TRASPORTI/ Se Berlusconi e Monti considerano i pendolari cittadini di serie B…

Viaggiare in treno è un calvario, si sa. Ma la sfacciata indifferenza politica con Berlusconi prima, e con Monti ora, declassa senza nessun imbarazzo i 2 milioni e 903 mila quotidiani pendolari come cittadini di serie ‘B’. Nel 2011 il governo Berlusconi, solo per quell’anno, ridusse le risorse per le ferrovie di quasi il 51 percento. Con Monti la musica non è cambiata: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera nel Decreto Sviluppo ha inserito nuovi finanziamenti da destinare, non alle ferrovie – come dovrebbe essere, ma alle autostrade. Legambiente denuncia una situazione ormai insostenibile per i cittadini ed un sistema ferroviario da ‘preistoria’.

 

di Maria Cristina Giovannitti

trenitalia_trasporti_monti_pendolariLa situazione dei treni, in Italia, è da ‘preistoria’, denuncia Legambiente nel rapporto ‘Pendolaria 2012’. Una situazione al limite della sostenibilità per tutti i pendolari quotidiani: 2 milioni e 903 mila viaggiatori – studenti e lavoratori– che ogni giorno usano i treni per spostarsi.


I DATI – I 2 milioni e 903 mila pendolari si spostano sulle tratte più frequentante ed anch’esse in condizioni precarie: 90 mila sono i viaggiatori della Roma S.Paolo –Ostia; 75 mila si spostano da Roma Nord-Viterbo; 60 mila pendolari tra Napoli-Torregaveta; 58 mila si muovono su Milano-Lodi; 45 mila persone tra Milano e Chiasso e 30 mila cittadini viaggiano ogni giorno da Padova a Venezia. Non solo numeri ma migliaia di persone che, oltre ad aver subito l’aumento degli abbonamenti, sono costantemente soggetti a disservizi di ogni genere. Inoltre quest’ultimo anno è stato davvero drammatico: il numero dei pendolari è aumentato nel 2012, rispetto ai 2 milioni e 42 mila del 2008 e in proporzione sono cresciuti anche i tagli, la soppressione delle corse e del personale di competenza, l’aumento del costo dei biglietti, la carenza delle linee ferroviarie, la scarsa igiene e manutenzione dei treni. Tutto è aumentato, ovviamente in negativo.

Ad eccezione della provincia di Bolzano che ha investito nella ferrovia circa il 2,4 percento delle risorse economiche, la situazione delle regioni italiane è catastrofica: in media si è utilizzato solo l’1 percento dei soldi regionali per i treni. Condizioni peggiori in Veneto, Lombardia, Lazio e Campania, lì dove le amministrazioni regionali hanno destinato ai servizi ferroviari –e quindi ai pendolari, solo lo 0,3 percento del denaro pubblico. In Lombardia, dove ben 670 mila persone usano costantemente i treni, la Regione ha stanziato solo lo 0,5 percento dei fondi a disposizione. Una situazione al collasso, questa dei treni e dei loro disservizi, favorita anche da mal governi.

 

POLITICA – Tutte le manovre politiche lasciano pensare con certezza che i pendolari siano ritenuti cittadini di serie ‘B’. Già con il governo Berlusconi ci fu una riduzione dei fondi alle ferrovie, seppur il numero dei viaggiatori aumentava di anno in anno: nel triennio 2010-2012 i tagli finanziari sono stati del 22 percento rispetto al 2007-2009. Solo nel 2011 Berlusconi ridusse del 50,7 percento il denaro destinato alle ferrovie. Un disastro berlusconiano ereditato dal premier Monti che, appena insediato, ha avuto il merito di destinare con le riforme almeno 400 milioni di euro, visto il deficit di 800 milioni di euro. Questo l’unico merito di Monti che ha continuato con la politica falli-monti dei tagli, arrivando alla situazione attuale.

Nel Decreto Salva Sviluppo, il ministro dei Trasporti Corrado Passera ha inserito altro denaro da destinare alle grandi opere, imposte fino al 50 percento del valore dell’opera a valere su IRES e IRAP. Ciò vuol dire che al primo posto per queste grandi opere, la priorità dei soldi andrà alle autostrade. Una nuova furbata per Legambiente, perché questo sarà l’ennesimo spreco di soldi pubblici per opere o che non servono, o che non sono prioritarie, come invece lo è la situazione delle ferrovie.  La beffa è che questi finanziamenti serviranno per altri cantieri a cielo aperto, che resteranno di sicuro incompleti: serviranno altri soldi –pubblici, ovviamente– che i concessionari autostradali chiederanno al ministro dei trasporti per concludere i lavori.

Insomma i soldi volendo ci sono ma vengono indirizzati in modo sbagliato: si continua ad investire nei trasporti su gomma –corrisponde al 90 percento degli scambi in Italia- senza considerare che, puntare sul commercio ferroviario, favorirebbe anche l’ambiente attraverso la riduzione di gas inquinanti come l’anidride carbonica.

Eppure Monti-Passera, come già Berlusconi, fanno orecchie da mercante e nel 2012 il ministro dei trasporti ha destinato la faraonica cifra di quasi 60 mila euro alle autostrade (59,915 euro), solo 12 mila euro alle ferrovie (12,519 euro) e 12 mila alle metropolitane (12,094 euro).

Nuovo falli-Monti è stata l’incapacità del premier di far partire l’Autority dei Trasporti –un organo in grado di poter vigilare sulla attuale e preistorica situazione dei treni- per la quale ancora si attende la nomina dei componenti. Treni vecchi, sporchi, in continuo ritardo e corse soppresse senza avvisare; sistema di collegamenti arretrato e precario a quanto pare la situazione è quasi al collasso.

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