Test Invalsi, uno spreco da 14 milioni all’anno. I risultati? Molto scarsi.

Iniziano oggi, nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, gli ormai tristemente famosi test Invalsi. Le date principali sono raggruppate nei giorni 7, 10 e 14 maggio ma c’è anche chi li sosterrà dopo con date fino al 20 maggio. Il costo? Quattordici milioni di euro, a fronte di risultati piuttosto scadenti.

 

di Viviana Pizzi

test-invalsi_2013Che cos’è l’Invalsi? Si tratta di una prova standardizzata somministrata dall’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione agli studenti dei diversi ordini e gradi di scuola. E’ l’esatto opposto della valutazione formativa realizzata tutti i giorni in classe e i suoi obiettivi restano la valutazione degli apprendimenti in italiano e matematica della prima e della terza classe delle scuole medie e della seconda delle superiori.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di fornire alle scuole uno strumento di diagnosi per migliorare il proprio lavoro, ma molti docenti non sembrano essere d’accordo perché, a loro parere, svilisce quell’insegnamento personale che ogni scuola può adottare nei confronti dei propri studenti favorendo magari la territorialità.

Questo lo svolgimento delle prove: per la prima media il test si articola in due  scritti, uno di matematica e uno di italiano, della durata di 75 minuti ciascuna, e di un questionario studente, somministrati nella stessa mattinata. Le domande prevedono sia risposte a scelta multipla, sia a risposta aperta univoca. Per la terza media il test corrisponde alla prova nazionale nell’ambito dell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo ed è effettuato con la stessa modalità di quelli della prima media.

Per le seconde superiori il test è  allo stesso tempo di una prova di italiano e una di matematica, più un questionario studente. La differenza con la media? Gli studenti hanno 90 minuti tempo per completare ciascuna prova; per il questionario è concesso un tempo massimo di 30 minuti.

Sugli esiti delle prove gli insegnanti di riferimento stileranno una  relazione valutativa al fine di individuare eventuali lacune dell’attività  didattica e di indicare azioni di intervento e di sostegno al processo formativo.

LA PROTESTA DEGLI INSEGNANTI E GLI SPRECHI PER ORGANIZZARE LA PROVA

La modalità di prova è partita già tre anni fa. E in questo tempo ci sono state molte proteste contro un test uguale per tutta Italia che svilisce la preparazione locale.  Quest’anno i docenti minacciano anche uno sciopero di massa per cercare di bloccare il reale svolgimento dell’esame. Anche perché il test Invalsi costa circa 14 milioni di euro all’anno.

E’ tutto scritto, nero su bianco, su una tabella di previsione di spesa fatta circolare proprio dall’istituto che somministra i test. Il quale ha studiato un piano di dieci punti per migliorare l’efficacia delle prove. Ad ogni voce del “Fondo ordinario degli enti di ricerca” corrisponde una spesa da applicare nel triennio che parte nel 2013 e termina nel 2015.

Il primo obiettivo da raggiungere è infatti quello delle rilevazioni nazionali universali. Il costo complessivo di questa operazione è di 4.200.000 euro. Per quelle campionarie, che corrispondono al secondo punto, si prevede invece una spesa di 950mila euro.

esame_invalsi_2013Terzo risultato che l’Istituto si propone sono le rilevazioni internazionali per le quali dovranno essere investiti 2.100.000 euro. Per il collegamento tra l’ultimo e il primo obiettivo verranno spesi altri 410mila euro.

Altri 150mila euro saranno invece  sborsati per la somministrazione automatica delle prove mentre 50mila per il rafforzamento del sistema di restituzione dei risultati ottenuti da ogni singola scuola.

Per migliorare la prova invalsi è stato previsto anche un supporto esterno alla valutazione degli esami che costerà 1.400.000 euro. Ai quali vanno sommati altri 50mila per l’identificazione delle aree critiche del sistema educativo e delle istituzioni scolastiche in condizioni di maggiore difficoltà. Più 50 mila per il supporto alle sperimentazioni didattiche e organizzative. Ogni istituto va rafforzato tecnologicamente per rispondere meglio all’istituto invalsi e per questo occorrono altri 250mila euro.

Il piatto forte viene ora perché 4.290.000 euro verranno impiegati per le spese correnti nelle quali sono compresi organi, personale, acquisto beni e servizi. Ai quali si aggiungono gli ultimi 100mila euro per le spese in conto capitale. Si tratta insomma di 14 milioni di euro per un esame che la maggior parte dei docenti ritiene inutile e dispendioso.

CON GLI STESSI SOLDI SI POTEVA RISOLVERE IL PROBLEMA DELLE CLASSI POLLAIO

I docenti ne sono altamente convinti e lo dicono a gran voce. Se i 14 milioni di euro che verranno spesi per migliorare le prove Invalsi fossero spesi per creare altri posti di lavoro, le classi pollaio potrebbero essere sfoltite e insegnare meglio riducendo il rapporto tra docente e numero degli studenti.

Una supplenza dall’1 al 30 del mese su una classe a diciotto ore alla settimana costa allo Stato 1100 euro. Lo stipendio massimo di un docente può arrivare a 1500 euro al mese se si può stare in classe fino a 24 ore.

Un calcolo annuo sulla media di questi stipendi (tredicesima compresa se si tratta di un insegnante di ruolo)  è di 1300 euro. Annualmente percepisce un compenso pari a 16900 euro.

Ora considerando i 14milioni di euro e dividendoli per la somma percepita mediamente dai docenti si arriva facilmente al dato che con gli stessi soldi si potrebbero assumere in media 828 insegnanti in più da distribuire sull’intero territorio nazionale.

Maria_Chiara_CarrozzaDividendo questo numero in cattedre di diversi insegnamenti sarebbe possibile ridurre le classi pollaio. In una scuola media inferiore infatti con un docente di lettere, uno di matematica, due di lingue più quattro tra educazione tecnica, artistica, musicale e fisica si arriva a coprire un organico di otto insegnanti per classi. Con 828 docenti in più sarebbe possibile avere in tutto il territorio nazionale 103 in più, con la conseguente riduzione del numero di studenti in ogni singola aula. Tutto questo significherebbe che un insegnante, seguendo meno alunni, potrebbe certamente offrire loro una formazione migliore. Tutte richieste che i precari gireranno al nuovo ministro Maria Chiara Carrozza.

Cambierà qualcosa con il Rettore esperto di robotica? Gli insegnanti precari e anche quelli che un posto di lavoro ce l’hanno già ci sperano vivamente.

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