TERZA REPUBBLICA/ L’invisibile marciume del Pd. E scoppia l’ennesimo scandalo corruzione

Partito Democratico pulito? Una chimera, stando alle ultime notizie apparse in questi giorni sulla stampa locale e nazionale. Nonostante il segretario Pierluigi Bersani mostri disprezzo per i reati contro la pubblica amministrazione e candidi il magistrato Piero Grasso, i guai dei suoi iscritti non sono certo terminati con la vittoria alle parlamentarie di quasi tutti i candidati indagati. Ecco infatti scoppiare l’ennesimo scandalo corruzione, quello del consigliere arrestato a Pomezia.

 

di Viviana Pizzi

L’ARRESTO AL COMUNE DI POMEZIA

L’ultimo scandalo riguarda il Comune di Pomezia dove il capogruppo del Pd, Fabio Mirimich è finito nell’ultimo mese del 2012 agli arresti domiciliari per corruzione. Con lui anche un dipendente del settore urbanistica e il geometra comunale insieme a un imprenditore romano.

Si tratta di una vicenda che ruota intorno a un terreno comunale di proprietà di un imprenditore romano destinata dal Comune ad area di verde pubblico. Il titolare del terreno, Francesco Iovine, aveva presentato invece un progetto per costruire una palazzina residenziale.

Che legami ha con la vicenda il consigliere piddino finito in manette? Semplici. Avrebbe favorito l’approvazione del progetto in cambio di un lavoro da svolgere in qualità di architetto e incassare per la sua opera una cifra da 30 mila euro.

A supporto dell’inchiesta della Guardia di Finanza due lettere nelle quali l’imprenditore attribuiva al consigliere architetto l’incarico di consulente fissando per questo il compenso.


I PRECEDENTI DEI PIDDINI NEL COMUNE LAZIALE

Bersanio-zombieIl fatto non è arrivato agli onori della cronaca nazionale perché forse giudicato troppo localistico al pari dell’inserimento di due condannati nella commissione dei garanti del Pd alle elezioni parlamentarie del Piemonte.

Questo arresto però non è altro che l’ennesima grana giudiziaria per l’amministrazione della giunta piddina del sindaco De Fusco. A febbraio del 2012 infatti con l’accusa di concussione finì in manette anche il consigliere Pd Renzo Antonini. A maggio ci fu un’indagine per lottizzazione abusiva che vide coinvolti anche due ex consiglieri e due funzionari.

A nessuno di questi però è stato chiesto di fare un passo indietro e presentare le dimissioni dal partito democratico. Dove ormai si pensa con la stessa testa degli altri partiti politici tradizionali nonostante Pierluigi Bersani faccia di tutto per far apparire il suo partito come uno dei più puliti del panorama politico italiano.

 

IL MARCIO C’È MA È POCO VISIBILE

Le notizie che hanno riguardato il comune laziale sebbene non freschissime di 2013 non avevano sfondato il muro dei giornali locali al pari di quanto accade quando a finire in manette sono politici di altri partiti. Questo avviene soprattutto perché nella lottizzazione dell’informazione anche il Partito Democratico ha la sua bella fetta di controllo che parte dalla testata giornalistica del Tg3 per finire ai quotidiani di ispirazione piddina come ad esempio il gruppo De Benedetti e l’Unità.

Poco risalto è stato dato da queste testate anche alla rielezione tramite le parlamentarie del Pd di personaggi come il siciliano Francantonio Genovese che addirittura ha triplicato le preferenze rispetto al secondo eletto delle parlamentarie della provincia di Messina. Insieme a lui sono stati rieletti anche Antonio Papania a Trapani, Giovanni Lolli all’Aquila e Andrea Rigoni a Massa Carrara.

Il tutto è comunque passato sotto il silenzio della maggior parte dei quotidiani nazionali che hanno preferito mascherare questo lato del Partito Democratico nascondendolo sotto la vittoria della sportiva Josefa Idem a Ravenna e ancora di più dietro la candidatura del magistrato antimafia Piero Grasso. Volendo dare la dimostrazione di un partito pulito quando in realtà si nascondono dietro di esso scandali e arresti al pari di quanto avviene anche nei partiti più conosciuti per inchieste di questo genere (Pdl e Udc)

 

LA STRANA ALLEANZA SICILIANA

Non dobbiamo però dimenticare che il Pd siciliano a suo dire non ha commesso errori. Con la candidatura di Rosario Crocetta ha anche appoggiato però l’Udc di Totò Cuffaro permettendo con il proprio nome di candidare persone impresentabili all’assemblea regionale siciliana. Tutto questo prima della scelta come candidati alle parlamentarie di Papania e Genovese.

