei voti che riesce tuttora a raccogliere una macchina di questo genere: non produce niente, ma lo fa con grande efficienza”.

E il fatto che Casini sia preso sul serio tanto dal Pd quanto dal Pdl, tanto a destra quanto a sinistra, è decisamente preoccupante. La forza di un non-partito non può che essere indice di una non-politica. Quella italiana. In cui tutti – Bersani e Alfano per primi – sono caduti. E nessuno se ne avvede.

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