TERREMOTO EMILIA/ È allarme sociale: danni per oltre cinque miliardi di euro

Una stima precisa dei danni casa per casa, azienda per azienda non è stata ancora ufficialmente stilata ma dovrebbe aggirarsi intorno ai cinque miliardi di euro. Certo si tratta solo di una stima ma è riferita a 28 comuni situati tra le province di Modena. Ferrara, Bologna e Reggio Emilia. Quelli più vicini agli epicentri delle ormai migliaia di scosse sismiche che stanno letteralmente cambiando la morfologia di un territorio che prima di oggi era stato definito a basso rischio sismico.

di Viviana Pizzi

parmigiano-terremoto-emiliaSi tratta di un pezzo geografico dove oltre 8mila imprese manifatturiere, che salgono a 70mila se si includono agricoltura, edilizia, commercio e servizi per 270mila addetti,  generano un Pil che vale circa l’1% del totale nazionale.

Il dramma nel dramma è proprio il lavoro. Persone con le case inagibili si ritrovano anche senza lavoro. Dalle prime stime della Cgil Emilia Romagna sono 3500 le aziende crollate o inagibili. Da martedì scorso, sono saliti a 20mila i lavoratori rimasti a casa

È la filiera agroalimentare quella che ha subito il maggior numero di danni. La Coldiretti  ha calcolato circa 500 milioni di danni diretti solo in Emilia senza tener conto della bassa Lombardia e del Basso Veneto che hanno subito anch’esse lesioni ai capannoni industriali. Il distretto del biomedicale è praticamente raso al suolo. Molto facile quindi supporre che i 400 milioni di danni riportati la settimana scorsa siano schizzati ben oltre i 500 milioni di euro.

Il settore più in crisi resta quello del made in Italy. L’allarme viene dalle numerosissime forme di Parmigiano Reggiano lesionate. Tra quelle salvabili  e quelle andate distrutte si parla di un totale economico che ammonta sui duecento milioni di euro. Al momento risultano a terra oltre 260.000 forme che si aggiungono alle 100.000 cadute a seguito del sisma di domenica 20 per un danno complessivo, tra forme e strutture, di circa 70 milioni di euro”. Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, annuncia così il provvedimento deciso dal Consiglio di amministrazione del prodotto Dop più consumato del mondo, dopo il nuovo terremoto di ieri.

Per i nostri 9 caseifici e ai 4 magazzini colpiti duramente da questa sciagura – prosegue Berni – e’ stata decisa la sospensione dei pagamenti delle rate consortili e le forme distrutte saranno considerate come mai prodotte. Il formaggio danneggiato andrà  nelle celle frigo per essere destinato alla fusione con un intervento auspicabile della Comunità europea per gli indigenti”.

Grana Padano e Parmigiano Reggiano sono veri fiori all’occhiello del made in Italy . Secondo la Coldiretti in soli due giorni è stato colpito il 10% della produzione annua di due dei formaggi più popolari e diffusi e la metà di questo 10% viene considerata non più recuperabile in alcun modo.

A 100 metri dall’Emotronic a Medolla nell’azienda di Mauro Galavotti sono crollati i magazzini di fieno con impianto fotovoltaico, i centri aziendali sono lesionati e c’è bisogno di container per le persone e gli animali nella stalla dove ci sono le mucche che producono latte per il Parmigiano Reggiano. A Mirandola nella stalla di Davide Pinchelli che si trova a 150 metri dell’industria Bbg, dove purtroppo ci sono state vittime, sono crollati i centri aziendali. Nel Mantovano il sisma – secondo la Coldiretti – non ha risparmiato gli agriturismi: allo “Zibramonda” di Quistello ci sono fratture nel tetto e sui muri e la struttura è fuori uso.

Il terremoto, con il fenomeno della liquefazione dei terreni ha provocato anche un pericoloso rischio idrogeologico nei territori colpiti con danni dagli impianti idraulici e frane in alcuni alvei che pregiudicano il regolare deflusso delle acque. Una prima conseguenza di questi danni molto gravi è la sospensione del servizio irriguo per un’area della provincia modenese di 26mila ettari che va da Novi di Modena a Carpi, Campogalliano e Soliera.

Il 20 per cento degli allevamenti colpiti non ha un’adeguata fornitura di cibo per gli animali a causa del crollo dei magazzini con fieno e foraggi, mentre in alcune stalle si attende la messa in sicurezza delle mucche che, scioccate dal sisma, si nascondono e passano intere notti insonni.

Danni ingenti anche per le  aziende vitivinicole che più hanno subito gli effetti del sisma. La maggior parte di esse si trovano nell’area di San Prospero e di Carpi, nella bassa Modenese, dove alcune cantine hanno sofferto problemi strutturali, danneggiamento di alcuni impianti e la rottura di bottiglie, mentre nessun danno è stato riferito riguardo ai vigneti. le perdite di prodotto e i danni economici sono dunque limitati rispetto a quelli registrati da altri settori dell’agroalimentare, anche in virtù del fatto che i vini di questa terra, i Lambruschi, non necessitano di affinamento in recipienti in legno. Quanto ad un altro derivato dell’uva, come l’aceto balsamico tradizionale è stato proprio lo spostamento delle cerchiature metalliche che tengono insieme le doghe delle batterie a causare la perdita di prezioso prodotto generando danni per circa 15 milioni di euro.

Anche il settore metalmeccanico ha subito uno stop non indifferente. Fermo totalmente il settore Fiat del motore 8 valvole. Sono più di 5mila i lavoratori fermi mentre si aggirano sui 100-110 milioni i danni sia nel settore ceramico che nel tessile. Un totale di 3.210 milioni di euro di danni.

Ma nonostante tutto gli imprenditori non si perdono d’animo e continuano ad andare avanti. Questa che abbiamo appena descritto non è altro che una vera e propria ecatombe. C’è chi si sarebbe già arreso chiedendo aiuto allo Stato. Tutti ,ma non gli imprenditori emiliani i quali hanno sottolineato che farlo significherebbe ammettere il fallimento e la necessità della chiusura delle attività gli imprenditori in difficoltà. «Un centinaio di associati sono stati costretti a interrompere l’attività, ma non basta a farli cadere –  ha detto Giovanni Messori, direttore Confindustria Modena – se sono arrabbiati non è per la mala sorte, ma perché hanno già l’impresa edile pronta per i lavori di ripristino, ma non arriva la protezione civile o l’ingegnere strutturista per il via libera».

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