TRATTATIVA STATO MAFIA/ Il Giornale vuole isolare Ingroia. Di Pietro il solo a difenderlo

Dopo la decisione della Consulta di dichiarare illegittime le intercettazioni avvenute a carico del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’affaire trattativa Stato Mafia– ne deduciamo quindi che in Italia qualcuno è più uguale degli altri – l’ex pm di Palermo, oggi in Guatemala Ingroia, ha parlato di sentenza già scritta e difeso il suo lavoro. Ma gli sciacalli de Il Giornale hanno colto la palla al balzo per isolare il magistrato e scatenare una campagna mediatica contro di lui. Risultato: Ingroia è isolato e a difenderlo resta, come al solito verrebbe da dire, Antonio Di Pietro.

 

di Viviana Pizzi

Contro di lui, oltre ai due principali partiti politici, anche il Csm e l’Anm.

La prima ad esprimersi è stata però il ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri sottolineando come la sentenza fosse  “una cosa molto bella ed attesa”. Cassa di risonanza a queste dichiarazioni è arrivata da quelle del presidente del Csm Michele Vietti secondo il quale “la Corte Costituzionale è una della massime istituzioni della Repubblica, la sua autonomia e indipendenza non possono essere messe in discussione da nessuno, in particolare da chi ricopre incarichi pubblici”.

Non è da meno Rodolfo Sabelli presidente dell’Anm che afferma: “La Corte per indipendenza e autorevolezza dà ogni garanzia non si può parlare di decisione politica, né intendere il conflitto in termini di contrapposizione tra poteri dello Stato”.

 

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA  E LE INDAGINI SULLA TRATTATIVA

antonio_ingroia_isolatoCosa recita il dispositivo della Corte Costituzionale? L’organo giudiziario non ha fatto altro che accogliere il ricorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo in merito alle intercettazioni telefoniche a carico del senatore Nicola Mancino. Che per ben quattro volte è stato ascoltato parlare con il Capo del Quirinale. L’ex senatore, che figura tra i dodici indagati, si era rivolto al Colle per discutere sull’inchiesta sulla trattativa Stato Mafia che sarebbe avvenuta all’indomani delle stragi del 1992- 1993.

Lo Stato e la Mafia, secondo le indagini della procura siciliana, sarebbero giunti ad un accordo che avrebbe previsto la fine della stagione stragista in cambio di un’attenuazione delle misure detentive previste dall’articolo 41 bis.

Dopo anni di indagini iniziate all’inizio del nuovo millennio il 24 luglio il sostituto procuratore di Palermio Antonio Ingroia, ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 indagati con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa” e“violenza o minaccia a corpo politico dello Stato.

Questi i nomi degli indagati: l’ex ministro DC Calogero Mannino, il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri; gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno; i boss Giovanni Brusca, Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà, Bernardo Provenzano.

Massimo Ciancimino, oltre che di “concorso in associazione mafiosa”, è accusato anche di “calunnia” nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro mentre l’ex ministro Nicola Mancino è accusato di “falsa testimonianza”.


LA FIGURA DI NAPOLITANO

La Corte ha accolto il principio dell’inviolabilità della riservatezza del Capo dello Stato anche nel caso in cui le intercettazioni riguardino l’interlocutore ( in questo caso Mancino) che si era messo in contatto col Quirinale.

E’emerso quindi una verità inconfutabile: la  Corte Costituzionale ha sancito che la sua figura è intoccabile e che non sarà mai possibile sapere, tramite le inchieste delle procure ordinarie, quali sono i contenuti delle sue telefonate. Nemmeno se queste dovessero presentare profili di illecito.

Quelle tra lui e Mancino ora saranno distrutte e dichiarate inutilizzabili ma da questo emerge una verità dura ma costituzionalmente accettabile: “Napolitano (come i Presidenti della Repubblica che lo avvicenderanno negli anni) è inintercettabile e quindi più uguale degli altri”.

Vale quindi il principio che se un Capo dello Stato possa commettere reati sarà quasi impossibile saperlo.

 

LA REAZIONE DI INGROIA: “SENTENZA POLITICA”

Non è stata delle più felici la reazione del pm di Palermo che ha portato avanti la maxinchiesta con dodici indagati.

Ora che non è più coinvolto nell’inchiesta come magistrato riferendosi alla pronuncia della Corte Costituzionale non ha usato mezzi termini per definirla “sentenza politica”.

