UDC/ Il bilancio è sospetto ma tutto tace. Cinque osservazioni sull’alone di intoccabilità di Pierferdy

Solo pochi giorni fa una nostra inchiesta esclusiva svelava ombre (pesanti) sui conti Udc nel Lazio: sui 39 finanziamenti privati, ben 25 mancavano delle delibere societarie che dimostrassero il versamento. Sebbene il rapporto della Corte dei Conti risalga al 10 agosto (più di tre mesi fa) nessuno ne ha mai parlato (a parte Il Fatto che ha ripreso la nostra inchiesta). Più di una domanda, allora, sorge su Pierferdinando Casini. E sul suo alone di “intoccabilità”. E su quanto venga tenuto in conto un partito che, secondo gli ultimi sondaggi, arriva al 6 per cento.

 

di Carmine Gazzanni

casini_udc_bilancio_sospettoNiente. Non una mosca si è alzata. Silenzio assoluto. Assordante. Dopo l’inchiesta di Infiltrato.it sui conti poco trasparenti dell’Udc in Lazio nessuno tra politica e media (a parte Il Fatto) ha posto una domanda al leader Udc. Meglio non disturbare il montiano di ferro.

Ricapitoliamo, allora, quanto documentato dalla nostra testata. Secondo il maestoso rapporto della Corte dei Conti pubblicato il 10 agosto scorso sulle spese e i finanziamenti – pubblici e privati – ai partiti che hanno partecipato alle regionali del 28 e 29 marzo 2010, “soltanto in un caso la documentazione prodotta è risultata incompleta”. Il caso menzionato è, appunto, quello dell’Udc in Lazio. La forte anomalia riscontrata consiste nel fatto che, nonostante siano state 39 le aziende che hanno finanziato il partito di Casini, nella documentazione trasmessa dall’Udc ci sarebbero soltanto 14 delibere societarie. Scrive la Corte: “alla data di chiusura dei lavori del Collegio risulta ancora mancante la documentazione, a dimostrazione dei contributi erogati dalle seguenti 25 società”. In altre parole, in 25 casi non ci sarebbe alcuna pezza che dimostri, nel concreto, il finanziamento al partito. In soldoni, centosettantunomila euro senza carte. Senza alcuna documentazione.

Come facilmente si può comprendere, la questione è tutt’altro che di poco conto, soprattutto se si tiene conto che gran parte di questi finanziatori privati sono aziende di costruzioni in affari con la famiglia Caltagirone a cui Casini è legato da rapporti parentali (Azzurra, moglie del leader Udc, siede nel cda della società ed è figlia del patron Francesco Gaetano Caltagirone). Non solo. Dubbi legittimi sorgono anche facendo altre piccole osservazioni. Cominciamo.

Uno. Il rapporto della Corte dei Conti, ripreso meno di una settimana fa da Infiltrato.it, risale come detto addirittura al 10 agosto scorso. Più di tre mesi sono passati e nessuno ha ripreso la notizia. Sebbene nel rapporto sia scritto nero su bianco che quello dell’Udc risulta essere l’unico caso di documentazione incompleta.

Due. Sempre nel rapporto i magistrati precisano che, proprio per via di tali irregolarità, tutta la documentazione è stata inviata anche alla Procura di Roma per ulteriori controlli. Nonostante anche questo – il rilievo che ha acquistato la vicenda – niente si è mosso.

Tre. Prendiamo un caso che ha fatto decisamente più scalpore, quello riguardante l’Idv di Antonio Di Pietro. Sebbene l’inchiesta di Report abbia ripreso – per stessa ammissione di Milena Gabanelli – anche documenti e inchieste giornalistiche vecchie, peraltro già sbugiardate a suo tempo dall’ex pm (dunque nessuno scoop), il clamore, giornalistico e politico, che ne è nato è stato sconvolgente. Di Pietro è stato, nei fatti, demonizzato. Senza, però, che mai un’inchiesta – della Corte dei Conti o della Procura – sia mai nata. Verrebbe, insomma, da pensare a due pesi e due misure.

Quattro. Non è nemmeno la prima volta che succede una cosa del genere. Era fine aprile quando Infiltrato.it – uno tra i primi – rimarcò un’altra notizia a cui pochi – volenti o nolenti – fecero caso: nell’inchiesta sull’affaire Finmeccanica i magistrati decisero di iscrivere nel registro degli indagati tale Franco Bonferroni con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti. Secondo l’accusa e le parole del supertestimone Lorenzo Cola (ex consulente Finmeccanica) Bonferroni sarebbe stato l’uomo “espressione dell’Udc. In quel periodo i partiti erano indaffarati proprio nel disegno di legge che avrebbe ridisegnato il meccanismo dei rimborsi elettorali (sappiamo che poi, nei fatti, ben poco di quanto promesso è stato fatto). Ebbene, nonostante l’incongruenza tra l’impegno parlamentare centrista e le accuse rivolte dai magistrati, anche in quel caso nessuno alzò un dito per chiedere conto a Casini. Soltanto Infiltrato.it rivolse ben sette domande al partito. Risultato: nessuna risposta è mai arrivata.

Cinque. Passiamo a questo punto a un’osservazione politica. Secondo gli ultimi sondaggi il partito centrista si attesterebbe intorno al sei per cento. Una magra fetta di elettorato. Eppure, tanto a destra quanto a sinistra, tutti guardano a Casini. È indubbio, infatti, che saranno Pd e Pdl a contendersi i voti del centro. Basta poco, però, per rendersi conto che quel sei per cento potrebbe essere assolutamente superfluo per entrambi i partiti. Cominciamo dal Partito Democratico. Secondo sempre gli ultimi sondaggi, il Pd avrebbe superato la soglia del 30 per cento (sarebbe intorno al 31). Ben al di sopra degli altri (il secondo partito, il M5S, è al 18,8). Non solo. Anche Sel, prossimo alleato del Pd a prescindere da come vadano le primarie, viaggia intorno al 6 per cento. Sarebbe, a questo punto, più naturale un’alleanza con Di Pietro (ora al 4 per cento) che con Casini: meglio rinunciare a soli due punti percentuali (peraltro superlfui) piuttosto che a ideali e al proprio indirizzo politico originario.

Stesso discorso anche per il Pdl. Secondo i paletti posti da Casini, un’alleanza con Alfano sarebbe possibile (sebbene, ad oggi, decisamente lontana) solo e soltanto se il Pdl rinunci a un progetto politico che inglobi anche Lega Nord e La Destra. A conti fatti, se le cose andassero in questo senso, sarebbe un danno anche per il centrodestra dato che Lega e La Destra collezionano assieme un 7 per cento di consensi. Un punto percentuale in più rispetto alla dote dell’Udc.

A questo punto, allora, la domanda: perché tutti strepitano per un’alleanza con Casini, nonostante – per quanto detto – non convenga? Ben informati dicono che ciò che conta non è la quantità, quel magro sei per cento. Piuttosto conta la qualità, ovvero chi compone quel sei per cento: palazzinari, alta finanza, montiani (nel vero senso della parola) doc, rappresentanti del Vaticano. Poteri forti, dunque. Che, sebbene in minoranza, rischiano (se già non l’hanno fatto) di indirizzare anche la politica italiana.

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