Infatti nella maggioranza di Crocetta c’è anche l’indagato in quota Udc Marco Forzese che deve rispondere di assunzioni facili al Comune di Catania. Il piddino Crocetta aveva detto sì anche alle candidature degli udiccini Pippo Nicotra, Gianni Pompeo, Nino Dino, Giacomo Scala, Elio Galvano e Salvatore Termine.

Purtroppo non è tutto: nel trapanese, stesso territorio dove verrà candidato Papania alle regionali siciliane era stato candidato anche l’ex sindaco di Alcamo Giacomo Scala indagato per abuso d’ufficio. In quel caso però gli elettori hanno dato torto al partito di Bersani non eleggendo questo indagato. In quota lista civica per “Crocetta presidente” anche Giovanni di Giacinto ex Grande Sud anch’esso bocciato dagli elettori.

Cosa è successo in Sicilia? Il partito democratico anche lì ha nascosto il marcio che ha appoggiato. E lo ha fatto proprio con l’elezione del presidente dell’Assemblea Regionale Crocetta conosciuto anche come il sindaco antimafia di Gela. Che non sembra altro che la versione siciliana di quel Piero Grasso che ora verrà candidato alle elezioni politiche.

I siciliani però ci hanno visto lungo utilizzando la tattica del voto disgiunto. E hanno scelto Crocetta sì e gli indagati no. In Italia però col porcellum e con la legge elettorale esistente non si può fare e gli indagati, che tranne Giovanni Lolli sono tutti al primo posto rischiano di entrare di nuovo nel parlamento italiano senza colpo ferire. Nella totale indifferenza di Pier Luigi Bersani che non solo non li ha espulsi dal partito ma ne ha anche accettato la candidatura alle primarie del 29 e 30 dicembre.

 

IL PD E IL CASO PIEMONTE

Ad escludere i candidati indagati dovrebbero essere anche i garanti. Come è possibile che accada se anche loro hanno avuto problemi con la giustizia?

È il caso dei piemontesi Caterina Romeo e Giancarlo Quagliotti. Di cosa si sono macchiati lo ricordiamo in poche battute. La donna ha subito una condanna in primo grado, a un anno e quattro mesi di reclusione per violazione alla legge elettorale.

La sua condanna è stata emessa per aver convalidato una dozzina di firme false che erano state apposte in calce alla liste “Consumatori per Fassino” alle comunali 2011 di Torino.

L’uomo invece, da dirigente del Pci si fece coinvolgere nello scandalo tangenti sia nell’ondata del 1983 che in quelle del 1993, quando fu condannato per le tangenti che la Fiat aveva pagato al Pds.

Cosa ha fatto il Pd? Li ha regolarmente inseriti nella Commissione di Garanzia per il corretto svolgimento delle primarie giudicando queste condanne “irrilevanti” al fine della competizione che si apprestavano a controllare.

 

IL PD E IL CASO LUSI

Il quadro che ne viene fuori è il seguente: un partito (il Pd) che si traveste da onesto ma in realtà ha gli stessi problemi della restante classe politica italiana. Bersani però, al contrario di altri leader politici che hanno avuto anche il coraggio di fare il loro mea culpa, continua a sostenere che le sue liste sono pulite cercando di coprire, attraverso la stampa amica, ciò che avviene su tutto il territorio nazionale.

Non bisogna infatti dimenticarsi della vicenda di Luigi Lusi, eletto in parlamento con il partito democratico dal 2008 al 2012 arrestato e fatto passare “innocentemente” dalla stampa come “Senatore della Margherita” dopo che il partito di Rutelli era stato ampiamente sciolto. Un modo come un altro per nascondere i propri sbagli. In Italia però c’è anche chi ha il coraggio di informarsi e vedere in realtà cosa si nasconde dietro la facciata. In quanti lo faranno lo sapremo il 25 febbraio alla fine dei risultati elettorali.

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