Bisognerà attendere di leggere le motivazioni –  ha sottolineato–  che saranno depositate a gennaio. Ma è molto probabile che la pronuncia abbia seguito anche un filo per così dire “formale” e che uno dei pilastri della decisione sia proprio l’impossibilità per la Corte costituzionale di contrapporsi al capo dello Stato, pena un “crollo” dell’impianto istituzionale. “Sottigliezze” giuridiche che probabilmente “il popolo” faticherà a comprendere.Che d’altronde fossero questi i termini della questione era abbastanza chiaro sin dall’inizio, come era evidente che la procura di Palermo volesse anche scandagliare questi “abissi”, considerando che da quello che si sa le intercettazioni tra Mancino e Napolitano non avrebbero rilevanza ai fini processuali”.

Dichiarazioni alle quali si sono contrapposte quelle di Luciano Violantesecondo cui viene fuori un eccesso di personalizzazione delle indagini” e quelle del procuratore capo di Palermo Francesco Messineoche si discosta da Ingroia sostenendo che : ”Le opinioni del dottor Ingroia sono opinioni del dottor Ingroia, io non qualifico le sentenze”.

 

LA CAMPAGNA CONTRO INGROIA  DE “IL GIORNALE

A gettare benzina sul fuoco e sostenere che Antonio Ingroia sia ormai “un partigiano”, avendo avviato una campagna diffamatoria e tesa a screditare il personaggio ci si mette ancora una volta la stampa. Questa volta a picchiare duro è proprio “Il Giornale” di Alessandro Sallusti noto a tutti per le sue personali controversie giudiziarie.

I giornalisti di Berlusconi hanno sottolineato la partigianeria di Ingroia non dal punto di vista della Costituzione ma di quel potere politico che appoggia facendo comparsate nelle varie riunioni dei partiti “rossi”. Hanno avviato una raccolta di firme contro il pm della procura di Palermo e in particolare contro frasi che avrebbero accostato “Forza Italia alla mafia senza avere uno straccio di prova” per presentare una causa civile contro di lui.

 

LA DIFESA DI ANTONIO DI PIETRO: CON INGROIA NON CONTRO NAPOLITANO

In difesa di Antonio Ingroia è sceso ancora una volta l’ex pm di mani pulite Antonio Di Pietro. Il presidente dell’Italia dei Valori ha rivendicato con orgoglio la sua facoltà di difendere le posizioni del pm palermitano.

Noi siamo i partigiani della nuova resistenza e rivendichiamo, con orgoglio – ha sostenuto–  il diritto di sostenere, senza se e senza ma, Antonio Ingroia per quello che ha scritto, per quello che ha detto e per quello che ha fatto. Noi difendiamo il diritto di ogni cittadino ad esprimere le proprie opinioni anche se si chiama Ingroia ed è per questo che lanciamo la petizione: ‘Io sto con Ingroia’.”

Per firmare l’appello basta inviare una mail a iostoconingroia@gmail.com. 

Sulla sentenza della Corte Costituzionale è invece questa la posizione dell’Italia dei Valori esplicitata nelle scorse ore in una conferenza stampa del presidente Idv insieme al senatore Luigi Li Gotti.

Non saremo certo noi a mancare di rispetto a una sentenza, al Capo dello Stato o alla Corte costituzionale – hanno sostenuto- Rispettiamo le sentenze e rispettiamo le istituzioni. Con la massima pacatezza e con tutto il riguardo, però, non possiamo rinunciare a dire ciò che pensiamo e a esprimere le nostra perplessità. Prima di tutto, devo rimarcare che la Corte costituzionale è intervenuta in assenza di una legge tale da colmare un vuoto intepretativo che prosegue ormai da 15 anni. La verità è che oggi una legge che dica chiaramente cosa fare quando nel corso di una intercettazione legittima e autorizzata sulla linea di un privato cittadino viene intercettato anche chi, come il Presidente della Repubblica, non può essere soggetto a intercettazione, in Italia non c’è. Noi dell’Italia dei Valori ci impegniamo pertanto e presentare un progetto di legge, così che sarà il Parlamento sovrano a dissipare una ambiguità che dura da 15 anni. Se la politica lo avesse fatto prima, come era suo dovere, non si sarebbe prodotto questo incidente”.

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