Testamento biologico e caso Englaro: facciamo il punto.

Testamento biologico in Italia e caso Englaro, dal ddl Calabrò alle dichiarazioni di Monsignor Angelo Bagnasco fino al pensiero di Papa Ratzinger.

Testamento biologico  in Italia e caso Englaro, dal ddl Calabrò alle dichiarazioni di  Monsignor Angelo Bagnasco fino al pensiero di Papa Ratzinger.…una pluralità di valori e posizioni anche estremamente diverse tra loro e debba garantire lo stesso rispetto sia a chi ritiene che sia nel proprio interesse essere tenuto in vita artificialmente il più a lungo possibile, sia a chi ritiene che sia assolutamente contrario ai propri convincimenti sopravvivere mediante un sondino naso-gastrico in una condizione di vita priva della percezione del mondo esterno. Cioè una non vita.

Ebbene pare che sia proprio sull’articolo 3 (<<Alimentazione e idratazione artificiali sono da considerarsi forme di sostegno vitale e non possono mai essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento») della legge all’esame della Commissione Affari sociali alla Camera dei Deputati, che si sia arenata la discussione. Chissà quando, a questo punto, si avrà il passaggio in aula a Montecitorio. Conoscendo i nostri politici tale evento non si annuncia né facile né rapido.

La questione certamente molto complessa dal punto di vista etico, morale e, in ultima istanza, politico potrebbe essere affrontata, oltre che con il buon senso, partendo dal rispetto della Costituzione (quella sconosciuta). Alle volte basta aprirla.

Scoprirebbero così che il principio del consenso informato che esprime una scelta di valore nel modo di concepire il rapporto tra medico e paziente, ha un sicuro fondamento nelle norme della Costituzione: nell’art. 2, che tutela e promuove i diritti fondamentali della persona umana, della sua identità e dignità; nell’art. 13, che proclama l’inviolabilità della libertà personale, nella quale “è postulata la sfera di esplicazione del potere della persona di disporre del proprio corpo” (Corte cost., sentenza n. 471 del 1990); e nell’art. 32 che prevede a chiare lettere che<<nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario.. se non per disposizioni di legge>>. Chiariamo subito che quel “disposizioni di legge” vale nel caso in cui si diventi un pericolo pubblico. E sfido chiunque a dimostrare la pericolosità di chi si trova in una condizione di non vita, tanto da dovergli imporre di essere intubato per eliminarla.

Il ddl Calabrò è dunque, indiscutibilmente, il furto della volontà individuale e la negazione del principio di autodeterminazione dell’individuo, dell’inalienabile diritto ad essere ciascuno il solo padrone della sua vita: in ogni sua fase e momento. Anche quello, ultimo, della morte.

Ma quali sono le ragioni per cui è così difficile capire questo?

Una risposta possibile, tra le tante che si potrebbero trovare, me la sono data anche io: l’Italia quando deve legiferare su questioni cosi “sensibili” deve fare i conti con Santa Romana Chiesa.

Con le sue volontà. Con il suo ingiustificato e medievale oscurantismo. Ed anche la sua totale incoerenza. Come è possibile accettare le dichiarazioni che Mons. Bagnasco e molti vescovi fecero nel febbraio scorso, in relazione al caso di Eluana Englaro, parlando di “mani assassine”? Perché in molte nazioni dove esiste la pena capitale la Chiesa non è altrettanto drastica nella condanna e nella difesa della vita umana? Perché non spende una sola parola, né parla di “mani assassine” per i massacri di civili che quotidianamente si verificano in Iraq o Gaza?

Possibile che di fronte alle “super potenze”, il Vaticano e il Papa si limitino alla preghiera? Perché anche in quel caso non fa sentire forte la sua voce ed il suo monito di accusa? Occorre che si ricordi agli inquilini di San Pietro che nella cultura cristiana, la loro cultura, la morte è addirittura definita “il giorno della nascita” alla vera vita? Anche papa Wojtyla rifiutò terapie ormai inutili.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al capitolo “Il rispetto per la vita umana”, recita testualmente: “L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all‘“accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”.

Il testo fu redatto (udite, udite) dall’allora cardinale Ratzinger. Qualcuno ha il coraggio di ricordarglielo?

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